> CAPITOLO 3 < IL MARE FRA DI NOI

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“Non sono turbato perché mi hai tradito, ma perché non potrò più fidarmi di te!”
(JIM MORRISON)

Il farmaco “Salvo” mi aveva fatto ritornare a essere sessualmente ancora meglio di prima che mi succedesse il deficit erettivo, ma avvenne quello che si suol dire il rovescio della medaglia: ebbi l’esplosione ormonale che il mio corpo non provò neanche, addirittura, nell’età adolescenziale. E così mia moglie che dovette patire, un tempo, le mie mancanze amorose, si trovò poi a subire la mia continua brama di fare sesso.
La mano Federica ritornò in auge ad assopire le mie voglie represse.

Passarono gli anni e io ero sempre più vigoroso, mentre Lucilla aveva sempre meno appetito sessuale. I suoi problemi si acuirono maggiormente quando rimase incinta e abortì dopo due mesi di gravidanza.

L’abitudine e la routine divennero le nostre tristi compagne di rapporti intimi sempre più scarsi e insoddisfacenti.

La mia vita viaggiava su binari di una certa ripetitività: lavoro, casa, moglie.

Il luogo della ditta, in cui lavoravo, era Milano e abitando a Vigevano, fra viaggio in treno locale e metropolitana ci impiegavo un’ora e mezza per l’andata e altrettanto per il ritorno. Molti impegni, pochi svaghi e soprattutto poco tempo a disposizione solo per me. L’unica cosa che mi dava un po’ di sollievo e gratificazione era leggere libri e scrivere racconti. Passione purtroppo non condivisa da mia moglie perché diceva che la trascuravo. Lucilla era la classica “desperate housewives” che trovandosi da un giorno all’altro senza lavoro, a causa della cessata attività della ditta in cui aveva un posto fisso, andò in crisi. In crisi anche perché non riusciva a trovare un nuovo lavoro se non quello di fare le pulizie. Chiaramente, non avendo figli da mantenere avevamo deciso di comune accordo che lei restasse a casa a fare la casalinga. Il mio lavoro di impiegato in una ditta di Milano era soddisfacente a livello remunerativo ma non professionale. Era un lavoro generico di customer service di una ditta produttrice di schede elettroniche. Il solito sacrosanto mestiere che facevo da tanti anni con le varianti, dei nuovi sistemi informatici applicativi che, invece di agevolarti nelle mansioni, ti mettevano i bastoni fra le ruote.

Un ufficio IT di cinque esperti programmatori, voluto fortemente dal titolare dell’azienda, che per farli lavorare, per giustificare il loro lauto stipendio, con cadenza di circa sei mesi, inventavano nuove implementazioni ai software giusto per rompere i coglioni a coloro che dovevano lavorare veramente per il bene produttivo dell’azienda.

Ero quindi insoddisfatto ma con una donna che viveva a chilometri e chilometri oltre il mare Atlantico, nella terra del Sudamerica, il Brasile, che mi faceva un filo incredibile. Ogni tanto mi inviava tramite messanger di Facebook delle foto dei suoi luoghi meravigliosi. Posti incantevoli. Ho fatto l’amore con lei ma non virtualmente, l’ho incontrata personalmente prima che mi decidessi di cambiare vita, di fare una revolução nella mia vita e lasciare tutto alle spalle: moglie, fratello, lavoro fisso, pochi amici e beneamato e bistrattato Belpaese. L’aereo ha appena lasciato i cieli sopra l’Italia e sono qui seduto tranquillo a raccontarvi come è andato il mio primo approccio con Mariana.

“Meu amor, dia 5 de julho estarei em Milano para encontrar meus amigos (Amore mio, il 5 luglio sarò a Milano per trovare delle mie amiche)”. Mariana mi mandò un wathsApp in lingua portoghese che tradussi con l’aiuto di Google. L’applicazione messenger mi aveva stancato dopo mesi e mesi di chat. Era troppo scomoda in quanto venivo disturbato da altre utenze Facebook, mentre chattavo con la mia amica d’oltreoceano. Mi arrivavano i messaggi della buona notte oppure delle domande del tipo: “Dove abiti? Sei sposato? Quanti anni hai?” Quando l’importunante poteva benissimo visualizzare e curiosare nelle informazioni della mia pagina privata Facebook. Così disattivai completamente l’applicazione messenger dopo aver proposto alla mia amica brasiliana di scambiarci i numeri di cellulare e lei chiaramente accettò con entusiasmo. Facevo in modo che il mio smartphone avesse sempre la linea internet disattivata, ogni qualvolta mi trovavo a contatto con Lucilla. Comunque Mariana era molto accorta: mi mandava i messaggi negli orari notturni, dato che comunque in Brasile il fuso orario è di 5 ore indietro. Mi fece una grande sorpresa venendo in Italia, a Milano, non me lo aspettavo proprio. Mi chiedevo spesso, se magari un giorno l’avessi incontrata dal vivo. Una persona vista nelle foto è comunque diversa che in carne e ossa. E quindi l’opportunità mi si presentò, ma dovetti escogitare una balla da raccontare a Lucilla per stare fuori la sera fino a tardi. Mariana sarebbe rimasta a Milano solo due giorni.

