>CAPITOLO 7 (LA STUPIDA MOVIDA)< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 7

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La movida non c’era nella Favelas di San Paolo dove vivevo. Ed era surreale che venni a conoscere la parola movida, scoprendola in Italia, quando era diffusa anche in Brasile, ovviamente nelle metropoli dove c’era il benessere, per chi se lo poteva permettere.
Con disgusto, scoprii in prima persona le conseguenze della stupida vita mondana  notturna metropolitana dei giovani, precisamente a Milano, a un’ora d’auto da Vigevano.
Dopo un paio di volte, non ci tornai più con gli amici, nonostante mio padre Giulio insistette che io ci andassi ancora, perché riteneva che fosse una buona occasione per trovare quella che lui chiamava la “tromba amica”. Diceva che nel pieno della mia età adolescenziale era un peccato, poi me ne sarei pentito, perché, soprattutto le donne, maturando diventavano meno disinibite e pensavano già a rapporti seri, duraturi.

Bottiglie di vetro rotte e intere, bicchieri di carta, pacchetti di sigarette vuoti, mozziconi, cartacce e cannucce. Tutto abbandonato rigorosamente per terra, nonostante la presenza di cestini e bidoni della spazzatura. Anche vomitate  e pisciate, ovunque sulle strade, nei pressi dei bar e birrerie. E pensai che era come trovarsi nel medesimo luogo dove ci portarono in terza media: a visitare una fattoria dove allevavano i maiali.
C’erano anche persone losche che spacciavano la marijuana e le pasticche di ecstasy. Insomma, non mancava niente.

Lessi su Wikipedia la definizione di movida:
“movimento sociale e artistico diffuso in Spagna dalla fine degli anni settanta con la caduta della dittatura franchista, fino ai primi anni novanta. Il termine movida ha poi via via perso tale connotazione culturale e socio-artistica e in Italia è stato, ed è tuttora, utilizzato per indicare l’animazione, il divertimento e vita notturni.” Guardai anche dei video su YouTube sulla movida notturna a San Paolo e dissi fra me e me stesso: “sì…in Italia come in Brasile, animazione e divertimento alla stessa stregua dei verri, con la differenza che quest’ultimi sono costretti, poverini, a vivere obbligati in un recinto, per spirito di sopravvivenza, mentre noi giovani per spirito di svago malsano e sporco: alcool legalizzato e non, fumo legalizzato e non… e chiasso, urla, schiamazzi a gogò fuori controllo dalle forze dell’ordine, con grande rabbia dei residenti dove avvenivano i letamai.
Io avevo vissuto un’infanzia di merda e mi risultava assurdo vivere la medesima merda quando c’era il benessere. C’erano giovani che appunto vomitavano dappertutto, dove capitava. Qualcuno che, stando a dorso nudo, ballava sui tavoli e poi pisciava sulle persone che ridevano perché erano strafatte di droga e alcool. Poi, la “goccia che fece traboccare il vaso”, che mi fece propendere all’avversione per la movida fu, quando alla seconda volta che ci andai, la situazione degenerò fino al punto che dovettero intervenire le forze dell’ordine in assetto di anti-guerriglia.

Assistetti a una sassaiola di sampietrini e lancio di bottiglie contro gli agenti di polizia. Vidi coltellate fra adolescenti, giovani della mia stessa età, risse e conseguenti cariche di polizia e carabinieri. La movida si trasformò in una e vera e propria guerriglia urbana. Le forze dell’ordine, in un primo momento, cercarono di allontanare un gruppo di giovani alticci, ma altri coetanei li accerchiarono e ci fu appunto una pioggia di bottiglie di birra e sampietrini: degli agenti vennero feriti al volto e agli arti.
Alcuni poliziotti incrociarono una ragazza che chiedeva aiuto. Era terrorizzata, urlava e piangeva. La giovane raccontò di esser stata aggredita da un gruppetto di scalmanati ubriachi. Alla vista degli agenti il gruppetto reagì anch’esso lanciando di tutto. A fatica, nonostante le ferite, i teppisti vennero immobilizzati e ammanettati.
Alcuni carabinieri provarono a disperdere centinaia di ragazzi assiepati davanti al cinema Odeon, che, come impazziti cercavano di sfondare l’ingresso per entrare all’interno.

Anche qui la risposta della folla fu durissima. Contro le forze dell’ordine venne lanciato di tutto e di più, tanto che per evitare il peggio la folla inferocita venne neutralizzata solo grazie al lancio di lacrimogeni. Per ultimo, quando, molto disgustato, decisi di tornarmene a casa, assistetti al pestaggio indiscriminato fra giovani nelle strade e scuotendo la testa pensai alle parole di mio padre:

“Vedi Ricardo, ricchezza o povertà, civiltà e società  avanzata o retrograda,  come ben vedi, gli uomini di merda ci sono dappertutto”.

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6 commenti

  1. Verso ha detto:

    Sempre sintetico ma efficace nel contenuto.

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  2. Martin ha detto:

    Very good,

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  3. Salvus ha detto:

    Top

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  4. Marna ha detto:

    Semplicemente realistico… Complimenti carlobianchiorbis…

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  5. Antonella Di Lauro ha detto:

    Veritiero e sentito !

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    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Grazie Antonella… 😊🙏

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