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Bloody FacebookChapter 10

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Ho imparato che il contrario dell’amore non è l’odio. L’odio è assenza dell’amore, così come il buio è assenza di luce (Fabio Volo).

Atropo era rimasto senza amore da troppo tempo, cioè da quando sua moglie morì per un male incurabile; all’epoca Agata era una bambina. Poi la tragica perdita di sua figlia. Ma quella mattina, quando accompagnò Annika all’aeroporto, la luce tornò nella sua vita, anche se per pochi momenti. Una limousine Lincoln nera percorreva l’autostrada, direzione Malpensa, voli internazionali; alla guida c’era Adrian e, sul sedile posteriore, Annika e Atropo. 

-Annika, eccoti il passaporto, con una nuova identità, e l’assegno promesso- disse Atropo, che continuò:

– Gli investigatori italiani non scopriranno mai la tua vera identità, anche perché sei venuta a Monza con generalità false. Quando arriverai all’aeroporto di San Pietroburgo, ci saranno due miei uomini che ti scorteranno dalla tua famiglia. Poi dovrete fare in modo di andare il più lontano possibile, oltreoceano, e rifarvi un’altra vita tutti quanti.-

-Ti ringrazio tantissimo caro e, visto che sto per sparire per sempre, potrei sapere almeno il tuo nome ?-

-Meglio di no; lo dico per il tuo bene. Ricordati di me come sono noto alle forze dell’ordine, cioè col nome di Atropo.-

Mentre disse queste parole, Annika posò la testa sulla sua spalla e la mano sul suo petto, gli slacciò tre bottoni della camicia e lo accarezzò delicatamente sulla pelle. Atropo guardò Adrian e gli fece un cenno con la mano; il giovane, che seguiva la scena dallo specchietto retrovisore, azionò subito la chiusura della parte anteriore di guida, garantendo loro la giusta privacy. Era parecchio tempo ormai che Atropo non riceveva attenzioni così dolci da una donna. Cominciò a sciogliersi come la neve al sole. Aveva assoluta necessità di trasformare tanta rabbia repressa in amore, e così si lasciò andare alle tenerezze di Annika. Anche lui aveva tanto amore soffocato da offrirle.

Federico era in ufficio; aveva appena terminato di rivedere con Gabriele il lavoro a loro commissionato dalla Ditta Zeno. Erano a buon punto, così il ragazzo decise di cercare su internet notizie riguardanti il signor Andrey Bykov; fu così che notò che, stranamente, quest’ultimo non aveva un sito internet e che non compariva in un nessun tipo di Social. Fra l’altro, sul biglietto da visita, non era riportato un numero di cellulare bensì un numero fisso; decise così di provare a chiamare. Compose il prefisso, il numero completo e si sentì dire:

“Risponde la segreteria telefonica della galleria Andrey Bykov, potete lasciare un messaggio dopo il segnale acustico”. 

Decise di lasciare un messaggio:

“Buongiorno signor Bykov, sono Federico Bond, vorrei venire a fare un salto nella sua galleria magari sabato questo, possibilmente”. 

E lasciò il suo numero di cellulare. Poi guardò ancora in modo più approfondito su internet ma niente, non c’era nessuna traccia di lui. Sapeva solo che, molto probabilmente, era russo, proprio come il suo vero padre che non aveva mai voluto conoscere. Questa circostanza gli fece venire voglia di telefonare a sua madre, dato che  era un po’ di tempo che non la sentiva. La chiamò dal suo smartphone tramite la linea WhatsApp. 

“Pronto mamma? Come stai?” 

“Ciao Fede io bene e tu?” 

Naturalmente Federico non le raccontò della brutta storia di Alina, era troppo complesso e arduo parlarne per telefono; senza contare che, naturalmente, non voleva farla preoccupare.

“Il lavoro tutto ok, per il resto ho conosciuto una brasiliana, non è niente di serio però, non metterti idee strane in testa”. “Ma figurati, ormai mi sono rassegnata con te”. 

“E Matteo Fossati come sta?”

“Non chiamarlo così dai! Chiamalo semplicemente Matteo, dopotutto fa sempre parte della nostra famiglia no? Comunque tutto bene anche lui, se vuoi te lo passo è qui vicino a me”. 

“No, salutamelo”.

“Ok te lo saluto, mi raccomando copriti bene che è molto umido lì da te, so che c’è molta nebbia”. 

“Va bene mamma, non sono più un bambino dai! Ora ti saluto Federico, perché abbiamo qui dei clienti, a presto ciao”. 

