>CAPITOLO 26< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 26

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Quando tornammo dall’Agorà, Giulio e Dímitra ci fecero una piacevole sorpresa: ci lasciarono la villa tutta per noi, per tre giorni, poiché andarono a fare una sorta di mini crociera, con la barca a vela, alle isole vicine a Kos. La casa era anche libera dalla servitù e dal personale di servizio affinché la nostra privacy fosse completamente garantita.
In quei tre giorni, l’amicizia fra me e Iris, fatta di giochi sessuali, stava prospettandosi come una profonda complicità amorosa e il mio desiderio di fare il mio primo rapporto carnale, proprio con lei, doveva assolutamente essere realizzato.
La giovane greca aveva sbloccato tutte le mie inibizioni dovute alla timidezza che mi trascinavo dall’infanzia. Lei mi aveva coinvolto nelle sue fantasie erotiche che erano anche le mie. Anch’io come Iris facevo sogni lussuriosi, soprattutto a occhi aperti e lei aveva subito intuito che io ero sulla sua stessa lunghezza d’onda.
Dopo però il sesso consumato sulla barca a vela e tra le rovine archeologiche dell’Agorà, avevo una voglia tremenda di fare l’amore su un bianco letto con la giovane greca. Desideravo intensamente vederla completamente nuda e potermi congiungere a lei.
La prima sera le sfilai finalmente le mutandine mentre era distesa sul letto, ma trovai la sorpresa: aveva il pisello. Un pisello piuttosto piccolo ma pur sempre un pisello. Era una transgender.

“E allora Ricardo? Non te l’aspettavi vero?”, mi chiese lei sorridendo dolcemente, come suo solito, con disinvoltura, come se mi avesse domandato se poteva piacermi l’epilazione delle sue cosce.
Non risposi, ero letteralmente basito e naturalmente paonazzo in volto per la vergogna. Così, molto imbarazzato, presi una scusa stupida per meditare e prendere tempo:
“Scusami cara, ma sai che non ho fatto mica la doccia? Puzzo da fare schifo. Dammi cinque minuti che vado a lavarmi.”
E andai in bagno vedendo con la coda dell’occhio che lei crollava la testa.
Rimasi a fare la doccia ben oltre i cinque minuti, almeno quindici senza riuscire a capacitarmi della situazione e tornai in camera da letto terrorizzato per l’impasse. Ma fortunatamente lei si era addormentata e me ne guardai bene di svegliarla. Dormii tutta la notte malamente, alternando incubi e risvegli.
Il giorno seguente andammo in spiaggia e Iris si comportava come se nulla fosse accaduto, anzi, fra le sue molteplici risorse e attitudini già a me dimostrate, mi stupì di nuovo fecendomi un bellissimo massaggio alla schiena, mentre ero sdraiato sulla stuoia a prendere il sole. Sempre con disinvoltura mi invitò a fare il bagno e dovetti riconoscere che riuscì a distrarmi, tanto che stemmo in spiaggia fino al tramonto del sole, seduti e abbracciati sulla stessa stuoia. Mentre i raggi crepuscolari ci accarezzavano il viso, Iris lavorò di fantasia stimolando il mio appetito sessuale nei suoi confronti:

“Adesso arriva un sultano a cavallo accompagnato da una milizia anch’essa a cavallo, che mi invita a montare sul suo destriero. E io accetto perché rimango affascinata dallo charme del califfo e anche tu fai altrettanto salendo su un cavallo di un soldato. Ci trasportano, così come siamo vestiti di soli costumi da bagno, in un accampamento all’interno dell’isola dove ci fanno entrare nel tendone del sultano. Lì ci tendono una trappola perché ti legano a una sedia e a me mi bloccano le braccia e mi strappano solo il reggiseno del bikini. Poi mi costringono a sdraiarmi a pancia in giù su un letto a baldacchino, mi tengono bloccate sempre le braccia e anche le gambe che mi vengono divaricate. Tu sei di fianco al letto, costretto a guardarmi in quella scomoda posizione di costrizione. Arriva il califfo completamente nudo e col pene eretto molto grande. Egli mi strappa gli slip da bagno, si sdraia sopra di me e mi sodomizza per parecchi minuti. E mentre io urlo di godimento come un’ossessa, il sultano, imperterrito nei suoi colpi di fianchi poderosi, ti osserva sghignazzando…”
E io la interrompo:
“Adesso basta Iris! Andiamo in casa che ho voglia di scoparti!”
In poco tempo eravamo nella camera da letto. Le strappai la t-shirt, i calzoncini e il bikini e la gettai a pancia in giù sul letto, mentre lei sorrideva molto compiaciuta.
Mi tolsi le bermuda e gli slip, ma non la polo che indossavo, poiché la mia voglia di scoparla era incontenibile. Ma Iris mi disse:
“No, scusa Ricardo, aspetta un attimo per favore. Usa il lubrificante che si trova nel cassetto di quel comodino perchè sono vergine.”

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