> CAPITOLO 25 < I LIKE TO KILL

I like to kill – Chapter 25

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Salvatore Longobucco assistette all’autopsia del cadavere di Gabriele Brusa.

La vittima dell’Aforista era ricoperta di tatuaggi variopinti su tutto il corpo tranne che sul collo e sul viso. L’esame post mortem venne eseguito sempre dal medico legale Silvio Greppi.

<<Questa volta il nostro criminale maledetto ha assassinato proprio una giovane persona, appena diciannove anni>> disse il medico con in mano gli attrezzi del mestiere, pronto per dissezionare la salma.

Il capo RIS annuì con la testa osservando Greppi col camice bianco che, in pochi minuti, sarebbe diventato tutto chiazzato di sangue freddo da cella frigorifera. Il medico aveva la faccia tonda e paonazza, naso grande e storto, occhi scuri e vivaci. Il suo aspetto e la sua professione ricordava a Longobucco lo zio Ezio che faceva il macellaio a Borgo Val di Taro.

In primavera, i genitori del capo RIS erano sempre suoi ospiti, durante i weekend, nel delizioso comune immerso nelle colline Parmensi. Il piccolo Longobucco si divertiva a passare ore e ore dal parente in negozio. Lo osservava mentre macellava le carcasse intere di bue che si faceva rifornire direttamente dal mattatoio. Divideva la carcassa in quarti. Le tagliava fra la dodicesima e la tredicesima costola prima con un grosso coltello appuntito e poi con una sega da carni e ottenendo delle costine. Poi procedeva anche a suddividere la carcassa dalle zampe posteriori (dalla parte più muscolosa della zampa tagliava pezzi di scamone) e tagliava la parte muscolosa dell’addome che riponeva sul tavolo; dopodiché eliminava il grasso con un coltello affilato e tagliava il controfiletto in varie dimensioni per farne degli spezzatini oppure lasciarlo intero e ricavarne delle bistecche. Il piccolo Salvatore lo seguiva attentamente nel suo mestiere e lo zio, ogni tanto, concedendosi qualche minuto di pausa, si sedeva su un muretto, lo faceva accomodare sulla sua gamba e si faceva toccare la punta del suo grosso naso come se fosse una trombetta e gli sorrideva col suo faccione rosso.

Il capo RIS sorrise pensando a quegli anni e si convinse che lo zio Ezio lo aveva abituato già da piccolo alla sua professione mostrandogli sangue e carcasse animali che, se non erano ovviamente la stessa cosa che quelle umane, lo introdussero allo spettacolo agghiacciante delle autopsie.

Il medico legale aveva quasi dissezionato tutto il cadavere ed estratto i vari organi per essere esaminati. Longobucco osservò il corpo mutilato e i tatuaggi sparsi sulle braccia e le gambe rimaste intatte. A un certo punto gli venne in mente il tatuaggio farfallina mostrato da una soubrette sudamericana durante un famoso spettacolo musicale e così per curiosità volle guardare l’inguine del cadavere.

<<Caspita, una svastica!? >> esclamò a voce alta.

Greppi si interruppe e guardò anche lui e disse:

<<E si! Una bella svastica nera. Quindi questo ragazzo, pace all’anima sua, non era proprio uno stinco di santo.>>

<<E no, caro collega, direi proprio di no>> rispose il maggiore e pensò che il caso del serial killer Aforista si faceva sempre più complicato.


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