>CAPITOLO 6 < BLOODY FACEBOOK

Bloody Facebook – Chapter 6

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Periferia di Monza: la nebbia era ancora densissima, il sole non riusciva a diradarla, tutta l’aria era impregnata di minuscole goccioline. Dalla coltre grigia e scura comparve una Mercedes Benz coupé argento, seguita da una Bmw M240 blu. Le due berline di lusso, incuranti della scarsa visibilità, arrivarono abbastanza spedite ai posti auto, riservati, di fronte al Margaritas Pub. Dalla Bmw scesero due uomini imponenti, vestiti entrambi con jeans e giubbotto di pelle nera, che si posizionarono, come due guardie svizzere,  ai lati dell’ingresso del locale. Prima di scendere dalla sua Mercedes, Romeo Cosentino fece una telefonata: “Pronto, sono Cosentino, parlo col Birrificio Marini? Mi porti al Margaritas, entro oggi pomeriggio, due fusti di birra perché ieri sera abbiamo avuto più consumazioni del solito” .

Chiuse la telefonata senza ringraziare e, sceso dall’auto senza chiuderla, entrò nel suo locale. All’interno c’erano le ragazze delle pulizie; salutò la sua preferita posandole una pacca sul sedere e si avviò verso la stanza privata salutando, con un cenno della testa, il dipendente Camillo, che si apprestava a sistemare le bottiglie di liquori. Prima di sedersi alla scrivania andò in bagno per sciacquarsi la faccia: doveva ancora riprendersi dalla nottata precedente. Si asciugò il volto butterato guardandosi
allo specchio usando i tovaglioli di carta. Se li passò sul doppio mento prominente, sulla fronte alta e rugosa e anche sui capelli ricci e radi. Infine si soffiò il naso grosso schiacciato. Ritornato in ufficio, si sedette al posto di comando e si mise a verificare gli scontrini della serata precedente e le ordinazioni registrate da Camillo. Diede un pugno deciso sul tavolo con la mano adiposa e strillò:


-Porca troia Camillo vieni subito qua!-
– Che c’è capo?-
– Ieri sera mi sono assentato dal bar per una commissione e tu, come al solito, hai fatto più scontrini del dovuto! Possibile che, da quando non c’è più Alina, non sia in grado di stare più attento?-
Rispose sconsolato Camillo:
-Scusami capo, lo sai che non sono portato per queste cose-
-Speriamo di trovare al più presto la sostituta di Alina!-disse Romeo e, contemporaneamente, pensò che Alina fosse impareggiabile. Era la sua geisha, la sua maitresse, gestiva bene la conduzione del bar, era impeccabile. Mentre fece questa riflessione udì una voce femminile…:


-È permesso?-… provenire da dietro Camillo. Questi si girò e, con stupore, disse:

– Minchia Romeo, Alina tornò?-


Anche Romeo provò stupore ma subito si accorse che quella ragazza non era Alina. Notò, però, una straordinaria somiglianza con lei e disse:


-Scimunito! Non vedi che non è lei? Vai di là che è meglio, tu combini solo guai!
Prego signorina, si accomodi. A cosa devo la sua visita?-
-Sono venuta per l’annuncio esposto sulla vetrina del bar. Mi presento: sono Annika Kotov.-

Sabato, ore quindici: Federico si svegliò e, ancora assonnato, non capì se fosse a casa sua oppure no. Pian piano, si rese conto che non si trovava nel letto della sua abitazione. Si sfregò con vigore gli occhi, vide il soffitto rosa e, davanti al letto, una grande specchiera; tutte cose che non appartenevano alla sua camera da letto. Si ricordò con piacere che, la notte precedente, in quello specchio aveva ammirato la schiena nuda di Rebeca che ondeggiava sinuosamente sopra di lui. Sospirò con un misto di felicità e soddisfazione. Si ricordò di aver trascorso una mezz’ora memorabile con lei nel privé del locale e di aver continuato a tenere accesa la fiamma della passione su quel letto dove lui era rimasto a dormire. Ripresosi da quel piacevole stordimento si chiese dove fosse Rebeca; allora si alzò e andò in cucina, ma lei non c’era. In compenso, vide la tavola apparecchiata per una colazione abbondante e trovò un biglietto sotto il piattino della tazzina da caffè. Sul foglietto c’era scritto:

“Caro Federico, sono andata alla Malpensa a prendere una mia carissima amica. Ci vediamo verso le diciassette circa”. Federico sorrise e si mise a mangiare il ben di Dio che Rebeca gli aveva fatto trovare pronto in tavola. Poi decise di tornare a letto e si addormentò nuovamente, estasiato e inebriato dal profumo di sesso rimasto sulle lenzuola bianche. Ore diciassette e quindici: Federico, sentendo sghignazzare ai piedi del letto, si svegliò.
-Buongiorno, anzi buonasera dormiglione! Ben svegliato! Ti presento la mia amica Adelaide, anche lei è di Favela Teixeira Bastos-
– Piacere, Federico-rispose e le guardò.


Non credeva ai propri occhi: erano sedute davanti a lui, completamente nude, che si baciavano appassionatamente. Allora si sfregò ancora più energicamente gli occhi ma quello che vedeva era tutto vero: anche allo specchio di fronte al letto apparivano in tutto il loro splendore e stavano amoreggiando.
Rebeca si staccò un attimo dalle labbra di Adelaide e gli chiese:


-Ti infastidisce la  cosa? Se vuoi smettiamo!-
-No assolutamente, se volete mi scanso e vi lascio il letto tutto per voi, vado di là.-
-Ok caro, dacci un’oretta, poi veniamo in cucina a fare merenda, siamo anche affamate di cibo.-
L’atmosfera sembrava irreale, la radio in cucina era accesa ad alto volume e trasmetteva la canzone Other People di LP. Federico pensò di contraccambiare il favore ricevuto per colazione e si mise a imbandire la tavola per la merenda, con la probabilità che diventasse una cena. Tutto dipendeva da come si sarebbe prolungata l’oretta; sicuramente, per Federico, si prospettarono notti stimolanti con Rebeca e Adelaide.


La nebbia finalmente si diradò, mentre il sole era già tramontato, la luna prese in custodia i brutti ricordi, i rimpianti, le gioie, i dolori e le speranze di uomini, donne e bambini. Le stelle illuminarono l’oscurità delle anime in cielo. Anime vaganti che non avevano trovato giustizia sulla terra. Anime vaganti come quella della povera Agata che, anni fa, venne in Italia, come vacanza premio, per conoscere il suo fratellastro Federico. Un’ingannatrice camuffata da amica e degli uomini camuffati da mostri le tolsero la vita in circostanze raccapriccianti. Atropo arrivò in un bar nel centro di Monza. Si sedette e ordinò da bere. Sfilò dalla tasca della sua giacca lo smartphone. Aprì la App Telegram e mandò un primo messaggio, di quelli che si autodistruggono una volta letti dal ricevente :


“Tutto ok con il viscido?”
Aveva inviato il messaggio ad Annika, che rispose:
“Tutto ok, mi ha assunta alla conduzione del suo locale. Mi ha messo subito alla prova, ma non ho avuto problemi, grazie alla mia esperienza da barista, quando ero ragazzina, nel locale della mia famiglia”.
Atropo: “Ti ha già fatto qualche proposta indecente?”
Annika: “Non proprio indecente per il momento. Accarezzandomi i capelli con le sue mani unte mi ha già invitato a cena in uno dei suoi locali  in città. Sono però preoccupata per quello che succederà nel dopo cena”.
Atropo: “Non ti devi angustiare, quella sarà l’occasione buona per entrare in azione. Prepareremo un piano del quale ti comunicheremo i dettagli”.
Annika: “Ok, ora devo chiudere la conversazione, a presto”.

Atropo rimise nella tasca della giacca il suo smartphone. Afferrò il bicchiere ordinato, un drink alcolico AK-47. Mentre lo sorseggiò lentamente, pensò alle parole scritte nel messaggio da Annika:                
… accarezzandomi i capelli con le sue mani unte…              

E gli ribollì il sangue immaginando la stessa azione che Romeo Cosentino, molto probabilmente, aveva compiuto con sua figlia Agata. La rabbia si propagò lungo i sui nervi e nei suoi muscoli in modo così feroce che disintegrò il bicchiere di vetro che teneva in mano.

