>CAPITOLO 4 (MIA MADRE LUCILLA E LA DEPRESSIONE COLTA E INTELLIGENTE)< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 4

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Mia madre Lucilla. 

Cosa dire di lei? 

Era un libro chiuso dei suoi sentimenti ed emozioni. Un libro imperscrutabile. 

Stava minuti, anche ore, seduta sulla poltrona del salotto a guardare nel vuoto. 

Lucilla era una brava madre ma affettivamente distante. Era come un sole pallido di inizio primavera che sembrava brillare da un momento all’altro, ma poi rimaneva sempre adombrato da nuvole persistenti.  E così, anche i pensieri offuscavano la sua mente e rimanevano chiusi nella sua testa per sempre. L’espressione del viso cereo, con bellissimi occhi blu ma indifferenti e impassibili, sembravano la raffigurazione del volto in un dipinto. Un volto anche inespressivo. Venni a sapere da Giulio che tentò il suicidio per causa sua, quando lui scappò in Brasile da Mariana, l’ex amante. 

Assunse dosi elevate di barbiturici ed entrò in coma. Poi si salvò, ma da allora dovette ricorrere agli psicofarmaci e non fu più se stessa.

“Una volta che entri nel vortice terapeutico dei medicinali per stabilizzare l’umore e gli antidepressivi, non ne esci più, per tutta la vita, sono peggio della droga”. 

Mi disse mio padre mestamente, dopo pochi mesi che mi stabilii in casa Garavaglia. 

Con me si vedeva che si impegnava per essere affettuosa, ma non ci riusciva. Percepivo il suo attaccamento alla stessa stregua dei miei insegnanti di scuola. Fra l’altro era anche molto pudica. Il fatto che io fossi maschio non si era mai permessa di entrare in bagno con me. Tutto il contrario di Giulio che non perdeva occasione per mostrare i suoi attributi sessuali e, ogni volta, anche se con circospezione, verificava se era tutto okay lo sviluppo del mio pisello. 

Solo mio padre riusciva a rallegrare un pochino mia madre. Ma erano momenti di serenità e non di gioia. 

Quando mi adottarono i mie genitori, Lucilla decise di smettere di lavorare per seguirmi meglio, soprattutto negli studi. 

E non fu un bene per lei perché si acuì il suo malessere psicologico che la portò a una forma depressiva irreversibile. Tuttavia mi aiutò molto a comprendere la cultura occidentale europea, tante cose che a scuola non ti insegnavano. 

“Vedi caro Ricardo, purtroppo, nella società moderna, dappertutto, in ogni contesto, ci sono vincitori e vinti, persone che comandano e altre che devono solo rispettare le regole senza porsi delle domande. Quindi non ti sorprenderà che, da adulto, affronterai le relazioni in termini di vittorie/sconfitte. Tuttavia, la capacità di negoziare è di vitale importanza, non solo per ottenere, ad esempio uno sconto nel prezzo, ma anche per relazionarci evitando gli attriti sociali. Vi è un’abilità che potrebbe risparmiarci molti mal di testa e attacchi di rabbia: imparare a concentrarci sui punti in comune piuttosto che aumentare le disparità.”

Queste chicche di saggezza di mia madre mi lasciavano sempre a bocca aperta e notavo in lei espressioni di fierezza nel vedermi così. E però, allo stesso tempo, cresceva in me il cruccio e il dispiacere che non era possibile che una donna così colta e intelligente, come Lucilla, potesse farsi sopraffare dalla depressione. 

E continuava nelle sue “perle”:

“Una delle parole d’ordine della scuola, che hai già potuto constatare è: ‘dovere’. Ci viene insegnato fin dalla tenera età che ci sono cose che ‘devono’ essere fatte, anche se non ci piacciono. In questo modo viene soffocato completamente il nostro senso della felicità, ci viene fatto credere che il dovere è sempre in contrasto con il piacere. Pertanto, non è raro che la maggior parte delle persone facciano un lavoro che non gli piace e vivano una vita che non le soddisfa. Nessuno ci insegna che quando troviamo la nostra passione, ciò che veramente ci motiva e che sappiamo fare bene, prima o poi termina per diventare il nostro lavoro e una grande fonte di soddisfazione per noi.

La scuola penalizza, a volte anche duramente, gli errori, trasmette l’idea che sbagliare non vada bene. Giudizi scolastici non tengono in considerazione lo sforzo o la persona, ma solo successi ed errori. Non c’è da stupirsi se dopo diversi anni si provi una vera e propria repulsione per gli errori. Infatti, alcune persone non riescono ad andare avanti perché la paura di sbagliare ha soffocato la loro motivazione. Ad ogni modo, nella vita reale la maggior parte dell’apprendimento passa attraverso tentativi ed errori; facciamo degli errori per imparare. Pertanto, gli errori ci dicono semplicemente che siamo un passo più vicini al raggiungimento del nostro obiettivo, perché abbiamo escluso un percorso. Gli errori sono lezioni che ci permettono di crescere, non pesanti pietre da trascinare che generano solo sensi di colpa.”