“Ciao mamma a presto”. 

Federico chiuse la chiamata vocale e, quasi per istinto, si ritrovò a baciare il vetrino dello smartphone. Il ragazzo tendeva a mostrarsi duro con sua madre ma, in realtà, gli mancava tanto. Infine si chiese se il signor Bykov lo avrebbe contattato per incontrarlo sabato: era curioso di sapere qualcosa di più sul suo conto.

I fratelli Calogero e Giuseppe Cosentino erano riuniti nella loro tenuta di Vimercate. Si trovavano nella sala delle “opere pie”, in compagnia di quattro gorilla armati fino ai denti. Nell’altra sala, c’erano le rispettive “sante” consorti, Maria e Anna, che lavoravano a maglia, anche loro in compagnia di quattro gorilla armati fino ai denti. In una stanza attigua, si trovavano i quattro “angeli”: Mimmo e Luisa, rispettivamente di quindici e dodici anni, figli di Calogero; Virgilio e Santina, rispettivamente di quattordici e undici anni, figli di Giuseppe. Tutti e quattro i ragazzini giocavano a Monopoli; pure loro erano in compagnia di quattro gorilla armati fino ai denti.

-Nostro fratello Romeo assassinato in un cascinello abbandonato come un maiale qualunque, non ci posso credere! Quelle teste di cazzo delle sue guardie del corpo se lo sono fatti rapire sotto i lori occhi, incapaci!- disse Calogero a Giuseppe, attorcigliandosi nervosamente i suoi baffi folti e neri.

-Povero Romeo. Il Comando Carabinieri di Monza, che mi ha contattato subito dopo il ritrovamento del suo cadavere, mi ha detto che si è trattato di un rapimento e omicidio lampo, accaduto tutto in una notte» disse Giuseppe, tenendo spalancati i suoi freddi occhi azzurri. Aggiunse Calogero:

-Secondo me, l’omicidio non è imputabile a Carmelo Benetti, non è nelle sue modalità di esecuzione. E poi? Proprio ora che stavamo iniziando con lui una collaborazione di import droga dalla Colombia tramite Romeo? La cosa non avrebbe senso.-

-È vero Calogero, non avrebbe senso» rispose Giuseppe, spalancando ancora di più i suoi freddi occhi azzurri e aggiunse:

-Quindi i casi sono due: o sta subentrando un altro concorrente che vuole accaparrarsi il carico, oppure quello scapestrato di nostro fratello, pace all’anima sua, si era di nuovo invischiato in qualche sporco giro della prostituzione, mettendosi contro la cosca degli albanesi di Behrami.-

Concluse Calogero:

-E sì, il giro della prostituzione è, ormai, in mano agli albanesi e, se fosse confermata la tua ipotesi, sarebbe meglio stare alla larga: hanno molti agganci tra le forze dell’ordine e, soprattutto, in politica grazie alle forniture di escort d’elite. Non dimentichiamoci che, in passato, ci ha portato più guai che guadagni con la vicenda di Agata la russa. Mi raccomando Giuseppe, fra due giorni, nell’interrogatorio con i Carabinieri, dobbiamo stare il più possibile abbottonati nel parlare; poi, ovvio che, come solito, ci presenteremo con i nostri migliori avvocati della Brianza. Allo stesso tempo, però, vediamo se riusciamo a carpire da loro qualcosa di utile in questa triste vicenda. Chiamatemi Turiddu! Subito!-

Una delle quattro guardie del corpo uscì a chiamarlo. Turiddu era la persona incaricata a portare il pizzino al fratello latitante Vincenzo.

La mafia è l’organizzazione più agile, duttile e pragmatica che si possa immaginare rispetto alle istituzioni e alla società nel suo insieme (Giovanni Falcone).

La notte porta consiglio. Così dice il detto. Difficoltà incontrate durante la giornata e pensieri insormontabili, se ci dormi sopra, il mattino seguente li vedi sotto una luce diversa. Ma per Atropo non esistevano più il giorno e la notte. La sua vita era diventata un ciclo continuo di ore che passavano sotto luci e ombre nel segno della vendetta a tutti i costi. In quelle poche ore in cui si addormentava non aveva pace. Gli incubi erano i compagni del suo profondo inconscio, maledetto da Dio. Un fumo nero lo avvolgeva in una stanza piena di specchi. Sugli stessi non vedeva se stesso ma la sua Agata sanguinante. Lui cercava di pulire il sangue dagli specchi ma esso non andava via, anzi aumentava sempre di più. Sghignazzi malefici, in sottofondo, accompagnavano le urla piangenti di Agata che gli chiedeva aiuto. Il sangue era sempre lì, gli sghignazzi e le urla sempre più insistenti e, poi, Agata che si allontanava dalla sua vista e lui che non poteva aiutarla e il sangue e gli sghignazzi non andavano via…

– Ciao padre.-

Il fedele Adrian comparve dal buio della sala e svegliò Atropo che era sdraiato sul divano con la televisione sintonizzata sul lettore DVD, che trasmetteva il solito filmino di sua figlia Agata bambina.