Un giorno l’avrebbe dedicato tutto a me e il successivo per le sue amiche brasiliane. Pertanto chiesi un giorno di Rol al mio datore di lavoro per poter passare un bel po’ di ore con la mia amante. Quando mi sarebbe capitata ancora un’occasione del genere? Con Lucilla inventai la fandonia che non sarei rientrato subito a casa dal lavoro, ma mi sarei incontrato con i miei ex compagni di scuola per festeggiare, tutti insieme a cena, i 30 anni dalla maturità. Già mia moglie sapeva che non sarei rientrato sicuramente prima delle 2 di notte. Il 5 luglio andai nel capoluogo lombardo, come tutti gli altri giorni, per recarmi al lavoro, ma in realtà avevo un appuntamento con Mariana intorno alle ore 11 presso un bar in viale Monza. Convenimmo il nostro incontro in un locale sito nella zona nord-est della città, in quanto il luogo, dove lavoravo, stava nella zona sud ovest. In tal modo evitavo di essere visto da occhi importuni anche se, a volte, potrebbe capitare di incontrare al polo nord un conoscente, confermando il detto: “Il mondo è piccolo”. Inoltre, quella zona la conoscevo abbastanza bene poiché, nel passato, era stato ricoverato il mio caro amico Sergio, al San Raffaele Turro (distaccamento ospedaliero che cura patologie psichiatriche). Arrivai in via Palmanova, qualche minuto dopo le nove e trenta di mattino, prendendo la tangenziale. Trovai parecchio traffico, ma non mi pesò più di tanto perché ero molto emozionato per l’avventura che mi attendeva ed ero abbondantemente in anticipo sull’appuntamento. Parcheggiai la mia auto in una trasversa fra via Palmanova e via Padova e andai a fare colazione (appena alzato dal letto bevvi solo un caffè come nelle mie abitudini) nel bar gestito dai cinesi, dove solitamente andavo a mangiare col mio amico, nelle sue libere uscite che gli concedevano i medici. Era il bar più vicino a Villa Turro e mi trovavo comunque bene, come servizio, fra la moltitudine di locali, nella zona, ormai quasi tutti gestiti dagli stranieri con gli occhi a mandorla. L’aria era, come solito, ricca di polveri sottili e c’era un’afa greve e soffocante, ma, il dolce pensiero di incontrarmi con Mariana mi diede la sensazione di essere in un luogo paradisiaco. I vari extracomunitari, di dubbia indole morale, che girovagavano per le strade, li osservavo con occhi diversi, con positività. Anche le esalazioni maleodoranti dei negozi etnici asiatici e arabi sembrava che avessero un buon olezzo. Le brutte scritte e i graffiti mal riusciti sulle mura dei palazzi sembravano delle opere d’arte sopraffine. Quando uscii dal bar mi incamminai all’interno del piccolo parco di Villa Turro. Mi sedetti su una panchina all’ombra e feci un WhatsApp a Mariana per chiederle se era arrivata all’aeroporto della Malpensa. Passarono solo un paio di minuti e mi arrivò un messaggio in portoghese che tradussi subito con Google: “Ciao amore, l’aereo è atterrato con un’ora di ritardo e, pertanto, se tutto va bene arriverò al bar per le 12”. Terminò la frase con un emoticon con occhiolino, bacio e cuoricino. Io le risposi semplicemente con un ok accompagnato da un emoticon uguale al suo. Così, sentendomi parecchio assonnato per non aver dormito tutta la notte, per l’emozione del pensiero dell’incontro con l’amante brasiliana, puntai la sveglia sul mio smartphone alle ore 11 e 30 e schiacciai un bel pisolino sulla panchina.

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5 commenti

  1. valy71 ha detto:

    Sono i nostri stati d’animo a farci percepire la bellezza o meno di tutto ciò che ci circonda!
    “La bellezza è negli occhi 👀 di chi la guarda!”.
    Buona domenica Carlo

    Piace a 2 people

    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Grazie di cuore Valy71… Buona domenica anche a te 🙏❤️😍😘

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  2. silvia ha detto:

    Sembra che quel matrimonio fosse solo basato sul sesso, prima bene, poi poco, poi troppo…..su queste basi non poteva di sicuro finire bene.

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    1. carlobianchiorbis ha detto:

      Sì, nella mente del protagonista uomo Giulio, confermò… Ma vedrai che più avanti ci saranno dei risvolti incredibili. E poi se avrai tempo e voglia di leggere Greek Love che è il seguito di questo, già tutto pubblicato nel mio blog, vedresti che le sorprese sono ancora più incredibili. Grazie, ciaooo😘😘😘

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    2. carlobianchiorbis ha detto:

      Sì, nella mente del protagonista uomo Giulio, confermo… Ma vedrai che più avanti ci saranno dei risvolti incredibili. E poi se avrai tempo e voglia di leggere Greek Love che è il seguito di questo, già tutto pubblicato nel mio blog, vedresti che le sorprese sono ancora più incredibili. Grazie, ciaooo😘😘😘

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