>CAPITOLO 30< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 30

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<<Ma Iris ha il pisello!>>

<<È una transgender papà! Allora? Qual’è il tuo problema?>>

Mio padre Giulio crolla il capo e abbassa gli angoli della bocca dando evidenza di avversione. In quel momento, con la barba incolta e gli occhi cerchiati di nero, sembra più vecchio di almeno dieci anni. 

<<Ci troviamo in questa stanza semioscura, seduti e legati con le mani dietro la schiena, con le spalle al muro, sequestrati e tu, invece di essere preoccupato per la nostra incolumità, fai delle rimostranze sulla sessualità della mia ragazza?>>

Lo osservo sdegnato e lui non mi risponde guardando verso la porta della stanza poiché si sentono delle urla. Gli uomini incappucciati ci hanno sbattuto qui dentro, mentre Dimitra e sua figlia sono rimaste fuori. Le grida sembrano provenire da Iris. 

<<Speriamo che non le facciano del male>>, dico a bassa voce e mi metto a piangere per la disperazione e l’impotenza di non poterla difendere dagli uomini malvagi, mentre mio padre guarda sconsolato sempre verso la porta finché non si sente anche ridere

“I rapitori si stanno anche divertendo facendoci delle angherie”, penso ancora più afflitto e inerme. E penso anche con sconcerto a Giulio che sembra impassibile alla situazione drammatica, mostra un’espressione del viso come se fosse in trance. 

<<Ma papà, non hai paura che facciano del male a Dimitra e sua figlia? Poi potrebbero fare del male anche a me!>>

E finalmente sembra riprendersi dallo stato della perdita di coscienza. China il capo e dice mestamente:

<<Sì, certamente Ricardo che ho paura e mi dispiace tanto di averti portato qui in Grecia e averti messo in questa bruttissima situazione.>>

Vedo che scendono delle lacrime anche sulle sue guance ma penso, preso ancora dalla rabbia per le sue parole sul conto del mio amore greco, che siano gocce di pianto più per aver scoperto la sessualità di Iris da lui non condivisa, non accettata, piuttosto che per la nostra integrità fisica. 

Non si odono più le urla e non si ode più ridere, trascorrono attimi interminabili di silenzio tombale. Poi sento il cigolio della porta metallica che si apre e la luce che si introduce, accecando i miei occhi affaticati. Una sagoma mi ripara dalla luce. È quella di Iris che viene accompagnata, da due uomini incappucciati, a sedersi di fianco a me, alla mia destra, pure lei seduta con le spalle al muro e le mani legate dietro la schiena. Mio padre, seduto alla mia sinistra, ritorna allo stato di trance precedente e mi pare che non si sia nemmeno accorto dell’arrivo di Iris nella stanza. 

La porta metallica viene serrata emettendo un rumore che mi dà l’impressione dell’ultimo rintocco funebre di una campana. 

<<Ti hanno fatto del male?>>, le chiedo quasi con imbarazzo e lei mi risponde laconicamente:

<<No!>>, facendomi tirare un sospiro di sollievo, ma allo stesso tempo penso alle sue urla e immagino che sia una falsa risposta per non farmi ulteriormente soffrire. 

La osservo mentre tiene il capo chino coprendosi il viso con i suoi capelli neri finché lo solleva e mi guarda di sbieco mostrandomi occhi pieni di lacrime. 

Con voce tremolante mi dice:

<<Hanno rilasciato mia madre, con la richiesta di riscatto di un milione di euro in contanti entro le quarantotto ore. Se non riceveranno il denaro entro il termine stabilito ci faranno a pezzetti.>>

La paura e il panico mi assalgono completamente, avvolgendomi in uno stato di terrore che sto quasi per svenire ma mi faccio forza per il mio amore greco.

Iris mi guarda ancora di traverso e, come se leggesse nella mia mente, desiderosa di conoscere altri dettagli, aggiunge:

<<Non appena è uscita Dimitra dallo stabile, per procurarsi tutto il denaro, mi hanno spogliata nuda e hanno riso di me, per il mio corpo metà uomo e metà donna.>>

<<Maledetti bastardi!, dico a bassa voce.

A un certo punto mio padre si riprende ancora dal trance e peggiora la situazione buttando benzina sul fuoco anziché spegnerlo:

<<Se Dimitra mi avesse detto la verità su sua figlia, non sarei venuto qui in Grecia con te Ricardo. Così te non avresti perso la testa per una, per una…>>

<<Su dai papà, dillo! Adesso che c’è qui Iris non riesci a dirlo? Una transgender! Sai cosa ti dico papà? Ti dico che sei proprio uno stupido!>>

Intanto la mia ragazza si astiene di intromettersi nel litigio fra me e Giulio. Rimane in silenzio col capo chino e non piange più. 

Si apre di nuovo la porta ed entra un uomo incappucciato che ci parla in greco, con uno spiccato accento straniero, a tal punto che quel poco che conosco della lingua madre di Iris, non capisco nemmeno una parola di quello che ci dice. 

Il sequestratore rimane in attesa, in piedi di fronte a noi, mentre il mio amore greco ci traduce quello che ha detto:

<<Adesso possiamo andare in bagno a turno e quindi ci consiglia che se anche non abbiamo bisogni corporali, di approfittarne ora, perché ci è consentito, solo una volta, ogni quattro ore. Inoltre, ci porteranno da mangiare e slegheranno solo me. Io potrò mangiare e poi dovrò imboccarvi, ma avremo al massimo mezz’ora di tempo.>>

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3 commenti

  1. Ernest ha detto:

    E siamo alla resa dei conti…

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  2. Sara ha detto:

    Schietto, realistico… Very good

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  3. Victor ha detto:

    Stile letterario spartano ma molto efficace…

    Piace a 1 persona

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