> CAPITOLO 22 < MAGENTA ROSSO SANGUE

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Salvatore Longobucco arrivò in Caserma a Magenta, nel tardo pomeriggio, due giorni dopo l’omicidio di Alessandra Tagliabue.
Attraversando il corridoio che portava all’ufficio del Comandante, incrociò un uomo che assomigliava molto a Giacomo Tagliabue: occhi castani cerchiati come un Panda e naso grosso schiacciato. L’unica differenza che aveva con il padre della prima vittima Alberto era l’evidente calvizia frontale. Quest’ultimo aveva invece capelli folti e brizzolati.
Entrò nell’ufficio di Trezzi e si accomodò su una sedia di fronte la scrivania del Capitano, di fianco al collega Vignati.

<<Mi scuso per non essere arrivato prima. Ho dovuto fare il passaggio di consegne al mio collega Casiraghi, che mi sostituisce per il proseguimento dell’addestramento allievi RIS.>>

<<Ci mancherebbe Maggiore, anzi la ringraziamo per la sua utile collaborazione. È appena uscito Stefano Tagliabue, padre della vittima. Non sono emersi particolari utili all’indagine, purtroppo. La cosa certa è che il killer ha preso di mira i fratelli Tagliabue e per tale motivo abbiamo rafforzato le ronde nei pressi della loro residenza. È ormai acclarato che le loro famiglie sono tutte in pericolo.
Ma siamo ancora in alto mare nell’investigazione perché, a parte la brutta vicenda del capostipite Vittorio Tagliabue, non risultano elementi peculiari che possano far propendere sospetti su persone che covino vendette sui suoi discendenti.>>

Intervenne Longobucco:
<<Stavo proprio pensando a quella brutta storia di Piacenza che, a quanto pare mi coinvolge…a proposito, ha qui l’articolo del giornale che l’assassino ha messo sul cadavere di Alessandra?>>

Il capo RIS Vignati lo pose sul tavolo di fronte a Longobucco. Il pezzo di giornale era in una busta trasparente. Venne raccolto dal Maggiore e osservato per alcuni secondi.

<<L’ articolo sul caso “Atropo” di Monza di qualche anno fa>>, disse Longobucco e aggiunse:

<<Comunque sono convinto che sia questo caso che gli altri, non sono riconducibili a questi delitti del killer mascherato, ma al dramma di quella povera donna suicida che ha coinvolto Vittorio Tagliabue, di cui stavo proprio iniziando a parlarne pocanzi. Devo capire come mai l’assassino vuole che partecipi all’indagine.
Conoscere qualche dettaglio in più riguardo Miriam Maresca, povera minorata mentale, la cui madre era convinta che non si fu impiccata, probabilmente potrebbe illuminare questa oscura indagine. Risalire alle persone frequentate dalla donna a quei tempi.
Se per lei Comandante non è un problema potrei recarmi a Bobbio, piccolo borgo immerso nei Colli Piacentini, dove avvenne la tragedia. Piccolo paese abitato da poche anime ma che potrebbe darci tanti spunti utili all’investigazione.
La povera Miriam, sicuramente, poteva essere seguita da qualche assistente sociale oppure da qualche volontario religioso. Dobbiamo sperare che vivano ancora in quel luogo e che si ricordino della loro compaesana.>>

<<Come no, sono assolutamente d’accordo con lei Maggiore. Anzi se vuole, la farò affiancare da un nostro militare>>, disse Trezzi.

“Caspita! Il Comandante mi ha proprio letto nella mente. Stavo proprio per fargli la richiesta”, pensò Longobucco e disse sorridendo:

<<Grazie Capitano.>>

Il Capo RIS Vignati interruppe il “Fil Rouge” di un innamoramento professionale appena nato fra i suoi due colleghi:

<<Bene Longobucco, la ringrazio molto per la sua piena disponibilità. Adesso le mostro dei reperti emersi dai rilievi sul luogo del delitto.>>

Una serie di oggetti, ben protetti da sacchetti trasparenti, passarono in rassegna sotto gli occhi distratti dell’ex Capo RIS: smartphone, prodotti di cosmesi, boccetta di gel lubrificante… ma un oggetto fece sgranare gli occhi a Longobucco che pensò:

“Un cazzo artificiale?”

Vignati, come se il suo collega l’avesse proprio detto a voce e non solo pensato, confermò:

<<Sì, un cazzo artificiale, ma non è opera dell’assassino, la vittima e Simona Recalcati erano amanti omosessuali. Questo dildo è stato trovato infilato nella vulva del cadavere e il medico che ha fatto l’autopsia ha fatto non poca fatica per estrarlo.
Una cosa certa è che il killer uccide ma non è un maniaco sessuale. Con la sua evidente forza fisica e rabbia è riuscito a squartare, con un solo colpo d’accetta, viso, ossa, e cervello della povera ragazza, come se fosse semplicemente un’anguria. Come le è già noto, l’omicidio è avvenuto in una strada priva di telecamere di sorveglianza e questa volta abbiamo solo la testimonianza della giovane Recalcati che ha visto, a quattrocchi, la nuova maschera del killer. Ecco un identikit…

<<Ma mi pare un personaggio collegato a Shrek?>>, affermò Longobucco.

<<Sì Maggiore, trattasi di Lord Farquaad. >>

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