> CAPITOLO 24 < I LIKE TO KILL

I like to kill – Chapter 24

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Squillò la suoneria del telefonino del tenente Stefano Gornati. Egli stava uscendo dall’auto parcheggiata in Corso Milano, per rientrare nella locanda Vesuvio a farsi una doccia.

<<Pronto? Buongiorno maggiore, mi dica… >>

<<Buongiorno tenente è stata trovata un’altra vittima dell’Aforista: di fronte alla chiesa di Santa Maria del Popolo. Io sono già sul posto con la squadra. La attendo qui.>>

<<Okay la raggiungo al piĂą presto, maggiore. >>

<<Ci pensa lei Gornati ad avvertire Alice Leoni? >>

<<Certo, ci penso io. >> Invece, il vice capo RIS se ne dimenticò.

Salvatore Longobucco, quando uscì dalla locanda dove alloggiava anche il suo vice, notò che lui non c’era e pensò:

“Il tenente avrĂ  sicuramente passato tutta la notte dalla detective Leoni. Buon per lui che è giovane e non vive condizionato dai rimorsi del passato come me.”

Egli, colto da un buon sentimento di solidarietĂ  maschile, ritenne pertanto opportuno non disturbare subito il collega e recarsi, intanto lui, sul luogo del ritrovamento del cadavere. Su disposizioni, però, del comandante della caserma Attilio Pastori, vennero fatti i rilievi, in via del Popolo, il piĂą velocemente possibile, onde evitare l’arrivo dei curiosi indesiderati ma, soprattutto, dei giornalisti. Quando il tenente Gornati arrivò di fronte alla chiesa, fece giusto in tempo ad assistere ai rilievi per circa venti minuti prima delle 7 e 40 (l’orario di trasferimento del cadavere all’obitorio per l’autopsia urgente).

La detective Leoni, a causa dell’immediatezza degli eventi e della dimenticanza del tenente Gornati (la chiamò quando arrivò sul posto e non subito dopo la telefonata di Longobucco), non potĂ© presentarsi, per tempo, in via del Popolo e pertanto andò in caserma per il briefing non previsto.

<<Maledizione! Nonostante le ronde supplementari dei carabinieri in centro e soprattutto nella zona delle chiese indicate dal maggiore Longobucco, il serial killer è riuscito comunque a farcela sotto il naso. Rischiamo di diventare lo zimbello di tutta l’opinione pubblica, accidenti!
Nell’omicidio di Barbara Trevisan, come in quello di Tiraboschi, non siamo riusciti a trovare il luogo preciso del delitto, ma solo le zone dove risultavano concentrate le cellule telefoniche dei loro cellulari. Apparecchi che sono stati poi occultati dall’assassino. La professoressa risulterebbe essere stata uccisa nel luogo della sua residenza, non sicuramente nel suo appartamento, ma non siamo riusciti a individuare il punto esatto. Abbiamo a che fare con un vero e proprio professionista del crimine! Ora immagino, maggiore, che, a parte lo stato ignobile in cui riversa la vittima Gabriele Brusa, non siano stati rilevati degli elementi importanti? Come al solito purtroppo…>> chiese il comandante Pastori, mentre la detective Leoni osservava il collega Gornati con gli occhi che, da verdi, assunsero sfumature rosse di rabbia.

Longobucco, giusto il tempo di recepire la domanda notò lo sguardo arrabbiato della detective nei riguardi del tenente e rispose:

<<Purtroppo no comandante, nessun elemento di rilievo. La giovane vittima era supina con le gambe divaricate e le braccia incrociate sul petto ed era con la testa inclinata e appoggiata alla cancellata della chiesa di Santa Maria del Popolo, proprio come l’ultima vittima Barbara Trevisan. Medesimo modus operandi, ovviamente differente aforisma:
“Amo la pioggia, lava via le memorie dai marciapiedi della vita.”
Trattasi di una citazione di Woody Allen.>>

Il capo RIS, non appena terminò la frase, pensò ai due piccioncini e si domandò sconcertato fra sé e sé:
“C’è una situazione drammatica che ci sta sfuggendo di mano e questi due stupidi si mettono a giocare agli innamorati che si fanno i dispetti?”

<<Invece, dottoressa Leoni, riguardo la vittima Barbara Trevisan, cosa sappiamo del suo passato? >> chiese Pastori.

<<Dalle mie indagini risulta che la ragazza, all’etĂ  di soli quattordici anni, quando frequentava la terza media, aveva fatto perdere il posto di lavoro a un professore. Si era invaghita di lui e visto che non riuscì ad avere un approccio amoroso, perchĂ© non ricambiato, riuscì a organizzare un’imboscata grazie all’aiuto dei suoi compagni maschi. Compagni di scuola, adulatori della ragazza, che furono testimoni di una trappola ordita ai danni del professore il quale alla fine cadde fra le braccia della Trevisan e così capitolò tutto fino al suo licenziamento.>>

Il comandante della caserma meditò ad alta voce:

<< Angelo Tiraboschi sciupafemmine incallito della scuola che ha fatto soffrire parecchie donne, ora la Trevisan con questo losco passato. Immagino che anche su quest’ultima vittima ci sarĂ  qualcosa di oscuro sul suo conto.>>

<<Cercherò di verificare con la massima urgenza maggiore>> disse con sguardo sveglio l’affascinante detective e aggiunse:

<<Ho una novità sui sospettati e precisamente riguardo il professore Massimo Lovetti. Da una mia indagine risulta che egli ha cercato di abbordare, ma senza ottenere successo, la vittima Barbara Trevisan. Ho una sua amica che ci può testimoniare questo episodio. La convocheremo per metterla agli atti. Nel frattempo, ovviamente, il mio team investigativo sta concentrando maggiormente il pedinamento su di lui.>>

Alice Leoni terminò di parlare e volse uno sguardo spregevole verso Gornati, il quale contraccambiò lo stesso e pensò:

“Stronza!”

Nel mentre, Longobucco li guardava con espressione patetica. Invece Pastori, sancendo la chiusura del briefing, si massaggiò i suoi occhi cerchiati da panda.


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