> CAPITOLO 23 < MAGENTA ROSSO SANGUE

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“Il lieve cigolio metallico dello svitamento del bricco dalla caldaia. Il breve fruscio dell’acqua del rubinetto versata nella caldaia. Il profumo del caffè macinato appena estratto dal barattolo e poi inserito nel filtro. E poi di nuovo il lieve cigolio metallico dell’avvitamento del bricco alla caldaia. La caffettiera è pronta e viene posata sul fornello a gas, facendo un tête-à-tête con un corpo metallico estraneo. Ma un terzo incomodo fra di loro, dal basso, sbuffa una fiamma sulla caldaia. Qualche minuto e poi il gorgoglio del caffè nel bricco, prima tenue e poi più intenso e un lieve fischio annuncia che il caffè può essere versato nella tazza, portando all’olfatto un aroma di stuzzichevole piacere selvatico.”

Antonia si gustava tutti i giorni questo rituale del caffè. Sempre uguale, mai diverso, ma sempre goduto appieno, attraverso i suoi sensi percettivi con esclusione della vista. E ogni volta che Virginia le portava la tazza fumante di aroma nelle sue mani, lei sorrideva, come la prima volta che l’ebbe degustato, con la stessa freschezza di un arcobaleno colorato dopo una tempesta e così come il bellissimo fenomeno naturale, dopo aver bevuto la bevanda, i colori sporadici di gioia sparivano sul suo viso che ritornava ombroso.
E non appena ebbe finito di bere il caffè, la giovane non vedente posava la tazza sul tavolino al suo fianco e Virginia, come di consueto, accendeva la TV. Entrambe le donne stavano sedute sullo stesso divano.
L’apparecchio era per Antonia alla stessa stregua della radio, ma le faceva sentire meno disagevole la cecità, grazie alle descrizioni simultanee dell’assistente, dei personaggi televisivi.
Stavano dando una notizia al TG che destò l’interesse delle due donne:

“È stato reso pubblico, solo oggi dalle forze dell’ordine, per ragioni di segretezza nelle indagini, un omicidio avvenuto tre notti fa nella periferia di Magenta. Il modus operandi, seppur differente per contesto – la vittima è stata uccisa in auto – e luogo dell’omicidio che non era sopposto a videosorveglianza, è il medesimo avvenuto la scorsa primavera perpetrato ai danni di Alberto Tagliabue, sempre a Magenta, ma in centro città: un’accetta come arma e utilizzo di una maschera da parte dell’assassino per non farsi riconoscere. Nel primo delitto una maschera del personaggio cinematografico Shrek, mentre nel secondo quella di Lord Farquaad, sempre dello stesso lungometraggio di cartoni animati. La testimone dell’aggressione omicida, compagna della vittima, che ha fornito l’identikit della maschera, è riuscita a fuggire incolume ma è ancora ricoverata in stato di shock in ospedale.
Il nome della vittima è Alessandra Tagliabue ed era cugina di Alberto, tanto da far dedurre ai Carabinieri che il killer ha preso di mira la dinastia Tagliabue emigrata, molti anni fa, a Magenta, proveniente da Piacenza, loro città d’origine…”

<<Che storia orribile… brrr…>>, disse Virginia e osservò Antonia che non sembrò turbata più di tanto. La non vedente si limitò solo a confermare freddamente:
<<Eh sì, è vero.>>
“E sì, povera ragazza. Tutto sommato, non vedendo, è inevitabilmente indifferente alle cose belle, alle meraviglie colorate della natura, così come anche alle cose brutte, gli orrori sanguinosi, soprattutto degli uomini contro i propri simili. L’inevitabile assoluta aridità emotiva va a braccetto con la sua cecità”, pensò mestamente l’assistente e per alleggerire l’atmosfera un po’ tetra, a causa della brutta notizia di cronaca, coinvolse la padrona di casa nei suoi ricordi:

<<Pensa che ho fatto cinque anni da studente a Magenta. Tutti i giorni avanti/indietro con il Bus da Abbiategrasso a Magenta.>>
<<Ah sì? Che diploma hai conseguito?>>
<<Geometra. Però non mi piaceva. Avevo scelto quel tipo di disciplina perché avevo seguito le mie due amiche del cuore. Però loro fanno il lavoro per cui hanno studiato, invece io faccio l’assistente a te… ah ah ah… >>
Virginia riuscì a fare sorridere un po’ Antonia, ma un’altra notizia al TG destò la loro attenzione:

“Le autorità cinesi annunciano di aver identificato un nuovo coronavirus (CoV) in pazienti di Wuhan (pre-pubblicato 17 giorni dopo). I coronavirus sono un gruppo di virus che causano malattie nei mammiferi e negli uccelli. Nell’uomo, i coronavirus più comuni (HCoV-229E, -NL63, -OC43 e -HKU1) circolano continuamente nella popolazione umana causando raffreddori, a volte associati a febbre e mal di gola, principalmente in inverno e all’inizio della primavera. Due altri coronavirus hanno provocato le epidemie nell’uomo di SARS e MERS. Questi virus si diffondono inalando le goccioline generate quando le persone infette tossiscono o starnutiscono, oppure toccando una superficie dove sono cadute queste goccioline e quindi toccandosi il viso.”

<<Mah, queste cose che stanno avvenendo a Wuhan non mi convincono mica tanto>>, disse Virginia e andò sull’argomento del vicino di casa, esponendo altre perplessità mai risolte:

<<Chissà che lavoro farà Sergio? In questi giorni non è a casa di giorno, per poi tornare a casa alla sera tardi. Ma possibile che non hai ancora avuto il coraggio di chiederglielo? Non sei curiosa?>>

Antonia sbuffò scocciata ma pensò che effettivamente Virginia avesse proprio ragione.

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