> CAPITOLO 8 < I LIKE TO KILL

I like to kill – Chapter 8

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<<Non è stanco maggiore per la levataccia di oggi?>>

<<Certo Gornati, direi di sì, non appena avremo terminato di cenare andrò subito in camera a riposare>> rispose Longobucco terminando la frase con un leggero sbadiglio. Maurizio portò loro il secondo piatto di pesce e contorno di insalata mista e il tenente Gornati virò sull’argomento del briefing avvenuto nella giornata in caserma:

<<Dopodomani ascolteremo i colleghi della vittima Tiraboschi come persone informate sui fatti. In primis e per la precisione due colleghe che avevano contatti telefonici frequenti con lui, soprattutto dovremo torchiare la professoressa Sabrina Miccio; le celle telefoniche del suo cellulare risultano proprio nella zona abitativa di Tiraboschi, alcune ore prima del suo decesso. Speriamo domani di trovare qualcosa di interessante, dall’esito definitivo delle verifiche dei nostri esperti, nell’abitazione del professore ammazzato. Effettivamente l’assassino finora non ha lasciato tracce che lascino dedurre il preciso luogo in cui è avvenuto il delitto.>>

<<E sì tenente>> rispose il maggiore rimanendo concentrato nel mangiare il suo piatto di pesce. Gornati continuò:

<<È in gamba effettivamente la detective Leoni, tramite i suoi informatori sappiamo già che Tiraboschi è andato a letto con mezza scuola, fra studentesse e colleghe. Come ultime sue conquiste risultano le professoresse Valeria De Marchi e Sabrina Miccio. Cosa ne pensa della tesi dell’omicidio passionale? >>

Longobucco, mentre stava masticando un succulento mollusco, osservò il collega invidiando la sua freschezza giovanile e il suo innegabile fascino: occhi azzurri, capelli castano chiari e sorriso da star del cinema.
“Le voci che circolano in caserma a Parma sul suo conto di essere uno sciupafemmine sono effettivamente veritiere, mi sa” , pensò il maggiore e non appena terminò di gustare il boccone rispose:

<<Sì, potrebbe essere un’ipotesi fondata tenente. Il modus operandi dell’Aforista potrebbe essere stata una messa in scena per depistare le indagini. >>

Gornati mise in bocca con voracità due forchettate di lattuga e pomodoro a fette e mentre masticava velocemente osservò gli occhi scuri del collega che erano visibilmente affaticati e così, comprendendo che era indubbiamente molto stanco e pertanto non propenso al dialogo, fece un’ultima considerazione:

<<Comunque anche la pista del ritorno dell’Aforista non è da trascurare secondo me, pur dovendo ammettere all’opinione pubblica che in passato è stato commesso un grave errore di indagine giudiziaria. E anche se il modus operandi non è proprio identico al passato… non è detto… col tempo, probabilmente, l’assassino potrebbe averlo cambiato volutamente per diabolici progetti malvagi.>>

Il maggiore Longobucco rispose con un laconico e secco:

<<Certo>>, si scusò con il collega per essere così sfinito e se ne andò in camera lasciando nei piatti ancora del pesce e dell’insalata. Gornati terminò in tutta fretta di mangiare e andò a bere il caffè al banco. Dopodiché uscì a fare quattro passi verso il centro. L’aria era leggermente frizzante e fresca, tipica delle serate di primavera e il tenente pensò di quanto fosse assurda e malata la mente di un assassino, quando è così bello godere delle meraviglie della vita: il buon cibo, il sesso, i posti incantevoli della natura, il sorriso di un bambino… Invece no, evidentemente ci sono ragioni molto profonde che portano a disprezzare la vita e molto probabilmente coloro che uccidono primariamente disprezzano sé stessi. Il cellulare di Gornati squillò non appena arrivò di fronte all’Ospedale Maggiore:

<<Pronto, ciao carissima, allora cosa mi racconti? Vuoi che ci incontriamo domani al ristorante “La Barca” per cena? È vicino alla riva del Ticino qui in Vigevano? Vista la tua classe deve essere sicuramente un bel posto, come no, volentieri, alle 21 sarò lì. Ciao, buona notte. Il tenente pensò che l’indomani notte si sarebbe sicuramente divertito.


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