> CAPITOLO 17 < I LIKE TO KILL

I like to kill – Chapter 17

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Dopo i rilievi effettuati sul luogo del ritrovamento della seconda vittima dell’Aforista, il capo RIS Longobucco, il suo vice Gornati e la detective Leoni si recarono alla Caserma dei Carabinieri. Erano tutti quanti seduti davanti alla scrivania del comandante Attilio Pastori che era visibilmente amareggiato per l’esito negativo del sopralluogo dei Ris. Come avvenuto con l’omicidio Tiraboschi, non furono trovate tracce lasciate dall’assassino. C’era pertanto la certezza che la vittima fosse stata uccisa in un altro luogo e solo l’esame post mortem sul cadavere avrebbe rivelato l’orario del decesso. Il capo della caserma aveva le borse sotto gli occhi ancora più marcate del solito e piuttosto annerite tanto che sembrava un panda. Un panda con il naso aquilino. Il secondo delitto dopo solo pochi giorni dal primo lo aveva alquanto sconvolto. Il maggiore Longobucco, vedendolo in quello stato, pensò che se non avessero fermato quanto prima il serial killer, chissà come si sarebbe ridotto.

<<Maledetti Social!>> disse con tono seccato Pastori.
I tre davanti a lui si guardarono sbigottiti.

<<Maledettissimi Social! Tante persone con la loro stupida mania dei selfie sui luoghi del ritrovamento delle vittime e poi gli stupidi network che pullulano in tutto il centro cittadino e credono di fare le indagini al posto delle forze dell’ordine. Vi ricordate il casino che è successo col delitto di Garlasco? Orde di persone che facevano la spola intorno alla villa della carneficina e nel centro come se fossero in gita. Anche ora qui a Vigevano come a Garlasco: non fanno altro che creare una gran confusione e disturbare le nostre indagini. Inoltre non ci voleva questa supposizione che l’Aforista, da noi arrestato ai tempi, non fosse Locatelli e così avremmo incarcerato un innocente, permettendo al vero colpevole di tornare a uccidere indisturbato.>>

Longobucco era pressoché certo che non fosse un’ipotesi mentre osservava la detective Leoni che lo guardava con un’espressione leggermente corrucciata.
“È evidentemente risentita ma molto affascinante, con i suoi occhioni verde smeraldo ancora di più evidenziati da pupille dilatate e da un sottilissimo strato di lacrime” , pensò tra sé e sé il capo RIS. Il comandante Pastori si scusò per il suo sfogo e diede inizio al briefing facendo cominciare l’esposizione al maggiore Longobucco. La riunione si protrasse fino a sera. Ci fu giusto un break alle 14:00 con un modesto spuntino fatto dei famosi sandwiches offerti dal cugino del maresciallo Pennetta. Il comandante Pastori, sulla base della relazione di Longobucco, avrebbe contattato al più presto il Prefetto di Pavia per potenziare le ronde militari in centro, soprattutto in Piazza Ducale e tutta la zona circostante. Non era più ammissibile che l’assassino e anche i suoi probabili complici avrebbero potuto continuare ad agire indisturbati. Il briefing terminò alle 19.15 e venne constatato che nella notte del 24 maggio le celle telefoniche del cellulare della vittima erano concentrate, nella sua zona residenziale, dalle ore una e tredici fino alle ore una e ventuno. Dopo tale fascia oraria non erano stati più rilevati segnali.

Il tenente Gornati andò ad assistere all’autopsia del cadavere di Barbara Trevisan, sempre affidata al dottor Silvio Greppi. Mentre il maggiore Longobucco stava salendo sulla propria autovettura sentì una mano delicata sulla sua spalla e una voce femminile:

<<Mi scusi maggiore, le andrebbe un drink al bar dell’Hotel Excelsior dove alloggio? Così ci chiariamo tranquillamente e informalmente su questo equivoco dell’Aforista? >>.