-Ciao Adrian, hai novità per me?- 

-Si, tuo figlio Federico vuole venire alla tua Galleria questo Sabato, posso confermare alle diciassette?-

-Ok, vada per quell’ora. Riguardo Vincenzo Cosentino, sei già riuscito a studiare il luogo dove si rintana?-

-Si padre, naturalmente agiremo di notte e non ci sono assolutamente problemi ad intrufolarsi nella sua abitazione. Ci sono solo due scagnozzi, grandi e grossi, di guardia, ma non sarà difficile neutralizzarli grazie all’effetto sorpresa. Sarà un gioco da ragazzi eliminare Vincenzo Cosentino.-

-Ottimo caro Adrian, agiremo la prossima domenica notte.- 

Mentre Atropo pronunciava le sue ultime parole, il fedele Adrian scomparve nel buio della sala.

Calogero e Giuseppe Cosentino erano al Margaritas Pub, nell’ufficio dei comandi che fu di Romeo, insieme a Camillo. 

-Allora Camillo, di questa fantomatica nuova donna di Romeo, della quale ci hanno fatto una capa tanta al Comando dei Carabinieri, cosa sai dirci?-chiese Calogero. 

-Si chiama Annika Kotov, viene dalla Russia, precisamente da Volgograd, assomiglia tantissimo ad Alina e subito si è mostrata capace, quasi quanto lei, nella gestione del bar. Non so nient’altro capo, mi dispiace.-

-Assomiglia tanto ad Alina?- si domandò Giuseppe, a voce bassa e aggiunse :

– Alina trucidata prima di Romeo e poi compare questa Annika che le assomiglia come una goccia d’acqua ed è già pratica come barista. Qui mi sa Calogero che questa Annika chiaramente abbia fatto da esca nell’imboscata a Romeo. Nostro fratello si è fatto fregare come un pivello qualunque, pace all’anima sua.-

-E sì- confermò Calogero, che disse:

– Nostro fratello ha pagato a caro prezzo l’ingenuità di gioventù. Ora dobbiamo capire chi è questa Annika, dobbiamo scovarla anche se si trovasse in capo al mondo. Chiamerò i nostri amici russi a Mosca nella speranza che sappiano qualcosa su di lei. Mi raccomando, Camillo, di chiudere il locale per lutto tutta la giornata di Venerdì, per il funerale del nostro povero Romeo, e di avvertire anche i gestori della sua omonima locanda e il take away  Mimmo pizza di fare altrettanto.-

-Sì capo- disse Camillo con voce tremolante e, subito, si mise a singhiozzare come un bambino. I suoi occhi, già piccoli, erano diventati due fessure sottili. Le lacrime gli scesero sulla barba rossa che, con i riflessi della luce artificiale del locale assunse un color porpora, misto giallino.

-Sù, dai, Camillo, non fare la femminuccia, fatti coraggio- gli disse Giuseppe dandogli una pacca sulla schiena a mo’ di saluto mentre seguiva Calogero che si stava già recando all’uscita senza salutare il barista.

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10 commenti

  1. Mark ha detto:

    Bel capitolo intenso…Complimenti…

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    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Grazie Mark. Molto gentile

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  2. Marcy44 ha detto:

    Fortissimo!

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  3. Beata69 ha detto:

    Gagliardo carlobianchiorbis!

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  4. Mazzucchelli ha detto:

    Grande carlobianchiorbis

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  5. Andrea ha detto:

    Bel lavoro artistico Carlo…

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  6. Mario ha detto:

    Bel thriller intrigante.

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  7. Pierre ha detto:

    Io ho già letto anche un altro thriller di carlobianchiorbis: “La storia dell’assassino chiamato l’aforista”. Anche questo è molto bello, quando lo pubblicherà, Vi consiglio a tutti di leggerlo.

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    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Grazie di cuore Pierre.

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  8. Rexux ha detto:

    La notte porta consiglio… ❤️❤️❤️

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