> CAPITOLO 18 < IL MARE FRA DI NOI

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“Di norma, gli uomini sono stupidi, ingratiinvidiosi, bramosi degli averi altrui; abusano della propria superiorità quando sono forti e diventano delinquenti quando sono deboli.”
(Voltaire)

Eravamo in piedi davanti alla finestra.

<<Vedi tutto questo degrado? Qui, se non l’hai ancora capito siamo in un palazzo, naturalmente di mia proprietà, a San Paolo e questo ammasso di case colorate schifose costituisce la famosa Favela.>>

Ascoltai le parole di Marcelo e prima di osservare il triste e squallido panorama notavo che era anche lui molto alto e atletico. Non era il classico malavitoso sudamericano grassone che si vedeva nei film. Notai anche i suoi occhi che erano di differente colore: uno azzurro e uno verde. Era vestito con un abito gessato beige e una camicia nera. Con la mano sinistra teneva in mano il sigaro, mentre la destra stava sul calcio di una pistola in una fondina che era attaccata alla cintura. L’arma era coperta dalla giacca e lui pose volutamente la mano sulla stessa per farmela vedere e farmi capire di non fare scherzi.

Mentre guardavo il caotico agglomerato urbano, sentii delle urla provenire dalla stanza comunicante con la nostra, dove si erano trasferiti João e Mariana. O meglio, dove il mostro aveva trasportato sulla spalla la mia amante nuda e indifesa. I lamenti incessanti mi sembravano proprio provenire dalla bocca di lei e implorai a Marcelo:
<<Non fatele del male, vi prego…>>
<<Tranquilo Giulio, il buon João la sta solo scopando, il fatto è che lui ha il cazzo molto grosso ed è per questo che senti la mia puttanella urlare.>>

Egli mi disse queste parole sorridendomi, con una naturalezza terrificante e in quel momento mi sentivo letteralmente una vera e propria merda, per la mia impossibilità di andarle in aiuto.
Ma quando, all’ennesimo strepito, la sentii implorare:
<<Ti prego Giulio, aiutami!>>

Decisi di andarle in soccorso.
“La povera Mariana è ritornata in sé stessa e pertanto le sue sofferenze potrebbero essere più dolorose”, pensai e dissi:
<<Sei proprio uno sporco bastardo Marcelo!>> e, incurante che lui fosse armato, corsi verso la porta, mentre sogghignava divertito. Non appena arrivai davanti all’uscio, appurai che era chiuso e alle ennesime urla e richieste imploranti d’aiuto della donna, cercai di sfondarlo.
Ma, alla seconda mia spallata contro il legno, udii un colpo di pistola e sentii un sibilo che sfiorò il mio orecchio destro. Vidi un foro nella porta a pochi centimetri dalla mia testa. In quel momento avevo il cuore in gola e meno male che terminarono le urla strazianti della mia amante.

<<Vieni subito qui stupido italiano!>> mi ordinò Marcelo.

Mentre ritornavo da lui gli dissi:
<<Spero che quel mostro del tuo uomo non l’abbia ammazzata, perché se così fosse, dammi la pistola che mi sparo subito in bocca.>>
<<Ah ah ah, tranquilo Giulio, un po’ di cazzo non ha mai ucciso nessuno. Non è la prima volta che ho fatto cavalcare a João una mia puttanella per punirla. Al limite avrà lievemente lacerato la sua passera.>>
Il disgusto e il disprezzo che provai, in quel momento, per quell’uomo mi stavano facendo venire una gran voglia di vomitare.

<<Questa Favela che vedi è una mia risorsa di ricchezza. Ci sono tanti ragazzini disperati che noi raccogliamo nelle strade come dei funghi. Li ospitiamo e gli diamo cibo e regali, facendogli credere che siamo dei benefattori, ma in realtà li vendiamo a peso d’oro a una grossa organizzazione della mafia russa. Sono una risorsa di organi per le richieste di clienti soprattutto dall’Occidente. Sicuramente anche dal tuo Belpaese, caro Giulio.>>

Quando sentii “caro Giulio” mi ero rassegnato all’idea che ero incappato nelle grinfie di un malavitoso squilibrato. “Sì, ma da me che caspita vuole questo pazzo?”