Era la detective Leoni che gli fece l’invito con un sorriso ammaliante e mentre Longobucco la osservava, rimase in una frazione di secondo estasiato dal suo buon profumo che gli ricordava tantissimo la sua ex amante Matilde Vergani. Ex amante ed ex collega criminologa tristemente uccisa da un criminale albanese. La detective constatò che il capo RIS, prima di risponderle aveva uno sguardo decisamente assente ma attese con pazienza e sempre sorridendo. Longobucco finalmente rispose:

<<Perché no, signora Leoni. >>

<<Bene, ne sono grata maggiore, ma mi chiami semplicemente Alice e mi dia del tu, perlomeno fuori dalla caserma, così mi fa sentire più giovane.>>

<<Okay Alice, allora chiamami pure Salvatore. >>

<<Okay Salvatore, salgo sulla mia auto e seguimi, tra dieci minuti saremo all’Hotel.>>

La detective e il capo RIS erano seduti sulle poltroncine al bar dell’Hotel. Il cameriere posò sul tavolino due bicchieri di cocktail alla frutta e un piccolo vassoio ricco di stuzzichini. La donna prima di afferrare il bicchiere, sfilò una succulenta fragola dallo spiedino di legno decorativo e se la pose in bocca, per metà, mostrando le sue labbra rosse carnose che erano un tutt’uno con il frutto. L’uomo cominciò a sorseggiare invece l’aperitivo osservandola piacevolmente e apprezzò il cocktail che era decisamente alcolico. Mentre la donna stava terminando di gustarsi sensualmente la fragola, l’uomo bevve un altro sorso dell’aperitivo e pensò: decisamente una bella donna e molto giovanile, ma sicuramente sarà ricorsa alla chirurgia estetica. Non bastano solo i trattamenti quotidiani di creme, giornate di palestra e centri estetici. No, non bastano decisamente e sorrise a lei posando il bicchiere sul tavolino.

<<Perché Alice mi hai parlato di equivoco? Per me non c’è nessun equivoco, è una mia forte convinzione che Locatelli non fosse l’Aforista e tu sei invece convinta di aver operato correttamente e mi dispiace che sei risentita con me, lo capisco.>>

<<No dai, risentita con te no! Piuttosto intendevo equivoco nel senso che volevo chiarire una cosa e cioè che non ce l’ho con te e non vorrei che tu possa pensare che voglia metterti il bastone fra le ruote in questa indagine che stiamo affrontando.>>

Proprio mentre l’uomo stava per parlare, squillò il cellulare della detective. Prima di rispondere, gli fece un cenno con l’indice di attendere un attimo. Si alzò e si allontanò di qualche metro:

<<Ciao Alberto, allora stai pedinando il nostro primo sospettato?>> disse a bassa voce.

“Certo madre”, rispose il figlio, che stava seduto nell’oscurità all’interno della sua auto, parcheggiata di fronte a un palazzo del centro di Vigevano. E mentre egli vide uscire il Preside Martini con una Fiat Tipo argento, dal passo carraio del suo condominio, le disse di nuovo:
“Certo madre, il nostro sospettato è sotto controllo, e chiuse la comunicazione telefonica.” Alice Leoni tornò a sedersi sulla poltroncina e disse sorridendo al maggiore:

<<Era mio figlio Alberto. Gli ho dato disposizioni di pedinare il sacerdote Casnaghi. Come vedi, Salvatore, ci tengo tantissimo a questa indagine. Anche se sono retribuita come consulente ho chiesto una mano a mio figlio, titolare di un’agenzia di investigazioni private.>>

Longobucco, mentre la detective parlava, la osservò minuziosamente come aveva fatto il primo giorno che l’ebbe conosciuta e notò con molto piacere che era vestita come allora. La donna sorrideva con i suoi grandi e intensi occhi verdi, la sua bocca a forma di cuore, carnosa al punto giusto e non volgare. Il viso truccato in maniera sobria, non pesante ma che comunque le conferiva un’espressione molto seducente. Il maggiore terminò di bere il suo drink, ringraziò la collega mostrandole il suo miglior sorriso e le disse:

<<Tranquilla Alice equivoco definitivamente chiarito. A proposito, raccontami cosa ti ricordi di particolare delle quattro vittime per le quali è stato accusato e condannato Locatelli. Magari qualcosa che non è stato trascritto nelle documentazioni accusatorie.>>

E, mentre parlava, ordinò un altro cocktail alcolico.

