> CAPITOLO 12 < IL MARE FRA DI NOI

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La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza?
Jorge Mario Bergoglio (Papa Francesco).





Sorvolando San Paolo con l’elicottero ti rendi conto di quanto è estesa. È molto estesa, sembra non terminare mai. Fortunatamente, grazie a Mariana, che mi indica le località sotto di noi, mi distraggo, mi rilasso e non ho più lo stato di sgomento causato dalle vertigini. Certo, non sono completamente sereno, ho sempre una leggera sensazione di brivido incontrollata, che pervade tutto il mio basso ventre. Ma almeno sono più tranquillo, decisamente. Abbiamo lasciato alle spalle l’agglomerato urbanistico fatto di palazzi e grattacieli fino ad arrivare sopra una vasta zona verde e case piccole e di media grandezza, disposte come si conviene a normali paesi e città di periferia. Ho intuito che Mariana ha volutamente evitato di volare sopra la zona degradata e povera della città. Sotto di noi c’è São José dos Campos che, vista dall’alto, sembra una piccola San Paolo immersa nel verde e che apparentemente non ha zone degradate. Sorvoliamo poi su distese verdi e montuose e due città: Taubaté e Aparecida. In quest’ultima, mi dice la mia amante, che c’è il più grande santuario mariano del mondo: è in grado di contenere fino a 45.000 persone ed è anche il quarto santuario più visitato del pianeta. E io rimango a bocca aperta constatando che lei non finisce mai di stupirmi. Arriviamo poi sopra la città che ha il nome di donna e regione della Francia: Lorena. E la mia amante, nonché pilota, nonché cicerone, mi comunica che manca poco ad arrivare a Rio de Janeiro.
Spettacolare, magnifica, meravigliosa. Questi tre aggettivi non bastano a qualificare la maestosa statua, in stile Art Déco, del Cristo Redentore che domina sopra la grande città Carioca.

Sorvolando con l’elicottero intorno alla stessa è ovviamente ancora più bella che vista nei filmati o nelle fotografie. È una sensazione bellissima, sembra che Gesù risorto abbia voluto prendere sede lì, per sempre, in quel luogo di perdizione, povertà, ricchezza, contraddizione e discriminazione sociale. Il Cristo Redentore con le braccia allargate e il capo chino rivolto verso l’immensa Rio e il mare.

Sono di religione cattolica ma non sono mai stato praticante religioso.

Lo sono stato, mio malgrado, fino all’obbligatorietà della Cresima, dopodiché ho partecipato alle cerimonie dei matrimoni (compreso il mio con Lucilla) e funerali, giusto per rispetto. Una persona, fin dalla nascita, non è libera di scegliere la religione ma le viene imposta. Poi ci sono religioni, come quelle occidentali che non ti obbligano a essere un adepto, per fortuna, per tutta la vita, mentre altre invece ti marchiano a vita come un animale.

Comunque sono qui, sull’elicottero, a bocca aperta, con a fianco la mia amante Mariana che lo pilota, con sicurezza e sorridente, a rimirare questa beatitudine artistica. E nella mia mente, nonostante la mia leggera avversione nei riguardi di ogni pratica religiosa, recito alla perfezione il Padre Nostro, insegnatomi a catechismo e penso a Lucilla. Penso a mia moglie che ho abbandonato e provo dispiacere nel mio cuore per averle dato sofferenza. Chissà cosa starà facendo in questo momento? Ora, in Italia, considerando il fuso orario sono le nove e trenta e lei probabilmente starà magari passeggiando con sua madre al mercato rionale di Mortara. Chissà se sarà andata dall’avvocato a sbrigare le pratiche di divorzio per il mio abbandono del tetto coniugale? È ovviamente tutto suo diritto farlo e spero che poi trovi anche un nuovo amore, che non la faccia soffrire come il sottoscritto. E provo dispiacere sì, e così allo stesso tempo penso quindi che non sono più innamorato di lei, meditando alla frase della protagonista, al suo amato, nel romanzo “Love Story” di Erich Segal: “Amare significa non dover mai dire: mi spiace.”

