> CAPITOLO 25 < MAGENTA ROSSO SANGUE

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(DOPO ALCUNI MESI)

<<Da domani ci sarà il lockdown, ti faccio subito il modulo per venire qui senza problemi>>, disse la dottoressa Vanelli.
<<No no, non c’è assolutamente bisogno Marta, potrei comunque compilarlo benissimo anch’io. Preferisco passare un po’ di tempo in confinamento con Antonia. Lei ha bisogno di me, perché la sua assistente è stata contagiata dal virus Covid19>>, rispose Sergio, stando immancabilmente sdraiato sul lettino nella semioscurità.
<<Ah poveretta, ma non sai in che stato si trova?>>
<<Non è grave, tale da ricoverarla in terapia intensiva.>>

La psicologa scrisse sul suo taccuino:
“La pandemia del Covid19 porta il paziente al senso paterno di responsabilità ed è quindi, tutto sommato, terapeutico per lui.”

<<Ma l’incubo ricorrente lo stai sopportando? Non ti tormenta?>>

<<Sì, è sempre presente nella mia mente e sempre lo sarà, come ti ho già accennato in un incontro precedente. Ma ho bisogno di te per somatizzarlo nel mio inconscio. E così avrò la forza per reagire e continuare nella mia missione.>>

<<Quale missione?>>
“Che domanda stupida e inutile che ho appena fatto! Tanto non me lo direbbe mai, neanche sotto tortura!”, disse a sé stessa Marta Vanelli rimproverandosi.
Infatti Sergio fece finta di non sentire la domanda.

A un tratto, senza preavviso, il paziente ricominciò il suo incubo dal punto dove lo aveva lasciato:

‘… un gradino. Un altro. Il cigolio del legno sotto i piedi nudi che si infila in una pausa del mio respiro di nuovo affannoso. La mano appoggiata sulla ringhiera di legno a poco a poco si tinge della luminosità che piove dall’alto. Mentre sto per imboccare l’ultima rampa, vedo una figura immateriale, sembra un’anima, che si gira e oltrepassa la porta dalla quale proviene una luce intensa, lasciandomi solo per le scale. Così mi faccio coraggio e decido di salire gli ultimi gradini. Davanti a me c’è una porta aperta dalla quale esce una luce vivida e tremolante. Arrivo lentamente sulla soglia, la supero e vengo investito da quella luce che è anche rumore oltre che chiarore. In piedi, in mezzo alla stanza ci sono quattro uomini e una donna. La donna la conosco ed è tremolante, ha paura. Io non riesco a reagire, sono impotente, inerme e vedo come un polipo avvolto intorno alla sua testa a cancellarla per sempre. Da quel viluppo mostruoso di escrescenze carnose due occhi chiari mi osservano supplichevoli, come cercare la sua pietà. Ma non la chiede a me, supplica pietà ai quattro uomini e io sono sempre inerme e impotente. La donna chiede sempre pietà verso i quattro uomini ed è letteralmente terrorizzata. Anche se i suoi occhi continuano a cercare la pietà di chi ha di fronte, un nodo di corda le viene messo intorno al collo e poi viene messa in piedi su una sedia. E io non riesco a proteggerla, sono terrorizzato. La donna ha terminato di soffrire e io urlo per la disperazione. I quattro uomini mi vedono e io scappo via come un codardo, inseguito dagli assassini.>>

Finalmente l’incubo fu concluso da Sergio e non appena Marta Vanelli terminò di scriverlo, ci furono dei secondi interminabili di silenzio assoluto finché:

<<Grazie Marta per il tuo aiuto, non appena terminerà questo lockdown, potrò completare il mio disegno divino. Ti lascio un assegno sulla scrivania che penso ti ricompenserà più che abbondantemente del tuo utile lavoro svolto su di me.>>

E così Sergio salutò la psicologa Marta Vanelli con un addio e se ne andò nella penombra.

Delle gocce di lacrime scesero sulle gote della dottoressa, perché conscia che non avrebbe più vissuto delle emozioni così fruttuose per la sua professione.
Un cuore con la freccia e il nome Sergio venne da lei scritto sul suo taccuino…

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