> PRIMA CUCCAGNA < I LIKE TO KILL

I like to kill – The return of the Aphorist

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Il freddo possiede l’anima dell’assassino e il caldo conforta ancora il sangue delle sue vittime. Vittime che hanno terminato il viaggio terreno e probabilmente hanno impresse, nelle pupille, il volto del loro carnefice. Non solo la morte pone fine al movimento delle lancette, che segnano i secondi nella carcassa del cadavere in via di putrefazione, ma anche la vita dei parenti dei martiri è ormai segnata da sofferenze, dolori e dispiaceri che bloccano la loro voglia di proseguire nel viaggio del destino. Il mondo continuerà a girare e insieme a lui anche la funesta ruota dell’assassino: persone che fino a ieri potevano gioire e godere dei piaceri terreni saranno da lui prescelte e marchiate col “game over biglietto” dell’Aforista. Persone che hanno la sola colpa di assomigliare ai carnefici della triste e drammatica vicenda che ha segnato per sempre l’infanzia dell’assassino. Già esecutore di vendetta da bambino e scoprendo, negli anni, nel suo cuore e nel suo animo, che l’ammazzare divenne un piacere.

In un appartamento oscuro, appena fuori dal centro di Vigevano, c’era l’uomo seduto sul divano del salone di ingresso. Il giubbino nero col cappuccio, i pantaloni extra-large e una t-shirt neri, erano tutti sparpagliati sul pavimento. Anche i pensieri dell’uomo erano sparpagliati.

I ricordi di un’infanzia contaminata.

I ricordi di un’infanzia sudicia.

I ricordi di un’infanzia che non è stata un’infanzia, ma l’iniziazione di un inferno. Inferno in cui l’uomo è stato accolto e ci è rimasto per sempre, come paladino di Lucifero sulla terra.

E quando un giorno la sete di sangue terminerà, egli sarà accolto per sempre negli abissi più profondi.

Gli occhi dell’uomo fissavano l’oscurità della stanza come se stessero rivedendo le scene di un film dell’orrore. Flashback filmici macabri da lui vissuti in prima persona: la vittima pedinata per ore, per giorni, per settimane; seguita in tutte le sue abitudini, con meticolosità. Finalmente la macabra sorpresa, l’agguato nel momento opportuno: la sua mano decisa che sferra un forte colpo di martello sulla fronte “dell’animale predestinato della caccia” e un rigoglioso schizzare di sangue che non avrebbe più fatto un viaggio di ritorno, ma si sarebbe sperduto per sempre sul terreno fertile di Satana. E il punteruolo conficcato soavemente all’altezza del cuore della vittima, facendogli terminare definitivamente di respirare, subito dopo che avesse emesso uno straziante gemito di pietà inascoltata. E infine una siringa conficcata nell’occhio sinistro di un corpo, ormai morto, ma con ancora sangue caldo nelle vene.

<<Geppo ci sei?>> disse l’uomo con la voce da bambino e proseguì:
<<Hai visto come sono stato bravo ieri notte? Abbiamo atteso molti anni prima di ricominciare la mattanza, ma ne è valsa la pena, no? Quale aforisma componiamo per il prossimo fortunato aspirante morto che cammina?>>

L’uomo prese lo smartphone dal comodino e guardò su Google, alla ricerca di qualche aforisma di suo gradimento. Trovò che fosse adatto questo:
“Per non arrossire davanti alla propria vittima, colui che ha cominciato a ferirla la uccide”. Una citazione di Honoré de Balzac.
Cosicché si alzò e, restando sempre nella penombra, si diresse verso il tavolo su cui c’erano fogli bianchi, un quotidiano, forbice, colla e delle siringhe vuote. Compose il messaggino, ritagliando con cura le lettere delle pagine del quotidiano e le incollò con minuziosità certosina. Dopodiché infilò il suo piccolo capolavoro in una siringa vuota.

<<Allora Geppo, che bella emozione, non trovi? La prossima vittima ci attende, ci siamo presi una lunghissima pausa, ma ora recuperiamo il tempo perduto. >>

In Piazza Ducale, in una tarda mattinata di primavera, l’aria aveva il profumo della gioventù e anche un sottile retrogusto di sangue fresco, captato dall’olfatto dell’uomo che stava sotto il portico, appoggiato a un pilastro, a pochi metri del bar Bramante. Osservava una giovane bionda seduta al tavolino all’aperto. La donna, accavallando le gambe dalla pelle liscia e ambrata, non si accorse delle attenzioni di lui che stava seminascosto dietro un totem pubblicitario ed era camuffato con dei grandi occhiali scuri e un cappello con una lunga visiera curva. Il cameriere portò alla donna un aperitivo alla frutta. La bella cliente, prima di porre il bicchiere alla sua bocca carnosa, prese due grosse fragole dallo stecco di legno con la bandierina e le addentò con lussuria. Poi, sorseggiando delicatamente la bevanda, cambiò sensualmente l’accavallo delle gambe. Così fece ripetutamente per alcuni minuti terminando il cocktail. L’uomo osservandola riprovò eccitazioni quasi dimenticate e si mise a parlare al cellulare, a bassa voce:

<<Allora Geppo, cosa ne pensi? Lei è proprio adatta a essere la protagonista del nostro gioco, no? Quando mi è passata di fianco aveva un profumo che mi ha fatto ricordare Marcella. Le assomiglia tantissimo, è provocante come lei, non credi? Capelli lunghi, lisci e biondissimi, occhi azzurri come il mare e snella come una modella di alta moda.>>

La giovane, ignara di essere pedinata, si alzò e si diresse verso il lato sud della Piazza, seguita a ruota dall’Aforista con una disinvoltura da predatore consumato.


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