E continuava ancora nella sua deliziosa lezione di vita:

“La società nel suo complesso non ci insegna a gestire le emozioni, ma piuttosto a nasconderle o reprimerle. Quando cataloghiamo le emozioni come positive o negative, desiderate o indesiderate, assumiamo che qualcosa non va in noi, come quando ci arrabbiamo, o quando ci sentiamo tristi. La demonizzazione di qualche emozione e l’esaltazione della psicologia positiva, hanno fatto sentire molte persone inadeguate. Tuttavia, le emozioni fanno parte di noi e non sono positive o negative, sono semplicemente indicatori e, come tali le dobbiamo considerare. Ciò che conta non è la reazione emotiva, che in molti casi è automatica, ma il modo in cui gestiamo la tristezza o la rabbia che ne conseguono. Riconoscere e imparare a canalizzare le nostre emozioni è una capacità essenziale che pochissime persone riescono a sviluppare, ma che determinerà tutta la nostra vita.”

E questa considerazione, pur stupendomi all’inverosimile, mi faceva contorcere lo stomaco, pensando alla sua malattia psichica faticosamente curabile. 

“Affrontare le avversità. Prima o poi, le avversità bussano alla nostra porta. Quando ciò accade è meglio essere preparati. Ma nessuno ci ha insegnato ad affrontare i problemi o ci ha detto che ogni crisi rappresenta anche un’opportunità. La resilienza è la capacità fondamentale di non crollare uscendo rafforzati dai problemi; ma è qualcosa che impariamo per caso, dopo aver sofferto e fallito nella vita. Tuttavia, è stato osservato che le persone che hanno percepito sin dall’inizio i problemi come delle opportunità di crescita affrontano meglio gli ostacoli.

La scuola ci incoraggia ad usare la forza di volontà. Ma nessuno ci ha mai detto che è una risorsa limitata. 

La scuola ci insegna a lavorare duro per ottenere voti migliori. Ma non ci insegna come equilibrare il resto delle sfere della nostra vita per sentirci più soddisfatti. Quindi non sorprende che ci siano delle persone che si dedicano completamente al lavoro, che non hanno tempo libero e trascurano le loro famiglie. Quando non abbiamo il senso dell’equilibrio, non siamo in grado di stabilire delle priorità e rischiamo di trascurare proprio i settori della vita che possono darci più soddisfazione. Ad ogni modo, vivere in modo equilibrato è essenziale per essere felici e sviluppare appieno le nostre capacità. Altrimenti ci trasformiamo in una versione triste di ciò avremmo potuto essere.

Parliamo, ora, caro Ricardo, di gratitudine. La gratitudine è un segreto ben custodito, è una delle strade che porta direttamente alla felicità, anche se la maggior parte delle persone la sottovaluta. Quando siamo in grado di sperimentare ed esprimere gratitudine siamo molto più felici. Non si tratta semplicemente di dire grazie quando qualcuno ci fa un favore, che è ciò che ci viene insegnato a scuola, ma di cercare attivamente delle ragioni per cui essere grati. Si tratta di imparare a concentrarci su ciò che abbiamo, piuttosto che lamentarci per quello che non abbiamo, imparare ad apprezzare le piccole cose ed essere grati per queste.

Valorizzare il tempo. Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, ma, curiosamente, è anche qualcosa che sprechiamo con sorprendente facilità. Naturalmente è facile dimenticarne il valore quando ogni giorno la scuola ci trasmette dei contenuti che non ci interessano o che non hanno delle applicazioni pratiche. Ma quando iniziamo a pensare in termini di tempo, le nostre vite possono fare un cambiamento radicale, perché siamo in grado di dare ad ogni cosa il giusto peso. Sapere come organizzare e pianificare il tempo ogni giorno è una delle competenze più importanti che si possono sviluppare durante tutta la nostra vita, ma tutto inizia dalla consapevolezza dell’enorme importanza e del valore del tempo.

Nel corso degli anni recitiamo diversi ruoli sociali, siamo amici, genitori, professionisti, vicini di casa …

Così è facile che perdiamo la nostra identità, dimenticando quali erano i nostri sogni e le nostre aspirazioni. Infatti, non è raro che uno dei ruoli sociali che recitiamo ogni giorno finisca per crescere tanto da appropriarsi del nostro “io”, indebolendolo. Ma per vivere pienamente è necessario essere in sintonia con il proprio “io” più intimo, che continua coltivando delle passioni meravigliandosi della vita. Se perdiamo questo “io”, se permettiamo che l’atrofia e i ruoli sociali ci dettino cosa dobbiamo fare, stiamo semplicemente scavando la nostra tomba.”

Questa era mia madre Lucilla, molto colta, intelligente ma gravemente affetta da depressione. 

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8 commenti

  1. Nick ha detto:

    Top… Complimenti

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  2. Marc ha detto:

    Capitolo bellissimo

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    1. Antonella Di Lauro ha detto:

      Questo capitolo si dovrebbe intitolare ” Lezioni di vita da non sottovalutare “

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  3. Nick ha detto:

    Bravo! Complimenti

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  4. Mirko ha detto:

    Very good

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  5. annadaddio ha detto:

    Complimenti!

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