> CAPITOLO 15 < THE BEAUTY OF DEATH

The Beauty of death – Chapter 15

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Era notte e Giovanna, fortemente intenerita dall’atteggiamento di suo padre nel pomeriggio, ritornò sui propri passi e si mise a pregare insieme a sua figlia Angelica, prima di coricarsi a letto. Pregarono insieme chiedendo alla “Madonna dei miracoli” che se fosse arrivato il momento del decesso di Evaristo, che avrebbe, almeno, sofferto il meno possibile. E si addormentarono insieme, amorevolmente nello stesso letto. La bambina sentì la mamma singhiozzare leggermente, non appena si girò sul fianco e così anche lei si mise a piangere silenziosamente, pensando intensamente al nonno. Passarono alcune ore e la nipotina entrò nella fase Rem del sonno. Stava sognando…

“La bambina era seduta in prima fila in un teatro tutto tinto di rosso. Le sembrò di avere alla sua sinistra anche sua mamma, distanziata di tre posti liberi. Angelica si voltò per osservarla ma Giovanna non la degnava neanche di uno sguardo. Era come se per la mamma, la bambina non esistesse, lì, in quel momento. Angelica notò che il pubblico non c’era e quindi erano presenti solo loro due. A un certo punto si sentì una musichetta, una melodia lenta che però la bambina non riusciva a distinguere, finché non comparve un piccolo uomo con la gobba, tutto vestito di nero, che proveniva, camminando, dal fondo del palco, attraverso il tendone che da rosso diventò blu. Mentre l’uomo camminava, a passo blando, una luce da palcoscenico lo illuminava seguendo il suo percorso. Anche tutto il teatro si tramutò di colore blu come il tendone. L’essere strano arrivò proprio sul ciglio del palcoscenico, facendo un lento ballo e schioccando le dita al ritmo della strana e irriconoscibile musichetta. Aveva le sembianze di un vecchietto ma la bambina vide che aveva il viso di un neonato. Cominciò a parlare in lingua inglese:
– Dear ladies, this is Mr. Evaristo Leoni …
Terminata la frase osservò, sorridendo, per alcuni secondi Angelica e sua mamma. Ma quest’ultima continuava a non degnare di uno sguardo la figlia, quando all’improvviso l’omino strano si tramutò in principe azzurro e aveva il viso di nonno Evaristo quando era ragazzino. La bambina lo riconobbe, ricordandosi delle foto che aveva visto nei giorni scorsi. Il piccolo principe azzurro osservò, sorridendo, le due donne e poi sollevò la mano destra e si girò a osservarla di fianco a lui. D’incanto si materializzò sulla sua mano un teschio e disse allo stesso, sempre in lingua inglese:
– To be, or not to be, that is the question…But I have been peacefully alive and I owe this thanks to you. My beloved creatures …
E si voltò verso di loro, osservandole col sorriso sulle labbra, e gli disse dolcemente:
-Now it is truly time to leave you. One day we will meet in the skies …”

La bambina si svegliò tutta sudata e guardò l’ora: 12 e 40.
<<Mamma è tardissimo! >> disse con agitazione.
Giovanna si svegliò di soprassalto e guardò l’ora: 7 e 30 e disse:
<<Ma no Angelica, guarda che sono appena le 7 e mezza!? >>
La figlia si sfregò gli occhi per bene e riguardò l’ora.
<<Hai ragione mamma, scusami, ho preso evidentemente un abbaglio.>>

Giunse quindi l’alba e Angelica, quel mattino, anziché fare i compiti delle vacanze, decise di leggere l’ottava lettera del nonno. Poi, non vedeva l’ora che sarebbe arrivato il pomeriggio per andare da lui per abbracciarlo. Quel sogno fatto nella notte non gli era proprio piaciuto, aveva proprio il brutto presentimento che fosse premonitorio.


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