> CAPITOLO 13 < SCENT OF THE SEA

Scent of the Sea – Chapter 13

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POST 13

🔮ANNO 2068 – AGGUATO DEL SIGNOR LINCOLN ALLA CASA DI XAVIER E TRASFERIMENTO DA VOGHERA A CESANO BOSCONE🔮

Sopraggiunse un’altra notte. Non era una notte come tutte le altre. Era la notte della paura. Roncalli non riusciva a prendere sonno perché era troppo preoccupato. Pensò che tutti i presentimenti, le premonizioni e i sospetti fossero spaventosamente reali. Subito dopo essere tornati a casa dalla visita del vicino, aveva appurato con Ginevra che egli fosse effettivamente una persona malvagia. Inoltre aveva letto negli occhi di Lincoln una freddezza agghiacciante. Nei suoi occhi c’era un’espressione senz’anima, senza vitalità. E Xavier la conosceva bene. Nel lontano 2017, quando si guardò allo specchietto dell’autovettura adibita a dimora tombale, perché voleva farla finita con la sua vita terrena, aveva gli occhi con la stessa espressione. Erano le ore tre e un quarto e Xavier si alzò dal letto per mingere. Prima di recarsi in bagno passò davanti alla camera di Ginevra e Ludmilla. Dormivano come degli angeli sullo stesso letto. La madre abbracciava accovacciata la sua bambina amorevolmente. Ginevra aveva fatto fatica a prendere sonno, in quanto anche lei era rimasta scombussolata dall’incontro con il vicino di casa. Mentre le osservava affettuosamente, sentì un rumore provenire dalla zona giorno della casa. Era un rumore molto sospetto. Si spostò silenziosamente verso la porta scorrevole comunicante col soggiorno. Si appoggiò sullo stipite osservando con apprensione l’ingresso dell’abitazione. Pur non avendo l’udito di un tempo, percepì comunque benissimo che stavano cercando di forzare la porta. Allora Xavier, con non poca agitazione, andò subito a prendere una mazza da baseball nel ripostiglio. Con la mazza di legno nelle mani ben afferrata, si avvicinò coraggiosamente alla porta di ingresso. Guardò dallo spioncino, stando attento a non fare rumore e neanche troppo stupito pensò: me lo aspettavo, brutta carogna, che fossi tu!

Ormai l’intruso stava riuscendo nell’intento, ma non appena varcò la soglia indesideratamente…Knock! Xavier gli sferrò un colpo alla testa con decisione e abbastanza forte da farlo cadere a terra tramortito.
Dopo qualche minuto, Lincoln si svegliò, sdraiato a terra, vicino all’ingresso interno della casa di Roncalli, ben legato alle mani e ai piedi. Egli pensò, per suo dispiacere, che il vicino di casa avesse fatto un ottimo lavoro con le corde. Era ben avvinghiato e pertanto era impossibilitato ad azionare il pulsante, sotto l’ombelico e attivare così, in suo soccorso, gli alleati Fisher e Meyer. Ginevra nel frattempo si era svegliata non per il rumore, ma per un sogno premonitore.
Xavier osservava l’intruso con disprezzo e anche Ginevra lo guardava allo stesso modo, stando appoggiata seminascosta dietro lo stipite della porta scorrevole.
«Allora signor Lincoln perché è venuto in casa mia come un ladro?» Chiese Roncalli con decisione.
«Lo sapete benissimo perché!» Rispose l’ospite indesiderato.
Xavier sapeva naturalmente il motivo e con tono minaccioso gli replicò, in maniera più esplicita:
«Lei è venuto per ucciderci. Se io adesso chiamassi le forze dell’ordine darebbero più credito a un vecchio, ex dipendente militare della NASA e pluridecorato, piuttosto che al sottoscritto, cittadino qualunque, più anziano di qualche anno, no? Cosa mi dice?»
«Vedo che è molto perspicace signor Roncalli, ah ah ah.»

Xavier si spazientì, andò a prendere il nastro adesivo da imballaggio, che aveva nel cassetto della credenza in cucina, tagliò un pezzo con i denti e lo applicò sulla bocca di Lincoln.
«Mi sono stancato di sentire la sua voce spregevole, ora così se ne starà almeno buono, buono e zitto! Parlerò solo io. Sa cosa le dico? Sono costretto a ucciderla, non mi rimane altra scelta. Lo faccio per il bene delle persone alle quali tengo moltissimo, dopo la mia povera moglie Sonia e mia sorella Veronica. Un’azione che mai e poi mai avrei pensato di fare nella mia vita. Sono obbligato per il bene di Ludmilla e Ginevra».
Xavier impugnò con decisione la mazza da baseball e mentre stava per assestare un colpo alla testa di Lincoln, ebbe un attimo di esitazione, in quanto lui lo guardò con espressione pietosa. Pertanto pensò di coprirgli il viso con un grosso asciugamano e la cosa sarebbe stata anche più opportuna, perché lo stesso avrebbe attutito il rumore del colpo di mazza sul cranio. Ma, mentre con convinzione stava per sferrare il colpo mortale, lui sentì una voce alle sue spalle:

«No! Fermati Xavier, non farlo!»