Mariana mi distoglie dai pensieri nostalgici, mostrandomi con la mano un gruppo di bambini che ci salutano. Ci osservano tutti a faccia in sù stando sul terrazzo ai piedi della statua. Li guardo compiaciuto sorridendo e mi scende una lacrima di rimpianto sul viso per non essere diventato padre.

Stiamo camminando serenamente, mano nella mano, sulla passeggiata con mosaico di mattoncini bianchi e neri di Copacabana. Siamo atterrati con l’elicottero sul tetto di un altro grattacielo, questa volta senza piscina e, una volta scesi in strada, Mariana ha chiamato un taxi che ci ha condotti su questo bellissimo marciapiede. Passeggiamo facendoci accarezzare da una delicata brezza marina. Il sole è alto e ci sono poche nuvole nel cielo. Le palme alla mia destra e la grande spiaggia di sabbia dorata, piena zeppa di gente e ornata da una moltitudine di ombrelloni colorati, mi distoglie dal guardare i grandi palazzi e grattacieli alla mia sinistra.

<<Normalmente o vento è più forte e o cielo non è così azzurro>> mi dice lei sorridendo.

Mi fermo, osservo di nuovo il cielo, faccio un respiro profondo socchiudendo gli occhi, poi li riapro e vedo che Mariana si è appoggiata con la spalla al tronco di una palma, osservando la spiaggia e il mare di tonalità turchese. Mi avvicino a lei e poi l’abbraccio, da dietro, forte forte, baciandola sul collo. Rimaniamo così per parecchi secondi finché la mia amante non mi dice che stranamente ha fame di cibo. È la prima volta che mi dice che ha fame di qualcosa che non sia il sesso. Probabilmente, il viaggio in elicottero come pilota, le ha fatto consumare parecchie energie. Ha voglia però di mangiare frutta e così andiamo in una bottega dove lei conosce il proprietario fruttivendolo. Giusto il tempo di percorrere qualche metro a piedi, attraversiamo la strada che affianca la passeggiata ed entriamo nella rivendita che è un grande chiosco sul marciapiede, a ridosso di un grande Hotel. È una struttura a base rettangolare, prevalentemente in legno, tutta tinteggiata di verde smeraldo, con dei grossi tendoni parasole a strisce bianche e verdi all’ingresso. All’interno c’è, sulla sinistra, un banco bar con annessi dei classici sgabelli girevoli e dietro c’è una bella signora che potrebbe avere sui cinquant’anni. Dimostra, probabilmente, meno degli anni effettivi, grazie alla sua pelle mulatta. Di fronte a noi c’è un’ampia esposizione di frutta, di tutte le qualità e sulla destra un’amaca sulla quale c’è sdraiato un tizio, che invece dimostra tutti i suoi sessant’anni circa. È anche lui mulatto ma ha una folta barba bianchissima. Mariana lo saluta con la mano e corre da lui a baciarlo sulla bocca, mentre rimane sempre sdraiato. Devo ammettere che la cosa non mi ha fatto molto piacere. L’uomo, sempre sull’amaca, senza scomporsi, rimanendo a penzoloni, urla alla donna:

<<Dê a fruta que você quer Mariana.>>

La bella signora mulatta, con in mano un grosso sacchetto di carta kraft, va verso la frutta e la mia amante le indica di inserire delle banane, dei pompelmi e delle albicocche. Come solito, quantità abbondante. Le seguo poi al banco bar, dove finalmente posso permettermi di pagare io, ma l’uomo barbuto, sempre sdraiato sull’amaca urla:

<<Não é jovem! Eu ofereço!>>

Penso scocciato:

“Vabbè offre lui!” e così mi volto e gli sorrido in un modo che penso abbia capito, che la cosa non mi ha fatto molto piacere.
Dulcis in fundo, la donna ci prepara un “leite de coco” sempre offerto gratuitamente. Si tratta di una noce di cocco con due cannucce infilate nel latte rinfrescante del frutto. Siamo seduti sui due sgabelli e beviamo dallo stesso cocco che io tengo in mano. Lei mi osserva amorevolmente con i suoi occhi verdi e mi dice:

<<Quando usciamo di qui c’è la quarta “surpresa” per te.>>


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