> CAPITOLO 17 < THE BEAUTY OF DEATH

The Beauty of death – Chapter 17

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Angelica e la mamma alle 12 e 35 avevano giĂ  terminato di pranzare. Come usualmente fatto nei giorni scorsi, mangiavano prima affinchĂ© potessero riposarsi un attimino, prima di intraprendere il viaggio verso il monolocale di Pavia, dove si trovava il nonno. Non era un viaggio lungo, ma Giovanna, a prescindere dal tragitto, aveva l’abitudine di prendersi il tempo necessario per fare le cose con comodo. Spesso la donna diceva alla figlia:
“Angelica, quando imparerai a guidare l’auto, ricordati sempre che è molto utile, ma allo stesso tempo da utilizzare con tutte le cautele possibili. Bastano solo tre secondi per una piccola distrazione e potresti rischiare incidenti mortali.”
La bambina si stava lavando i denti quando sentì la suoneria del cellulare di sua madre. Mentre stava terminando di sciacquarsi la bocca udii parlottare e non appena chiuse l’acqua ci fu un silenzio sospetto.
<<Chi era mamma?>>
Ma Giovanna non rispose.
Angelica uscì dal bagno per recarsi in soggiorno e vide la mamma seduta sul divano, con entrambe le mani che le coprivano il viso, ma si vedevano comunque scendere lacrime copiose dalle sue guance, direttamente sulla sua camicetta bianca. La bambina, prima di correre fra le braccia di Giovanna per consolarsi vicendevolmente, guardò l’ora all’orologio da parete che segnava le 12 e 42.
In seguito, la piccola realizzò nei suoi pensieri, che quando si era svegliata dall’incubo di quella notte e vide sulla sveglia le ore 12 e 40, non era ancora completamente desta ma stava ancora facendo quel sogno premonitore, che predisse proprio la morte di nonno Evaristo alle 12 e 40. A quell’ora l’infermiera Stefania doveva portargli le pastiglie e lo trovò seduto sulla poltroncina con la testa abbassata. Chiamò subito l’ambulanza e Giovanna al cellulare, ma non illuse l’amica. Le comunicò subito la mesta realtĂ : suo padre non dava piĂą segni di vita. Quando arrivò il personale del Pronto Soccorso, nel monolocale, e venne constatato il decesso, Stefania notò che, mentre il medico abbassò le palpebre, Evaristo aveva il sorriso sulle labbra. Quando Angelica venne a conoscenza di questo particolare, pensò alle parole del nonno riguardo la giusta morte.
Il funerale si svolse nella chiesetta dell’Ospedale “San Matteo”. La cerimonia venne celebrata da Don Giuseppe e c’erano presenti, oltre ad Angelica e la madre, anche qualche persona ospite dell’Ospedale. Il defunto venne trasportato nel cimitero di Corbetta e tumulato di fianco alla moglie Lorenza.
La figlia e la nipote presero l’abitudine di andare tutte le domeniche mattina a trovare Evaristo e Lorenza al cimitero e a pregare nel Santuario della “Madonna dei miracoli”.
Ad Angelica mancavano da leggere ancora delle lettere del nonno ma lasciò passare ancora parecchi giorni. Ricominciarono le scuole a settembre, non senza difficoltà poiché la paura del ritorno pandemico del Covid-19 era forte e le Istituzioni non avevano preparato e disposto al meglio tutto l’organico degli insegnanti, delle classi, degli edifici, affinché si potessero ricominciare le normali attività didattiche senza affanni e preoccupazioni.

La bambina si fece coraggio e decise di continuare a leggere i manoscritti personali di Evaristo.

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