> CAPITOLO 34 < I LIKE TO KILL

I like to kill – Chapter 34 (Last chapter)

ALL LANGUAGES 👇

https://m.facebook.com /story.php?story_fbid=#carlobianchiorbis =276785086605429


<<Perché rinunciare all’inferno quando mi fa stare bene.>>

Disse Mario Casari sul letto dell’Ospedale Beato Matteo di Vigevano, con voce roca. Aveva appena terminato di confessare i quattro delitti commessi nel passato e gli altrettanti quattro perpetrati nella primavera di quell’anno che passò alle cronache come la primavera sanguinaria vigevanese. Il killer aveva raccontato, in quelle ore notturne e mattutine, tutta la sua storia di assassino da tutti conosciuto come l’Aforista. Erano le ore 9 e 30 ed entrò nella camera anche la detective Alice Leoni, sempre vestita di tutto punto, che si avvicinò al letto dell’uomo tutto fasciato in faccia e con gli occhi iniettati di sangue. Essa rimase sorpresa dalla gentilezza del capo RIS che le cedette il suo posto a sedere e rimase in piedi di fianco a lei. Il maggiore apprezzò sempre con grande piacere il profumo della donna che gli faceva ricordare la sua vecchia fiamma Matilde Vergani.

<<Insomma signor Casari, non capiamo perché continua imperterrito a coprire i suoi complici? >> chiese con tono deciso il comandante Pastori.

E mentre Casari non rispondeva, osservando i suoi interlocutori entrò, nel piazzale antistante il pronto soccorso, un’ambulanza dell’Ospedale Civile di Vigevano, a sirene spiegate. Gli andò incontro una guardia giurata che chiese alla persona seduta alla guida:

<<Come mai siete qui e non nel vostro ospedale di competenza?>>

Il conducente gli puntò addosso una pistola col silenziatore e sparò un colpo a bruciapelo sul collo. Dopodiché scesero velocemente due persone dall’ambulanza. Lo caricarono sulla barella e risalirono sul mezzo. Poi, l’ambulanza imboccò l’ingresso preferenziale, diretto per la sala operatoria. I tre uomini affidarono il ferito morente ai medici e agli infermieri accorsi per l’intervento, dichiarando loro che l’uomo era una guardia giurata, ferita gravemente in una rapina, all’esterno di un supermercato vicino all’Istituto. Dato che era in pericolo di vita si erano dovuti fermare nel loro pronto soccorso. Nel frattempo il comandante Pastori insisteva a urlare al reo confesso:

<<Non è possibile che lei abbia fatto tutto da solo! Ad eccezione dell’ultima vittima Martini forse, ma le altre vittime uccise senza lasciare traccia sul luogo del delitto e portate davanti alle chiese, le telecamere esterne oscurate con la vernice spray. E poi? E poi non può assolutamente aver creato tutta la messa in scena dell’incidente del tenente Gornati. Nelle videoregistrazioni riprese da una telecamera di una banca su una strada in Abbiategrasso, si intravede, sull’auto che lei ha noleggiato, una persona seduta davanti, sul posto del passeggero e non è lei! Ci può dire di chi si tratta? Su dai Casari! Chi vuole coprire? Il sacerdote Casnaghi? Il professore Lovetti? Oppure il barista De Santis? Oppure tutti e tre gli amici insieme? Inoltre, ci deve dire quale medico compiacente l’ha aiutata a riuscire a ottenere la categoria protetta e chi l’ha addestrata, diciamo così, a fare il finto storpio.>>

L’Aforista osservò di nuovo le quattro persone che attendevano una sua ulteriore confessione, ma, non appena sembrò che stette per parlare, si spalancò improvvisamente la porta della camera e furono gettate all’interno della stessa delle bombe lacrimogene e poi fu richiusa la porta. Passarono parecchi minuti e le quattro persone si stavano riprendendo dall’effetto stordente dei gas. Non appena Longobucco, tossendo, spalancò la finestra della camera per arieggiarla, si accorse che Mario Casari non era più nel suo letto e gridò:

<<Nooo! Maledizione!>>

Aprì la porta della camera e c’era del personale dell’Ospedale che cercava di rianimare i due carabinieri di guardia stesi in terra, feriti alla testa.
“Chi saranno mai costoro che hanno fatto questa irruzione in pieno stile di guerriglia militare? Sicuramente non i tre amici di Casari,” pensò con sconforto Salvatore Longobucco, prima di andare con i colleghi a visionare le registrazioni di videosorveglianza dell’ospedale.

Il comandante Pastori, il maresciallo Pennetta, la detective Leoni e il capo RIS Longobucco erano davanti ai monitor della videosorveglianza dell’Ospedale Beato Matteo.

<<Non penso che i complici di Casari possano essere i suoi tre amici d’infanzia>> disse Longobucco e aggiunse:

<<Questi sono professionisti. Come vedete, le immagini sono state bloccate proprio mentre l’ambulanza è arrivata nello spiazzo antistante il pronto soccorso, alle ore 9 e 37. Si saranno dotati, sicuramente, di un disturbatore Jammer per telecamere spia wireless. Ma ora mi chiedo, da dove spuntano fuori queste persone? Come fanno a essere collegate a Casari? Il loro intervento con le bombe lacrimogene e la loro rapidità d’azione è di persone super addestrate, mi viene da pensare ai commando. Persone addestrate in azioni di guerra.>>

Il maggiore, col passare dei giorni, non trovò risposte alla sue domande, ma una cosa fu certa: le forze dell’ordine avevano ottenuto la confessione dell’assassino che, molto probabilmente, non sarebbe più tornato a uccidere come killer Aforista.
I tre amici di Casari avevano un alibi di ferro: Lovetti era nella scuola per gli ultimi esami orali della maturità. Il sacerdote Casnaghi era nella chiesa di Gambolò a celebrare una messa e infine De Santis era a lavorare nel suo bar (parecchi clienti testimoniarono la sua presenza nel locale).
Comunque essi potevano essere coinvolti solo marginalmente, come complici, nella rocambolesca fuga di Casari dall’ospedale. Anche gli esperti dell’Intelligence italiana confermarono le supposizioni del capo Ris: gli uomini che avevano fatto irruzione nell’ Ospedale Beato Matteo di Vigevano erano sicuramente degli ex militari di guerra, probabilmente specializzati nella liberazione di ostaggi, in mano ai terroristi, in Medio Oriente. Le forze dell’ordine dovevano indagare con urgenza sugli ex militari, anche stranieri, che vivevano in Italia. Ma la lista era lunga, ci voleva parecchio tempo e ormai c’era il forte rischio che Mario Casari sarebbe riuscito a fuggire dall’Italia, molto probabilmente ancora con l’aiuto dei suoi amici che lo avevano fatto evadere dall’ospedale.


ALL LANGUAGES 👇

https://m.facebook.com /story.php?story_fbid=#carlobianchiorbis =276785086605429

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...