Il padrone di casa si voltò e vide Ludmilla vestita con camicetta bianca e jeans, come se fosse pronta per uscire. Era dietro a Ginevra che lo osservava terrorizzata, in quanto aveva seguito la scena fin dall’inizio. La bambina non aveva mai visto il vecchietto così incattivito. Ludmilla che teneva le sue mani sulle spalle della bambina ripeté al vecchietto:

«Ti prego Xavier non lo fare perché lui, non ci crederai, è la nostra ancora di salvezza!»

Xavier con sguardo dubbioso e parecchio stupito chiese a Ludmilla: «Come fai a essere così pimpante? E poi mi dici che questa bestia potrebbe essere addirittura la nostra ultima possibilità di scampo? Mi sa, cara, che ci sono parecchie cose che io devo sapere.»
«Ho dovuto prendere l’allucinogeno chimera perché devo essere in forza per guidare fino a Cesano Boscone, nella provincia di Milano. Andremo in un appartamento di un palazzo popolare dove c’è la maga Amelia, discendente di Adsa, la maga che aveva previsto il futuro alla mia bisnonna Chantal. La stessa Adsa aveva fatto la profezia sulla mia Ginevra e su di te.»
«Ma continuo a non capire Ludmilla, cosa significa la profezia su tua figlia e me? E poi torno a chiederti, come può servirci un animale del genere a noi? E poi accidenti a te! Sei un’incosciente! Non dovevi prendere l’allucinogeno chimera. Come ben sai ti dà la forza di un leone, ma poi divorerà come un drago, il tuo già debole organismo!»
«Ho dovuto farlo Xavier, fidati di me, per quanto riguarda Lincoln ti spiegherò tutto strada facendo perché il tempo stringe.»

Arrivò il mattino e le prime ore dell’alba diedero il benvenuto ai primi pendolari e ai camionisti che andavano già in tutta fretta verso Milano. Fra gli eco-automezzi baciati da un timido sole primaverile, contaminato dall’ormai cronico smog Milanese, ereditato dalle incuranti dinastie umane precedenti, c’era l’auto di Xavier che si era immessa sulla tangenziale Ovest, in direzione uscita Lorenteggio. Alla guida c’era Ludmilla che seguiva le indicazioni del vecchietto, in quanto lei non conosceva la strada e l’auto non era dotata del satellitare. Avevano anche opportunamente spento i loro smartphone per non essere localizzati. Xavier era assiso davanti e teneva Ginevra seduta sulle sue ginocchia, divertita a osservare il paesaggio circostante come se fosse al Luna Park. Sul sedile posteriore c’era adagiata una carriola di metallo, che il vecchietto e la badante avevano utilizzato per trasportare Lincoln dalla casa al portabagagli, tenendolo sempre rigorosamente legato alle mani e ai piedi e con la bocca tappata dal nastro di imballaggio. Di fianco alla carriola c’era seduto il cane Blacky che stava tranquillo a cuccia. Ogni tanto l’animale di razza Foxhound alzava la testa con sguardo smarrito, in quanto sentiva il suo padrone spazientito, che picchiava con i piedi contro il metallo del portellone del portabagagli. Anche Ludmilla sentì il rumore e osservò dallo specchietto retrovisore il cane. Così per spezzare, un poco, la tensione che aleggiava nell’abitacolo dell’auto, disse rivolgendosi a Xavier e alla bambina:
«Strano che non si sente nessun mugolio del cane, evidentemente Lincoln stava sulle palle pure a lui.» E ci fu una lieve risatina per alcuni secondi.
Mentre Ludmilla guidava tranquilla seguendo la direzione della tangenziale, il vecchietto si rivolse a lei: «Per fortuna che questa Fiat Tipo del 2017, che ho conservato nel box, come pezzo di antiquariato è partita, vero cara?»
«Si Xavier, meno male, ha fatto una gran fumata di scarico ma poi si è avviata regolarmente» rispose Ludmilla sorridendo e disse:
«Ora stiamo contravvenendo incivilmente al codice della strada, sia riguardo i fumi di scarico di questa auto e tu che tieni la bambina sulle tue ginocchia. Ma questo è niente perché si tratta di una questione di vita o di morte che non riguarda solo noi, ma l’umanità intera.»
La badante questa volta, mentre disse queste parole ebbe uno sguardo cupo, triste e continuò:
«Per fortuna anche che siamo nella scia dei pendolari e camionisti e pertanto non ci sono vigili o forze dell’ordine che presidiano più di tanto le strade…» Mentre la ragazza pronunciò queste parole, il vecchietto guardava anche lui come Ginevra, il paesaggio circostante, ma con amara tristezza perché pensò che non era cambiato nulla da tanti anni addietro, quando faceva il pendolare. Dopo trentacinque anni che se ne andò in pensione, il sentimento che gli pervadeva il cuore era sempre il medesimo. Vedeva gli altri automezzi nelle ostiche strade senza anima, condotti da persone dalla parvenza anonima e pesantemente insofferente. Persone indotte sempre di più al consumismo come unica ragione di sopravvivenza e sempre più globalizzato. Persone svuotate di entusiasmo e buoni sentimenti, dove l’unico obiettivo è quello di prevalere sul più debole. Arrivare primi e tenersi l’orticello edonistico, condividendolo con il prescelto di tornaconto… «Allora Xavier? Non sei curioso di conoscere la profezia della maga Adsa, antenata di Amelia?»
«Certo cara…» rispose il vecchietto, cercando però di mascherare alla badante, nel suo sguardo, il sentimento che provava in quel momento: puro terrore. Terrore in quanto le storie di magia, stregoneria e soprannaturale, lo avevano sempre suggestionato, fin da quando era in tenera età…
«Nella casa popolare di Cesano Boscone e precisamente all’indirizzo indicato sul foglietto, che mi è stato tramandato dalla mia bisnonna Martina Chantal, insieme al racconto verbale della profezia di generazione in generazione, dovrete fare un viaggio nel passato del mondo parallelo.»
«Dovrete chi? Io e la tua bambina?» rispose incredulo Xavier.

