>CAPITOLO 5 < BLOODY FACEBOOK

Bloody FacebookChapter 5

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Federico entrò nel locale Lap Dance Sensation di Sesto San Giovanni.
Prima di uscire di casa, decise di cancellare il gruppo Facebook “Cigno bianco” di cui lui era l’unico amministratore. Dato che non aveva avuto più notizie di Alina, dato che aveva sentito al notiziario in TV dell’uccisione di una ragazza dell’est e per ultima la telefonata ambigua dei Carabinieri, decise di tenersi fuori da ambienti che potevano eventualmente metterlo nei guai. Pensò anche, addirittura, di cancellare definitivamente il suo profilo privato, ma poi cambiò idea perché, effettivamente, poteva decisamente destare sospetti, visto che molto probabilmente la sua presenza nella Caserma dei Carabinieri di Monza aveva a che fare con Alina. Il ragazzo si augurò che, se così fosse, lei era coinvolta in affari sporchi della malavita, ma non uccisa.
Comunque Federico aveva proprio voglia di sfogarsi e divertirsi ed era carico a pallettoni per le aspettative dell’invito della Brasiliana. Ma ad eccitarlo ancora di più, contribuì la canzone “Eyes Without a Face” di Billy Idol, suonata in sottofondo. Arrivò al bancone del bar e appurò subito che fra le tre ragazze a servire non c’era Rebeca. Approfittò quindi della consumazione omaggio ordinando un cocktail bourbon lime. Tenendo in mano il bicchiere si guardò intorno alla ricerca della bionda. Trovò l’ambiente molto eccitante. Una musica ritmata, tipica da lap dance, iniziò a pervadere il locale e tre ragazze salirono su una grande pedana con infissi lunghi pali di metallo. Finalmente riconobbe, in una delle tre, Rebeca, e constatò quanto fosse meravigliosa. Le si avvicinò sedendosi a un tavolino libero.

Mentre Rebeca si esibiva in movimenti arrapanti, Federico era ormai all’apice dell’eccitazione. Quello show così sensuale, impreziosito da sorrisi luminosi come il sole d’estate, era chiaramente rivolto solo a lui. Non appena terminò l’esibizione, Rebeca si sedette vicinissimo a Federico e ordinò un cocktail  alla frutta.


-Ciao Tesoro, come stai?-chiese la ragazza.
-Benissimo cara, ora che sono qui con te come potrei stare meglio-»
-Ti è piaciuta la sorpresa per ringraziarti del favore?-
– Come no, sei stata molto carina.-
– Dimmi un po’ Federico, ma come mai ti chiami Bond?-


-Ho il cognome di mia madre Elisabetta che è londinese. Trentadue anni fa venne per una vacanza studio in Italia, a Firenze  ed ebbe una breve storia d’amore con un russo, rimase incinta ma lui l’abbandonò. Non ho mai voluto sapere chi fosse il mio vero padre e lei ha sempre rispettato il mio volere. Rimanemmo a vivere in Italia, trascorrendo anche lunghi periodi di soggiorno a Londra, finché mia madre non si mise insieme a un italiano, Matteo Fossati di Monza, anche lui studente, che conobbe a Firenze. Si sposarono dopo neanche un anno di fidanzamento. Matteo non si lasciò sfuggire l’occasione: mia madre è bellissima e anche molto intelligente. Per anni vissero in Italia con me fino a quando non mi diplomai. Gestivano insieme un’agenzia di assicurazioni che faceva capo a un famoso gruppo britannico. Poi si trasferirono definitivamente a Londra, continuando la stessa attività. Io mi mantengo lavorando in proprio come sviluppatore di programmi informatici, insieme a un mio carissimo amico. Ma raccontami di te ora.-


Rebeca non disse molto di sé e, con un giro di parole, liquidò il discorso con una battuta:
-Volevo fare come Belen Martinez, sfondare nel mondo dello spettacolo, ma si vede che l’ho data via alla persona sbagliata, ah!ah!ah!-
Fece una risata talmente simpatica e coinvolgente, mostrando denti bianchissimi, tanto che l’eccitazione di Federico aumentò oltre il limite del limite. Poi Rebeca gli sussurrò all’orecchio di avere in serbo un altro regalo, un’altra sorpresa; così  si alzò e gli chiese di seguirla. Mentre camminarono verso una porta adiacente al bancone, Federico ammirò estasiato il suo bellissimo posteriore: sembrava un bambino che avesse visto l’aurora per la prima volta in vita sua. Entrarono in un privé  e a Federico sembrò di rivivere le  prime pulsioni sessuali della sua adolescenza.

Era una mattinata uggiosa. La nebbia era talmente fitta che ovattava tutti i rumori e talmente densa che sembrava comprimere i vetri della finestra dell’ufficio del colonnello Lo Presti. La squadra investigativa era presente al completo. Cominciò a esporre la sua relazione il consulente investigativo Antonio Garbin. Ma egli, pensando al tentativo fallito, avvenuto pochi minuti prima alla macchinetta del caffè, di “agganciare” Matilde, pronunciò parole  con tono molto abbacchiato:


-Il mio team sta già pedinando Romeo Cosentino, in modo da poter verificare i suoi movimenti prima dell’interrogatorio imminente. Stiamo anche verificando il posizionamento delle sue celle telefoniche nel periodo antecedente al delitto.-
-Dottoressa Viganò ha il rapporto preliminare dell’autopsia?- chiese Lo Presti. «Si, confermo che la vittima non ha subito violenze sessuali e, sicuramente, è stata senza mangiare per almeno una settimana.-
Intervenne il capo RIS che disse :
-Quindi, possiamo asserire con la massima certezza che Alina sia stata sequestrata e poi portata nell’appartamento in Via Statuto per essere assassinata. I miei tecnici hanno rilevato che la porta è stata forzata. L’assassino sapeva che l’immobile era in vendita e pertanto disabitato. Logicamente la vittima è stata portata lì in tarda serata, quando l’agenzia non porta i potenziali acquirenti a visionarlo.-
Intervenne ancora il detective Garbin con tono però meno abbacchiato:


-Domani procederemo agli interrogatori di tutti i residenti del palazzo.-
-Quindi, dottoressa Vergani, è plausibile che l’assassino possa essere Romeo Cosentino?- chiese ancora Lo Presti.
-È evidentemente il primo sospettato, ma non è un’azione comportamentale criminosa riconducibile a un delitto di gelosia, direi piuttosto trattarsi di gesto punitivo, anche se l’omicidio può essere stato eseguito da un killer assoldato da lui. Dal modus operandi, come già accennato dal dottor Longobucco, confermo che molto probabilmente siamo di fronte a un omicidio di vendetta. Parlerei di vendetta di tipo trasversale e, a questo punto, ci sarà da allargare l’indagine verso le cosche rivali dei Cosentino. Comunque non escluderei nessuna ipotesi.-

Mentre terminò di parlare, Matilde lanciò uno sguardo languido verso Longobucco che contraccambiò; Antonio Garbin, accortosi di quello scambio di sguardi maliziosi, rosicò come un castoro.
-Bene signori- concluse Lo Presti:
-Il maresciallo Iannone inizierà gli interrogatori lunedì. Buona giornata a tutti quanti e buon week end.-
La squadra si dileguò e questa volta Matilde non lasciò nessun biglietto a Salvatore perché lui sapeva già dove trovarla.

Era sempre mattino e dall’oscurità di un’abitazione si sentiva una voce profonda e decisa che contava:

Centouno, centodue, centotré, centoquattro…


-Scusami padre…-


– Ciao Adrian… centocinque, centosei… dimmi che c’è? Non preoccuparti, dimmi, che intanto io continuo comunque… centonove, centodieci, centoundici…-


Atropo stava facendo le solite duecento trazioni mattutine, alla sbarra, nel grande locale adibito a palestra.


-Mi sono permesso di venire a casa tua per avvertirti che abbiamo intercettato una chiamata dei Carabinieri al cellulare di tuo figlio Federico.-
-E si, immaginavo… centoquattordici, centoquindici, centosedici… Lui aveva conosciuto Alina proprio tramite mia figlia Agata. Sicuramente l’avranno convocato come persona informata dei fatti.-
-Inoltre ha cancellato il Gruppo Facebook “Cigno bianco” da lui creato. Alina era un membro del gruppo. Ha fatto una mossa sbagliata, così facendo alimenterebbe dei sospetti ai suoi danni.-
Atropo annuì, con la testa, all’ultima affermazione del suo fedele aiutante, continuando a fare le trazioni.
-Ma non è ormai giunto il momento propizio che tu lo contatti di persona e lo metti a conoscenza che sei il suo vero padre?-
-…Centodiciannove, centoventi, centoventuno… No Adrian, direi assolutamente di no, è meglio aspettare che la storia con i Cosentino sia terminata. Rischieremmo di esporci troppo. Una volta completata la vendetta, poi potrà finire come il destino vorrà, non mi importerà di essere scoperto. Riguardo invece Rebeca? Sta funzionando con lui?-
-Sì, direi sia stato un bel regalo quello che gli hai fatto a sua insaputa: si sta divertendo parecchio.-
-Perfetto-disse Atropo, e aggiunse:
-Così potremo anche tenerlo sotto controllo affinché non faccia azioni avventate.-
Felice per l’approvazione del suo operato da parte di Atropo, Adrian proseguì:
-Anche l’altro regalo, la commissione per il lavoro di sviluppo di engineering aziendale del nostro amico Zeno ha dato i suoi effetti positivi. Federico è andato subito a incassare l’assegno. Riguardo Annika, hai ben definito i dettagli con lei?-
-Centoquarantatré, centoquarantaquattro, centoquarantacinque… Si, la ragazza è motivata fino al punto di rischiare sulla propria pelle.-


Adrian scomparve nel buio del locale e Atropo continuò senza sosta le sue trazioni.

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8 commenti

  1. Sergio ha detto:

    E siamo a cinque capitoli👌
    Quanti sono i capitoli Carlo?

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    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Ne mancano ancora 11 più l’epilogo… Ciao
      … Grazie 😉

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  2. Luisa-az89 ha detto:

    Bel thriller, complimenti

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  3. Antonia-ger78 ha detto:

    Hai uno stile letterario adatto alle scenografie dei film più che narrativo… Comunque funziona… Non è noioso…

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  4. Genco88 ha detto:

    Very good

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  5. carlobianchiorbis ha detto:

    You can read all my novels, in all languages, in the following my Facebook blog:

    https://www.facebook.com/OrbisCarloBianchiAbbiategrassoedintornimilanesi

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  6. Ernest66 ha detto:

    Grezzo ma efficace…

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  7. ARTHUR ha detto:

    Tante emozioni e tanti colpi di scena.

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