>CAPITOLO 29< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 29

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Le sue mani erano calde e morbide. Me le sentivo su tutto il corpo. Mi accarezzavano dolcemente le cosce e poi su, fino ai testicoli e pene infuocati di libidine.
Stavo sdraiato su un letto di lenzuola bianche e avevo appena fatto del buon sesso con Iris, ma non ero ancora venuto. Il mio amore greco sapeva che mi piaceva dare sfogo alla fuoriuscita dello sperma, con l’aiuto della sua mano, mentre mi osservava teneramente con i suoi occhi scuri, giovani e vispi di una ventenne. Occhi appartenenti a un grazioso viso ovale e allungato e io, stando a pancia in sù, godevo beatamente e ammiravo anche il cielo di mezza estate dalla finestra a balcone. In quel momento di letizia sublime mi sembrava di vedere l’azzurrità del mare che si specchiava nella volta celeste.

Qualche ora prima andammo a pranzare in un grazioso e tipico locale di Kos e gustammo entrambi del “must”: con tante olive nere, cetrioli, pomodori, peperoni verdi e cipolle fresche.
Dopodiché camminammo, mano nella mano, sulle passeggiate nel molo del porto. Il sole si presentò alto e si rifletteva vezzosamente sulla superficie del mare, oltre le barche ormeggiate. In quel momento cominciò già l’amore con Iris. La nostra fantasia sessuale prendeva il largo nelle nostre menti, come i piccoli panfili, che erano lì presenti davanti a noi, destinati a navigare verso altre località marittime.
Fantasie e sogni a occhi aperti, che ci raccontavamo sottovoce guardandoci negli occhi. La mia amante greca, imparò più velocemente di me, la lingua italiana e, addirittura, anche qualcosina della mia lingua d’origine: il portoghese.
Di contro, io feci più fatica a imparare il greco rispetto all’italiano. Così, le nostre conversazioni erano prevalentemente in italiano, senonché, nei momenti d’intimità, amavamo dirci parole dolci in greco, piuttosto che in portoghese. Era lei che, come usuale, cominciò a parlarmi delle nostre immaginarie avventure erotiche. Tutte avvenute nei panfili e io le ascoltavo con ammirevole passione, perché era come se le leggesse nella mia mente:

<<Tu, Ricardo, sei il padrone di quel panfilo e sei un uomo ricchissimo e potente. Siamo io e te, un’altra donna e un marinaio factotum. L’altra donna è una bellissima nera africana che hai comprato da uno sceicco a Tunisi. È molto giovane, con seni piccoli, tanto da sembrare una bambina ma non lo è. I capezzoli delle sue tettine sono però turgidi e ha labbra molto carnose, così come la sua figa, carnosa e completamente depilata. Ha capelli corti, ricci e tinti di biondo platino che le danno quel giusto tocco raffinato e puttanesco allo stesso tempo.

Siamo in mezzo al mediterraneo e al timone c’è il marinaio, che è un bel giovane fusto di spiccati lineamenti orientali. Tu sei sdraiato su un telo adagiato sull’ampia prua. Sei completamente nudo al sole e di fronte a te c’è il marinaio. A un certo punto cominci ad avere un certo appetito sessuale e pertanto il tuo uccello comincia ad andare in erezione e così lo prendi con la mano destra e lo fai oscillare mostrandolo fieramente all’uomo al timone, che ti osserva sorridendo. Fieramente perché sai che lui ce l’ha più piccolo del tuo. L’hai assunto con quella prerogativa e facendogli firmare un contratto in cui lui, oltretutto, non deve mai assolutamente guardare me e la donna africana e pertanto deve rimanere a noi indifferente.
Può guardarci solo in una determinata circostanza che ti spiego al termine di questa breve storia avventurosa.

Così ti alzi, sorridi al timoniere e scendi sotto coperta. Lì, ci siamo io e l’africana ad attenderti, sdraiate e completamente nude. Ti guardiamo sorridendo e tu ti sdrai in mezzo a noi. Ti accarezziamo dappertutto, mentre tu stai beatamente a pancia in sù, con le braccia piegate dietro il tuo capo. Poi, io e la giovanissima donna nera ci concentriamo sul tuo membro. Lo lecchiamo e lo succhiamo, con calma, a turno e insieme, senza trascurare le tue palle gonfie….E poi…>>, io la interruppi dicendole:

<<… e poi continuate imperterrite così, fino a quando non deciderò di scoparvi, mentre osservo di fronte a me una telecamera. So che quell’apparecchio riprende noi e il marinaio factotum che può vederci, in diretta, da un monitor sulla plancia di comando. La sua  mano destra è sul timone e con la sinistra si masturba.>>

<<Ah furbastro depravato! Hai così indovinato quando il porco marinaio può vederci!>>

Così terminammo la nostra fantasia erotica facendoci una grassa risata.

