>CAPITOLO 32< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 32

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Mi sveglio di soprassalto da un incubo bruttissimo:

“Stavo sognando che mi trovavo nell’hotel dove ci aveva ospitato Dimitra, ancora prima che arrivasse Iris. Era la sera di quando volevo andare con una prostituta ma fui colto da un attacco di colite improvviso e dovetti rientrare in casa.

E la scena era ripetuta nell’incubo… entrai nell’edificio, andai direttamente nella toilette degli uomini dove accadde un altro imprevisto: un bagno era occupato, mentre quell’altro era fuori servizio. Cosicché dovetti andare nella nostra suite all’ultimo piano.

Entrai avvertendo Giulio e Dímitra del mio ingresso, con tono di voce piuttosto alto, ma non sentii risposta. Si udiva della musica classica soffusa, provenire dalla camera matrimoniale. Mi sembravano delle note melodiche di Mozart. In un nanosecondo ero sulla tazza del water del bagno annesso alla mia camera. Il sollievo per la mia pancia fu piacevolissimo. Subito dopo mi lavai e decisi di uscire per mettere in pratica, finalmente, il mio obiettivo che mi ero prefissato quella notte. Ma non appena mi trovai fuori dal bagno sentii degli urletti di godimento smorzati. Constatai che provenivano dallo studio situato fra la mia camera e quella matrimoniale. Colto da un’incontrollabile curiosità mi avvicinai a quel locale e notai che la porta era socchiusa e dallo stesso usciva della luce illuminando parte del corridoio. Rimasi così per parecchi secondi ascoltando i brevi gemiti di godimento, verosimilmente contenuti. Ormai dominato da irrefrenabile e irreprimibile desiderio diedi una leggera spinta alla porta, quel tanto che bastava per guardare nel locale. C’era una scrivania a sinistra della porta; così rivolsi lo sguardo verso quella parte, esponendo solo una piccola porzione del mio viso, per non essere visto. Dapprima vidi una testa come decapitata sul piano della scrivania; il corpo era fuori dal mio angolo visuale. 

Però la testa non era quella di Dimitra bensì quella di Iris tutta ricoperta dai suoi capelli mori. La testa era duramente schiacciata contro la tavola e la mano di mio padre la stringeva alla nuca, mantenendola ferma in quella posizione scomoda e strana. Non vedevo di Giulio, che una parte del braccio; ma quello mi bastava per intuire che lui stava dietro al mio amore greco e se la stava scopando a pecora, pesandole addosso e costringendola a piegarsi sulla scrivania. In quel momento, l’idea della violenza, una violenza inspiegabilmente accettata e subita, mi balenò in testa non solo dalla posizione innaturale della donna ma anche dall’espressione del suo volto come, appunto, di testa decapitata subito dopo il supplizio, con gli occhi aperti e fissi e la bocca atteggiata in urla di godimento moderati per non farsi sentire. Sentii a un certo punto anche la voce di mio padre tesa e ansimante:

“Allora dimmi che sei la mia puledra, dimmelo, se no ti torco il collo! Ma dimmelo in greco!”

A questa ingiunzione erotica, la testa mozzata balbettò docile, con voce affannosa e godente:

“Sì, lo sai, sono la tua Foradítsa!”

“Sì, brava la mia Foradítsa!”

E il mio amore greco parlava però con la voce di sua madre e continuava con i gemiti di godimento. Poi disse:

“Caro Ricardo, mi sono operata e ora ho la figa, finalmente, come tutte le donne normali. Ora tuo padre si è invaghito di me ed è pazzo di me. Continua a scoparmi e farmi godere. Non pensavo che fosse così bravo a letto!” 

A un certo punto, arrabbiatissimo, lì interruppi esclamando davanti alla porta d’ingresso della camera:

-E che caspita! Siete tutti quanti degli sporchi maiali!-

E mio padre Giulio e Iris, stando sempre nella posizione di sottomissione, si misero a ridere a squarciagola. Iris, mentre rideva, assumeva il volto di sua madre Dimitra e viceversa…”

Ma appunto mi sveglio finalmente e l’incubo termina. La porta metallica della nostra prigione si apre e, nonostante l’intorpidimento del brutto risveglio e la semioscurità, riconosco la figura di Dimitra che entra e si catapulta addosso a Iris per abbracciarla. La bacia ripetutamente sul viso e fiumi di lacrime scendono sulle loro guance. Anche mio padre piange e pure io, ma in quegli istanti non capisco e ho un dubbio che mi angoscia tremendamente: la madre del mio amore greco ha pagato il riscatto e quindi ci liberano? Oppure no? O sì, non completamente e ora chissà quali mali i sequestratori ci arrecheranno? Ma, fortunatamente, la domanda soddisfatta è la prima… 

<<Non è possibile? Mister Smith?>>, sento esclamare da mio padre, stranamente con grande enfasi ed entusiasmo.

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Un commento

  1. Bond ha detto:

    Stupefacente

    Piace a 1 persona

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