>CAPITOLO 25< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 25

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Il giorno seguente alla gita sulla spiaggia di Limnionas, io e Iris andammo a visitare le rovine archeologiche dell’Agorà cittadina, sempre sull’isola di Kos.
Mentre Giulio e Dímitra andarono a fare un giro in barca a vela. Sorrisi al pensiero che sicuramente avrebbero fatto l’amore sull’imbarcazione e cercai di immaginare il loro comportamento sulla stessa.
Al sito archeologico non c’era necessità della guida perché la mia amica greca, come già avvenuto al porto, sapeva fare benissimo le sue funzioni:

“Fondata nel lontano 366 a.C., dopo che la capitale dell’isola venne trasferita sulla costa orientale, l’antica piazza cittadina era in origine circondata da templi ed edifici di vario tipo. Proprio lungo i lati dell’agorà di Kos infatti sono tuttora visibili i resti del tempio di Ercole e Afrodite, delle mura del porto e delle colonne del mercato. Nella zona si conservano anche le rovine di un’antica storia, un portico colonnato di ben 150 metri dove trovavano posto numerosi negozi, di cui attualmente si conservano soltanto otto colonne. Si tratta di un luogo dall’atmosfera magica, ideale per una passeggiata alla scoperta di una Grecia, oramai scomparsa, ma che ha saputo lasciare il segno in ogni angolo di quest’isola.”

Facevo fatica, quel giorno, a seguire Iris mentre parlava di cose interessanti, poiché ero distratto dal suo aspetto molto attraente. Era vestita con un grazioso abitino prendisole bianco, di tessuto arricchito di tanti merletti che lasciavano intravedere la sua pelle ambrata. Aveva le spalle scoperte e pure le gambe. Calzava sandali infradito in cuoio. I suoi capelli neri erano raccolti con lo chignon alto che le davano un look ancora più sexy.
Il sole era alto e splendente come il dolce viso di Iris che continuò nel ruolo di guida turistica destandomi però, una mia maggiore attenzione, quando cominciò a parlare di Afrodite, anche se stava un po’ esulando dal contesto storico di quel luogo. Ma io intuii subito dove voleva arrivare parlando della Dea greca dell’amore:

“Afrodite (in greco antico: Aphrodítē) è, nella religione greca, la dea della bellezza, dell’amore, della generazione. Secondo una versione del mito, nacque da Urano e dalla schiuma del mare. Veniva anche venerata come dea che rende sicura la navigazione. Nella mitologia romana ha la sua equivalente in Venere. Infatti, in Italia, presso il Museo archeologico nazionale di Napoli, c’è esposta una piccola statua proveniente dal sito archeologico di Pompei, conosciuta come la “Venere in bikini”. Quest’opera raffigura la dea Afrodite mentre si slaccia un sandalo… “

Mentre la mia amica greca descrisse la “Venere in bikini” mimò il gesto della piccola statua, alzando il piede sinistro e facendo finta di slacciarsi il suo sandalo. Quel movimento di Iris che mi fece intravedere una parte di coscia, mi stuzzicò grandi voglie sessuali. E mentre essa si ricompose, mi sorrise amabilmente accrescendo in me tanta voglia di lei.

“… e, accovacciato ai suoi piedi, c’è un bambino che rappresenta Eros. Inoltre, la figura a cui la Dea si appoggia è un Priapo, originariamente itifallico. L’opera è una copia romana da originale ellenistico.
Priapo è un’antica divinità dei Greci, simbolo dell’istinto sessuale e della forza generativa maschile, e quindi anche della fecondità della natura…”
Rimasi a bocca aperta per la grande preparazione culturale della mia amica e mi sentii sempre più attratto sessualmente da lei anche per questo aspetto.

” … Afrodite ha avuto ben sette figli e visto che nell’opera “Venere in bikini” c’è Eros, voglio proprio parlarti di lui:
Eros, in greco Astolfi è, nella religione greca, il dio dell’amore fisico e del desiderio (in latino conosciuto come Cupido) .
Nella cultura greca (eros, l’amore) è ciò che fa muovere verso qualcosa, un principio divino che spinge verso la bellezza. In ambito greco, quindi, non vi era una precisa distinzione tra la passione d’amore e il dio che la simboleggiava…”

E poi rimasi letteralmente incantato da Iris che mi recitò a memoria un frammento di una tragedia perduta di Euripide in cui si sostiene che esistano due Eros e, per la prima volta, c’è l’immagine del dio armato di arco e di frecce:

“… Avventurato chi prova fa
della dea dell’amore con
temperanza e misura,
e con grande placidità
lungi dagli estri folli, perché
duplice è l’arco della beltà
che l’Amore Eros tende su di noi:
l’uno ci porta felicità,
l’altro la vita torbida fa.”

Iris smise di parlare mentre ci trovavamo vicini a dei resti di murature all’ombra di alcune palme. Mi prese per mano e mi condusse vicino a una palma e mi disse, a bassa voce, nella mia lingua d’origine portoghese:
“Sou amigo do zelador, não precisa se preocupar, se alguém chegasse me ligaria no celular. No entanto, aqui estamos protegidos de olhares indiscretos e hoje, como viram, há muito poucos turistas.”
(Sono amica del custode, non ti devi preoccupare, se dovesse arrivare qualcuno mi farebbe uno squillo al mio telefonino. Comunque, qui siamo al riparo da sguardi indiscreti e oggi, come hai visto ci sono pochissimi turisti.)

Io le sorrisi e le risposi in greco:
“Poté den anisychó ótan eímai mazí sou. Se empistévomai.”
(Io non mi preoccupo mai quando sono con te. Mi fido di te.)

Ed era l’inizio dei nostri altri giochi che facevamo prima di fare il sesso o l’amore. Dipendeva dalle circostanze: lei mi diceva frasi o poche parole in portoghese e io altrettanto in lingua greca.
Cosicché, quel pomeriggio, mi trovai in piedi con la schiena appoggiata al tronco di una pianta esotica.
La mia amica greca mi abbassò i jeans e le mutande, mentre lei si abbassò il vestitino bianco fino alla vita, mostrando il suo petto nudo. E questa volta presi poi io l’iniziativa, ponendo la mia mano destra dietro la sua nuca e avvicinando con decisione il sul viso a contatto col mio per baciarla. Infilai delicatamente la punta della mia lingua nella sua bocca, accarezzando delicatamente la sua e poi un pochino ancora di più addentrandola all’interno, facendole fare piccoli movimenti rotatori e poi feci fare anche a lei altrettanto nella mia bocca. Stemmo così, appassionatamente per parecchi secondi, sentendo il calore delle sue tettine sulle mie, finché lei si fermò e sempre guardandomi negli occhi, si abbassò sulle ginocchia trovando il mio pene che era da un po’ scoperto ed eretto e cominciò a succhiarmelo avidamente. In quel momento mi sembrò di essere nel paradiso degli Dei e godei serenamente e pienamente di quel momento celestiale.
Ma come tutte le cose belle terminò in un batter d’occhio.

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3 commenti

  1. Ernest ha detto:

    Eros in luogo dove l’eros è di casa…

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  2. Rus ha detto:

    Fantastica ambientazione.

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  3. Armando ha detto:

    Iris personaggio azzeccato della narrazione.

    Piace a 1 persona

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