Giulio era in barca a vela, per tutto il giorno con Dimitra, lasciandoci l’appartamento sul mare tutto per noi.
Io e mio padre dovevamo tornare in Italia il giorno seguente. Così decisi di dirgli tutta la verità del mio rapporto con Iris e della sua reale sessualità, una volta rientrati con calma in patria. Convenni con il mio amore greco che era meglio vedermela con lui a quattrocchi, senza il coinvolgimento diretto di lei e sua madre. Poi, come era già previsto e stabilito da giorni, avremmo invitato le nostre donne greche a casa nostra, verso l’autunno.

Quell’ultimo giorno sull’isola di Kos rientrammo in casa io e Iris verso le 4 del pomeriggio e, in un isolamento protetto e intimo, senza quasi accorgercene, facemmo l’amore. A un tratto io l’attirai contro il mio corpo. Il mio amore greco si lasciò abbracciare e mi abbracciò a sua volta; per un poco, ancora vestiti, rotolammo goffamente attraverso il letto, baciandoci e frugandoci addosso con mani impazienti e inabili. Quindi, come per tacito accordo, ci spogliammo a vicenda: io sfilai a Iris per le braccia la camicetta rosa, lei mi abbassò la chiusura dei pantaloni; io le sbottonai il reggiseno, lei mi tirò giù lo slip; io le tolsi la gonna per i piedi, lei mi strappò la t-shirt per la testa. E così, via via, in una gara di destrezza che fu resa impacciata dal desiderio, finché non ci trovammo ambedue nudi. Allora il rapporto d’amore che ebbe, fino a un certo punto, un carattere spontaneo e confuso, si ordinò e sviluppò in maniera quasi rituale. Io mi stesi supino, Iris salì a cavallo sul mio ventre, dandomi la schiena abbronzata e io tesi le mani per accarezzarla con delicatezza. Lei si raccolse, intanto, i suoi capelli lunghi e neri, momentaneamente con le mani, per farsi accarezzare anche le spalle da me.

Il mio pene intanto entrò dentro di lei. Iris cominciò a muoversi da destra a sinistra e viceversa dolcemente e tenacemente coi fianchi muscolosi e, per così dire, sembrò voler provare la forza del mio membro storcendolo da una parte all’altra. Poi smise di ballare sopra di me e si girò per sdraiarsi sulle mie gambe e mi guardò con passione prima di succhiarmi avidamente il pene duro come il marmo, così eretto e tendente verso il mio stomaco, che il mio amore greco dovette piegare il capo ancora più in giù, per seguire meglio l’aderenza delle sue labbra sul mio lungo stantuffo.
Iris continuò la soave fellatio fintanto che non le dicessi di smettere, perché consapevole che non mi piaceva venire nella sua bocca.
E poi lei sostituì la bocca con la mano sul mio pene quasi in eruzione. E finalmente l’apoteosi e Iris, continuando su e giù con la sua mano, mi baciò in bocca con la lingua, assaporando la mia salivazione lievitata a seguito di un’eiaculazione che sembrava non terminare mai.

<<Se agapó polý Iris… >>, sussurrai io a bassa voce.

<<Eu te amo muito Ricardo tambem…>>, mi disse lei dolcemente sdraiata al mio fianco destro, con la testa appoggiata sulla mia spalla.

Ma, a un certo punto, entrò in camera da letto qualcuno, giusto in tempo dopo aver terminato il lungo amplesso e le effusioni amorose.
Scorsi con la coda dell’occhio che era
mio padre. Entrò dentro lentamente e io, con tono molto scocciato, domandai ed esclamai:

<<Ma che caspita papà?! Ma si entra così, senza neanche bussare?! >>

E non feci nemmeno in tempo a domandargli come mai rientrò in casa prima, che lo vidi introdursi più all’interno della camera con le mani alzate e dietro la nuca. Subito dopo di lui entrò Dimitra nello stesso atteggiamento. Si voltarono entrambi verso di noi: io stavo seduto ai piedi del letto, mentre Iris si era alzata ed era ritta vicino a me. Tutti e due rimanemmo nudi come vermi e osservavamo i nostri cari con sguardo sbalordito. Mio padre volse le sue attenzioni solo sul mio amore greco e mostrò sul suo viso un’espressione molto turbata.

Entrarono, infine, in camera, tre individui corpulenti, vestiti con jeans e t-shirt, ma con la testa incapucciata di collant nero.
Tenevano in mano tutti quanti una pistola.
Uno la teneva puntata su Giulio e Dimitra, mentre gli altri due su di me e la mia fidanzata che cadde in terra a causa di uno svenimento.

“… E così, carissimi lettori, siamo giunti a oggi. Ripercorrendo la storia dal capitolo uno, integrandolo a questo capitolo ventinove. Dopo una lunga narrazione del passato di Ricardo, avete scoperto la vera identità del suo amore greco. Una storia d’amore non comune.
E Giulio è venuto a conoscenza della verità in un modo non proprio ottimale, in una situazione molto imbarazzante.
E ora siamo alle battute finali di questo mio lungo e appassionante romanzo che vi riserverà ancora delle sorprese.
Ricardo vi racconterà la parte finale della storia, tutta al presente, per dare ancora più realismo alle azioni e alle emozioni…”

Buon Anno…#carlobianchiorbis

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