<<Quando presi in carico le indagini e cioè dopo il secondo delitto del giovane soprannominato Casanova, c’erano delle dicerie della gente del condominio che però non mi sembrarono degne di approfondimento di indagini.>>

<<E cioè?>> chiese Longobucco sorseggiando il secondo drink.

<<E cioè che Casanova e la prima vittima facevano sesso nel sottoscala della cantina.>>

Non appena sentì le parole della donna, il maggiore ebbe un’illuminazione e disse a sé stesso: “È molto probabile invece, il vero colpevole potrebbe aver ucciso i quattro ragazzi per motivi a sfondo sessuale. Magari coinvolto in qualche gioco sessuale di cui è rimasto segnato fino a portarlo a diventare un assassino. Si, è molto probabile Salvatore.” Intanto, senza accorgersene, stava terminando anche il secondo cocktail alcolico e la detective gli sorrideva compiaciuta. Rimasero per alcuni secondi senza parlare e guardandosi negli occhi finché al maggiore gli si annebbiò leggermente la vista e si sfregò gli occhi contemporaneamente con il pollice e l’indice della mano destra. Così tornò a osservare la detective ed evidentemente l’alcool gli fece un brutto scherzo: gli sembrò di vedere davanti a sé Matilde. La collega si accorse del suo stato di appannamento e gli chiese:

<<Tutto bene Salvatore? >>

<<Sì, scusami Alice ma devo andare subito in bagno per riprendermi da uno stato di intorpidimento. Mi sa che l’alcool dei drink mi ha messo ko.>>

Ma quando l’ufficiale si alzava per andare alla toilette, la detective lo invitò nella sua suite affinché potesse riprendersi meglio in un ambiente più confortevole. Egli si trovò, senza accorgersi, nell’ascensore con Alice Leoni. Non appena varcarono la soglia della suite, Longobucco ebbe un attimo di mancamento sulle gambe e venne sorretto dalla detective.

<<Scusami Alice, ma era da tempo che non bevevo alcolici, ti ho rovinato la serata. >>

<<Ma figurati Salvatore, può capitare, non c’è problema. >>

E lei gli sorrise. Lui la osservò e sentì il suo profumo inebriante e le sembrò di essere sorretto da Matilde e la baciò con grande trasporto e passione. In un attimo erano entrambi completamente nudi sul letto a due piazze che si baciavano. Longobucco cominciò dal collo e poi più giù, delicatamente leccò i suoi seni intorno ai capezzoli più volte fino a succhiarglieli e la donna allungò le braccia sopra la sua testa ed emise il primo gemito di godimento. E ancora l’uomo scese in basso leccandole il ventre e con insistenza l’ombelico e la donna emise il secondo gemito di godimento. E ancora scese giù fino al basso ventre di lei e leccò gli interni coscia per alcuni secondi e così dedicarsi con intensa passione a limonare con la sua passerina e il gemito di godimento della donna fu una grande apoteosi. Quando l’uomo vide che lei fu soddisfatta, si posizionò per l’atto carnale e non appena però la penetrò delicatamente e la guardò in viso estasiata, si riprese un poco dalla sbornia e vide che lei non era Matilde Vergani, perciò si bloccò improvvisamente e si sedette ai piedi del letto mettendosi le mani sulla testa.

<<Che c’è Salvatore? Perché? >>

L’uomo non diede spiegazioni alla donna, si alzò e andò a sdraiarsi sul divanetto della suite e si addormentò. La detective sbuffò e disse a bassa voce:

<<Questi cazzo di uomini sono tutti da ricoverare>> e si addormentò anche lei. Venne il mattino e Longobucco si svegliò come al solito prestissimo, si vestì di tutta fretta e uscì dalla suite senza salutare la collega. Una volta che uscì dall’hotel e salì sulla sua Alfa, il tenente Gornati lo osservò con sguardo furioso stando seduto sulla sua auto a debita distanza.

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