«Si, la maga Adsa che aveva predetto il futuro alla mia bisnonna, vide nella sfera di cristallo che lei sarebbe guarita da una malattia incurabile e avrebbe conosciuto un uomo di origine tedesche. Ma il mio bisnonno Carlo Schneider non incrociò per caso Chantal, era un predestinato. Lui sapeva che il gene ereditario della mia bisnonna proveniva dai secoli risalenti all’epoca del popolo dei Celti, ovvero quando nacque Ginevra…»

Mentre Ludmilla stava narrando la profezia, Xavier cominciò a vederci più chiaro e gli stava diminuendo anche la paura… «Ti dirò di più…il mio bisnonno aveva anche lui poteri soprannaturali e faceva di sovente sogni di un mondo parallelo. Dopo qualche anno che furono insieme, Martina e Carlo andarono dalla maga Adsa per farsi predire il futuro e scoprirono l’esistenza di un popolo nazista tedesco su un mondo parallelo, più avanti negli anni rispetto a noi. Su di esso il popolo germanico rispetto a quanto era avvenuto sul nostro pianeta aveva vinto la guerra e stabilito una razza completamente ariana. Poi, con la decadenza del loro sistema solare, dovettero cercare un altro pianeta in cui vivere e scoprirono il nostro globo terrestre, di cui ora vogliono impadronirsi. Quando venni con Ginevra da te non volevo credere alla profezia, fino all’ultimo ho sempre sperato che non si fosse mai avverata per il bene della mia bambina. Ma poi, quando ho visto che siete entrati in contatto col vicino Lincoln, ho dovuto arrendermi al destino e pertanto, come vedi, sono entrata decisamente in azione.

«Si cara, ma accelerando il processo tumorale!» Disse il vecchietto.
«Lo sai benissimo Xavier che ormai non c’è più niente da fare e vale la pena sacrificare quel poco che mi resta da vivere per Ginevra, per te e l’umanità intera.» Nel frattempo il vecchietto fece una fatica incredibile a trattenere le lacrime e per camuffare il suo stato di commozione fece finta di fare uno starnuto. Ma Ludmilla si accorse del suo escamotage, fece un lieve sorriso amaro e continuò nel racconto della profezia:
«Grazie all’intercessione soprannaturale della maga Amelia, tu e Ginevra entrerete in contatto con lo spirito di Adsa. Ma ecco che qui entra in gioco la preziosa presenza di Lincoln. Essendo un discendente della dinastia nazista del mondo parallelo, tu e la mia bambina stabilirete un contatto forzato telepatico con lui, per poter effettuare il teletrasporto nel passato della sua stirpe. Così entrerete in contatto con la maga Adsa, nel mondo parallelo e precisamente nel mese di luglio del 1944. La maga dovrà recarsi in Germania e fare in modo di incontrare assolutamente il colonnello Claus Schenk Von Stauffenberg, affinché gli fornisca indicazioni preziose per non fare fallire l’operazione Valchiria. Non hai mai visto Xavier, il film di Tom Cruise di inizio millennio?»
Mentre Ludmilla disse queste ultime parole, il vecchietto rimase inebetito, a bocca aperta e fece giusto appena in tempo a dire alla ragazza:

«Occhio cara che c’è l’uscita Lorenteggio, prendi poi la direzione per Milano e segui le indicazioni per Cesano Boscone.»

#carlobianchiorbis
Per difendere i propri affetti in pericolo, un uomo trova delle forze inaspettate che non si immagina nemmeno di possedere.


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4 commenti

  1. Antonella Di Lauro ha detto:

    Avvincente davvero … Non farci aspettare troppo per il prossimo capitolo !

    Piace a 1 persona

    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Grazie! Stasera pubblico il prossimo allora… Ciaoooooo

      "Mi piace"

  2. silvia ha detto:

    Davvero molto bello, aspetto il seguito 😉

    Piace a 1 persona

    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Grazie… Baci Baci

      "Mi piace"

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