> CAPITOLO 15 < IL MARE FRA DI NOI

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“Viviamo nel profondo della foresta, spinti ai margini da bianchi che si avvicinano sempre di più. Siamo sempre in fuga. Amiamo la foresta perché è qui che siamo nati. Senza la foresta non siamo nessuno e non possiamo sopravvivere.”
(To’o, uomo Awá, Brasile)



Stiamo cominciando a sorvolare l’inizio della foresta pluviale di Tijuca. Vedere l’incanto dell’immenso verde, mi fa quasi dimenticare l’incubo della notte precedente e l’altitudine non mi crea il benché minimo turbamento. Forse perché la vegetazione densissima sotto di noi, mi dà la sensazione di un enorme materasso verde scuro. Mariana mi dice che ci sono ben 30 cascate nella profondità della vegetazione, la più famosa delle quali è Cachoeiro do Horto, ma non saremo diretti lì, bensì a Cascatinha, più piccola, altrettanto bella, dove c’è meno gente.

Sento che lei comunica con qualcuno per alcuni secondi, si gira verso di me, sorridente, e mi dice attraverso il microfono della cuffia:

<<Estamos prestes a pousar. >>

Anch’io le sorrido, annuendo con la testa. Così stiamo atterrando su uno spiazzo, fra gli alberi, ed è molto emozionante perché, scendendo con l’elicottero, sembra di impattare proprio sulla foresta, finché, a un certo punto, appare la spianata asfaltata, con sopra un cerchio con all’interno una “H”, verniciata di colore giallo. Atterriamo e scendiamo dall’elicottero. Io seguo la mia amante che si dirige all’interno della boscaglia. Non appena ci accingiamo a percorrere l’inizio di un sentiero, incontriamo un uomo che ha tutto l’aspetto di un indios originario del luogo. Infatti Mariana, dopo averlo salutato abbracciandolo, si gira verso di me e mi dice che lui è un indios Bororo che ci guiderà fino alla cascata e che si chiama Kuiku.
L’uomo ha la pelle scura rossiccia, capelli neri di lunghezza media e occhi scuri. È vestito con pantaloni e giacca mimetici di colore verde e scarponi marroni. Mi saluta alzando la mano, sorridendo lievemente e io faccio altrettanto. E mi scappa da ridere pensando a me e Mariana che siamo vestiti casual in jeans e maglietta, con ai piedi delle leggere scarpe sportive. Infatti la mia amante, come se avesse letto nella mia mente, mi dice in italiano, quasi perfetto, con accento portoghese:

<<Tranquilo Giulio, estamos nel periodo che non piove, ho previsto tudo. >>

<<E sì cara, lo so che tu prevedi tudo>> le rispondo sorridendo.

L’indios ci conduce con disinvoltura e sicurezza verso Cascatinha. Ed è emozionante e bellissimo, camminando, vedere varie specie animali libere di vivere nel loro habitat naturale protetto. Kuiku ci nomina gli animali, a mano mano che li avvistiamo: una scimmia chiodo, una macaca nigra, dei meravigliosi parrots colorati, degli uccelli potoo e altri nomi strani come il loro aspetto; uccelli che non ho mai visto nella mia vita e mi corre un brivido lungo la schiena perché mi torna in mente l’incubo di ieri notte. Non vediamo nessun serpente e meno male, perché forse mi sarei messo a urlare come una checca isterica.

La nostra guida indios Kuiku ci comunica che non manca ancora molto per arrivare alla “Cascatinha” e ci spiega che la suddetta cascata ha preso il nome da Nicolas-Antoine Taunay, un pittore francese che aveva accompagnato la missione artistica del suo paese in Brasile nel 1816. L’Indios parla ovviamente in portoghese e per alcune parole che non riesco a comprenderne il significato, mi viene in aiuto Mariana. Il sentiero non è proprio agevole e meno male che la mia amante ha scelto di venire in questo luogo nel periodo in cui non ci sono le piogge. A un certo punto arriviamo finalmente a una piazzetta che si trova sotto il ponte della cascata. C’è pochissima gente, il posto sembra un paradiso all’interno della foresta. E arrivati qui, mi prende un impulso di stizza perché non ho portato con me lo smartphone, per scattare delle foto; tutto l’ambiente naturale intorno a noi è meraviglioso. Ma, come solito, Mariana dall’espressione del mio viso capisce subito al volo quello che penso e mi dà il suo apparecchio per scattare delle foto.

<<Quando hai terminato te le mando através WhatsApp>> mi dice lei candidamente e io le sorrido compiaciuto.

Mentre sto terminando di fare gli scatti fotografici Kuiku ci dice che è vietato l’ingresso nell’acqua perché è destinata al consumo umano. E io faccio un sospiro di sollievo pensando che l’acqua potrebbe essere fredda e conoscendo la mia amante non si sarebbe fatto mancare un bagno trascinandomi dentro. Ma Mariana mi prende per mano e mi invita a seguirla intorno al piccolo laghetto, verso il fondo, dove confluisce l’acqua rigogliosa che proviene dall’alto. Lei ride di gusto vedendomi alquanto perplesso. Arriviamo proprio a ridosso della ripida impetuosa e si sente una straordinaria frescura. Dal piccolo sentiero che costeggia il laghetto saliamo su una sporgenza in roccia. È come se fosse un balcone naturale senza ringhiera, ma largo a sufficienza per camminarci sopra comodamente e da qui raggiungiamo un’altra sporgenza contigua in roccia ancora più ampia, di circa quattro metri quadrati, che è proprio dietro la cascata. Abbracciati teneramente, ci baciamo con grande trasporto facendoci bagnare leggermente dalle gocce d’acqua che zampillano. Le nostre bocche si staccano e lei, sorridendomi, mi slaccia i jeans e inginocchiandosi me li abbassa. A dire il vero rimango un po’ imbarazzato e le dico:

<<Ma se arriva gente?>>

E lei mi risponde:

<< Não se preocupe c’è Kuiku che fa da guardia>> e intanto mi abbassa anche le mutande.

Infatti, giro lo sguardo e vedo Kuiku, sulla sporgenza in roccia da dove siamo venuti, che ci osserva con un sorriso anche lui alla Gassman ma con denti gialli. Mentre lei sta cominciando con la fellatio, lancio uno sguardo eloquente verso l’Indios facendogli capire che sarebbe il caso di non guardarci e infatti si volta dandoci le spalle.


“Va bene come nostra gentile guida turistica e guardiano della nostra intimità, ma guardone no!” penso.

La mia donna brasiliana lavora dolcemente sul mio pene avvolgendolo di madido calore. Mi volto osservando attraverso l’acqua che scende dall’alto, il laghetto e qualche persona che arriva da lontano che non può vederci e dico a bassa voce:
<<Evviva Mariana, não se preocupe, evviva questa tua ennesima “surpresa”, evviva il Brasil… >>



E raggiungo l’apoteosi dei sensi.

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