E Marcelo, come se avesse letto nella mia mente, mi disse:
<<I bambini e i ragazzini della Favela si sono fatti molto astuti e tu con la tua faccia da bravo ragazzo, bravo ragazzo turista, sarai una perfetta esca per catturarli.>>

<<Mariana era destinata alla mafia russa ma io l’ho salvata. Nacque nelle Favela da una ragazza madre che faceva la prostituta. Si chiamava Glaci Aguiar e fu la donna che mi istruì ai miei primi passi nel mondo del sesso. Ero un giovane ragazzotto rampante. Glaci morì accidentalmente in una sparatoria in strada fra bande nemiche. Mariana rimase orfana, sola e indifesa, e così io l’ho accudita come se fosse una figlia ma poi, crescendo, è diventata bellissima e non ho potuto fare a meno di godere delle sue virtù corporali. Comunque le ho dato la possibilità di istruirsi nelle migliori scuole di San Paolo e, come hai ben constatato, ha conseguito anche il patentino di pilota di elicottero.>>
Mentre Marcelo mi disse queste parole notai che c’era un pizzico di commozione nella sua voce e pensai che lui fosse proprio uno psicopatico depravato. Pensai anche a come faceva parlare così bene l’italiano. Evidentemente aveva contatti anche con la mafia italiana.

<<Ma ora veniamo a noi caro Giulio. Domani dovrai cominciare a lavorare per me.>>

Lo guardai perplesso pensando che se mi fossi rifiutato, quali sarebbero state le conseguenze e lui, sempre come se leggesse nel mio pensiero mi disse:
<<Se ti rifiuterai, Mariana passerà tutti i giorni della sua vita a essere scopata da João e tu sarai venduto ai miei amici russi che ti spezzetteranno per bene e venderanno i tuoi organi al miglior offerente. E sicuramente anche la tua deliziosa amante farà la stessa fine, quando João si sarà stufato di scoparla.>>

Mi disse quelle parole con una disinvoltura come se parlasse dello smercio di galline. Guardai il paesaggio delle Favela degradato e chiesi al malavitoso chi mi avrebbe accompagnato nella mia azione.
<<Gabriel oppure Martinez, chiamalo come ti pare ma sono la stessa persona. Sarebbe Gabriel il suo nome, Mariana ti ha preso in giro dicendoti che erano due gemelli. Una delle tante frottole che ti ha raccontato, ti sei fatto proprio prendere per il culo per bene, ah ah ah.>>

“Mariana mi ha preso in giro fin dall’inizio che l’ho conosciuta, ma almeno con me ha provato emozioni che, con te, non si sarebbe mai sognata.”
Pensai, osservando davanti a me, senza mostrare il viso al mio interlocutore, in quanto mi convinsi che egli, oltre a essere un psicopatico, potesse avere il potere paranormale di leggere nella mente delle persone. Arrivò dall’ascensore una bella donna, bionda, occhi azzurri e fisico da modella.
<<Eccola! Ti presento Luda, Luda White. È figlia di una russa e di un inglese. Proviene precisamente dalla Siberia e ti accompagnerà nella Favela insieme a Gabriel. Farete finta di essere due sposini in viaggio di piacere e darete tanti regali ai ragazzini, guadagnandovi la loro fiducia e così il gioco sarà semplice ed efficace. Faccio affidamento su di voi che mi procurerete almeno una decina di giovani in un mese.
È specialista in arti marziali e conosce perfettamente almeno cinque lingue, fra cui ovviamente l’italiano. E mi raccomando Giulio, non fare il playboy con lei perché è una professionista mandatami dai miei amici russi. Come loro omaggio, ho solo io il piacere di scoparla.>>

Da lì, in poi, scopare era proprio al di fuori dei miei pensieri, l’unica mia preoccupazione era quella di sopravvivere.

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