Il mattino seguente…
Sotto il cielo di Monza era domenica, ma non era un giorno festivo come tutti gli altri. C’era nell’aria una contaminazione di maligno, di sacrilego. Inquinamento visionario di mostri dell’inconscio e fatti sanguinosi avvenuti realmente come conseguenze del passato che ritorna e non si può dimenticare. Nelle strade passavano in tutta fretta gruppi di famiglie con prole che andavano in chiesa come per assistere alla prima del teatro alla Scala di Milano. Rituale forzato negli anni e nei secoli, dagli antenati ai discendenti, fino a farlo diventare come vocazione del cielo Divino. Persone vestite eleganti, con borsello e valigetta tracolla, che in strada volevano convincere tramontani di colore a entrare nell’elite di Geova. Miscredenti che si improvvisavano atleti col rischio di incorrere in problemi di salute.
Il maggiore Salvatore Longobucco ritornò a casa, nella sua Parma, per trascorrere quel giorno di festa con la sua compagna Martina. Ma soprattutto, insieme a lei, festeggiò i suoi  cinquantacinque anni appena compiuti. Amore amaro, amore strano, amore ambiguo, ma amore vissuto intensamente, senza vincoli di possesso e freni inibitori.
La criminologa Matilde Vergani, ricevuto il messaggio di Salvatore con il quale l’avvisava che non sarebbe rimasto a Monza, parecchio gelosa che lui festeggiasse il suo compleanno con Martina, per ripicca accettò l’invito dell’investigatore Garbin di trascorrerlo con lui nel centro di Milano. Ma mise le mani avanti avvertendolo, che il loro, sarebbe stato un rapporto di amicizia e niente di più.
Il Colonnello Lo Presti passò la giornata felicemente con la sua famiglia, in stile modello Mulino Bianco.
Federico la trascorse a casa a dormire: da un lato doveva ancora recuperare dai bagordi del venerdì notte; dall’altro lato voleva lasciare alle sue amiche brasiliane il giusto grado di intimità. Avrebbe avuto modo e tempo per vivere altre emozioni, probabilmente anche con la compagna di Rebeca.
Atropo era a casa, nella sua tenuta misteriosa, con il fedele Adrian, per pianificare la trappola da tendere a Romeo Cosentino. Decise, inoltre, di dare retta ad Adrian e stabilì che il giorno successivo avrebbe incontrato suo figlio Federico, senza però rivelargli di essere suo padre. Avrebbe escogitato un incontro casuale.
Infine, Annika passò la giornata nel locale Margaritas Pub, lavorando con un Cosentino sempre più sfacciato e viscido, alle costole.
Buoni e cattivi vissero una domenica senza infamia e senza lode.

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9 commenti

  1. Luigi68bis ha detto:

    Mi ricordi, a grandi linee, un po’ l’ambientazione fumettistica di Diabolik…Hai la capacità di rendere una narrazione come se fosse un fumetto in salda thriller… Bravo Carlo… Complimenti

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  2. Arcanosecondo ha detto:

    È vero, confermo quanto scritto da Luigi6bis: sembra di leggere un racconto in stile/salsa fumetto..

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  3. carlobianchiorbis ha detto:

    Grazie Luigi e Arcano, tropo gentili…
    #carlobianchiorbis

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  4. Gessica-crime ha detto:

    I love Bloody Facebook

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  5. Gessica-crime ha detto:

    I love Bloody Facebook

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  6. Cadapus69 ha detto:

    ❤️Top thriller ❤️

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  7. Tarta-good67 ha detto:

    Bello… Complimenti

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  8. Gert88 ha detto:

    Già letto in Speranze Letterarie Facebook, ma lo rileggo volentieri qui… Troppo bello😘

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  9. Francy90 ha detto:

    ❤️Bloody Facebook #carlobianchiorbis
    #speranzeletterarie
    #bloodyfacebook

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