> CAPITOLO 33 < MAGENTA ROSSO SANGUE

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<<Supidi fratelli Tagliabue! Non hanno voluto dirci tutta la verità sulla brutta vicenda del passato del loro padre Vittorio! Non hanno voluto collaborare e ora si sono ritrovati tutti i loro figli barbaramente trucidati, ad eccezione di Alessia Tagliabue. Imbecilli e incoscienti!>>

Disse sconsolato il Comandante Trezzi che aveva gli occhi infossati e lucidi, ancora di più risaltati, sopra una mascherina protettiva azzurra.
Il Capo RIS Vignati aveva il suo solito sguardo insignificante da professorino, ma se ne guardò bene di fare gli usuali sorrisini da finto simpatico, anche se, col viso coperto dalla mascherina bianca, potevano essere solo intravisti dagli zigomi alzati e le palpebre che si contraevano.
Longobucco era invece il Salvatore Longobucco di sempre, quello degli ultimi anni di carriera: sguardo freddo e imperscrutabile, nonostante tutto.
Anni che avevano conosciuto l’amaro sapore della sconfitta.
Ma in quest’ultimo caso dell’assassino mascherato di Magenta, aveva, impercettibilmente, gli occhi scuri terrorizzati e lo sguardo fisso nel vuoto. E al Capitano Trezzi non passò inosservato:

<<Non vorrei creare allarmismi maggiore, ma è molto probabile che il killer ora avrà gli occhi puntati su di lei e i suoi affetti. Ho qua il suo messaggio, scritto a macchina da scrivere, su un foglio inserito in una busta. Quest’ultima è stata inserita, arrotolata, nella bocca della povera vittima Fabrizio Tagliabue.>>

Il comandante allungò, il foglio racchiuso in una busta di plastica, all’ex Capo RIS che lo prese in mano e lo lesse:

“Caro Longobucco, ora manchi solo tu. Ci vediamo fra non molto all’inferno.”

L’uomo se l’aspettava che il messaggio fosse una conferma di quello precedente, trovato vicino al cadavere di Davide Tagliabue.
Trezzi e Vignati confortarono Longobucco che gli avrebbero messo a disposizione il maggior numero possibile di agenti di scorta.

E venne sera, notte e poi il mattino del giorno seguente. I giorni passarono e continuarono finché il mondo faceva il suo corso, il suo dovere come probabilmente aveva così deciso forse un Dio buono e indulgente. Un Dio che lo aveva creato e popolato di tanti umani a sua immagine e somiglianza. Ma dalle viscere del mondo si contrappose Satana. Un suo figlio che, acquisendo poteri pagani, si oppose e volle prevalere su tutti gli umani e soppiantare il padre, disconoscerlo con ogni mezzo, soprattutto con spargimenti di sangue umano.

L’estate stava terminando e i giovani, le persone anziane, continuarono la loro vita con o senza Dio. Comunque sia, il mondo stava diventando sempre più materialista e meno spirituale, a parte poche eccezioni.

In una notte di fine estate, c’era una calma apparente nell’appartamento di Giacomo Tagliabue che si era appena coricato a letto, dove c’era la moglie Esmeralda già caduta nelle braccia di Morfeo. Anche la figlia Alessia stava dormendo su un letto vicino ai genitori, nella stessa camera matrimoniale. Finché non fosse stato catturato l’assassino mascherato, la giovane donna doveva essere protetta e controllata il più possibile dai genitori, anche se le forze dell’ordine, valutando il modus operandi del killer, escludevano, quasi con la massima certezza, che potesse infierire su di lei.
Passarono alcune ore e anche Giacomo entrò nella fase rem del sonno.
I respiri profondi notturni di tutti i componenti della famiglia, si sentirono impercettibilmente meno intensi: si stava propagando nella camera, del gas narcotico introdotto attraverso la porta semichiusa.

Si svegliò il capo famiglia che stava seduto sul pavimento, appoggiato con le spalle al muro e le mani legate dietro. Aveva la bocca tappata con del nastro adesivo. Anche la moglie, seduta al suo fianco, nelle medesime condizioni, si svegliò osservandolo con sguardo letteralmente terrorizzato.

<<Ehi ehi piccionciniii? Sono qui di fronte a voi, non mi vedete?>>

Marito e moglie, ripresisi dal torpimento del gas narcotico, guardarono verso il lato opposto della camera e videro, nella semioscurità, una figura con al viso la maschera di Shrek che teneva in mano un’accetta. Di fianco a lui c’era Alessia nelle medesime loro condizioni. La figlia osservava i genitori con gli occhi gonfi di lacrime e terrore. Nella camera, urla e pianti smorzati dal nastro sulla bocca, stavano musicando il probabile inizio dell’opera della carneficina familiare.
L’uomo mascherato afferrò l’accetta anche con l’altra mano e prendendo lo slancio, indirizzò la lama verso la testa della giovane donna. In una frazione di secondo, i genitori chiusero istintivamente gli occhi sentendo un rumore metallico inenarrabile. Li riaprirono e videro l’accetta ferma nelle mani del killer a una spanna sopra la testa di Alessia conficcata nel muro.
L’uomo mascherato, abbandonando lo strumento della morte, si avvicinò a Giacomo Tagliabue e gli disse pacatamente:

<<Ascoltami bene ora? Te lo dirò una volta sola: ora ti toglierò il nastro dalla bocca. Azionerò questo audio registratore e tu, sinteticamente, confesserai tutto. Non c’è bisogno che ti spieghi quello che voglio sentirti dire.>>

Il padrone di casa disse tutto sotto lo sguardo sconcertato della moglie e della figlia:

<<Mio padre Vittorio ebbe una relazione con Miriam Maresca. L’aveva conosciuta un giorno, a Bobbio, quando ci andò per stipulare un contratto di fornitura con un cliente interessato all’acquisto di piastrelle.
Era una bella e giovane donna ma era autistica. Quando ritornò dopo un mese per concludere il contratto, ci ritornò insieme ma venne a sapere che era incinta. Così, in gran segreto, la fece partorire in una clinica privata di Piacenza e la bambina la affidò a un convento di suore di Macerata. Ma Miriam era autistica ma non stupida anche se, ai tempi, come malattia non era molto conosciuta, soprattutto nei piccoli paesi sperduti. La giovane donna minacciò mio padre che se non le avesse ridato la figlia lo avrebbe denunciato.
Così Vittorio, convinse me, figlio maggiore, e miei tre fratelli di tendere a Miriam un’imboscata a un cascinello nella periferia di Bobbio. Le aveva fatto credere che lì avrebbe incontrato la figlia. Invece incontrò la morte: nostro padre Vittorio e tutti quanti noi quattro figli, le abbiamo messo un cappio al collo e forzatamente messa su una sedia. Tolta la sedia sotto i piedi, la donna morì in pochi secondi… >>

L’uomo mascherato raccolse l’audio registratore da terra. Lo mise in tasca e ne estrasse un altro dall’altra tasca e disse sempre con tono pacato:

<<Ora azionerò questo è mi dirai tutto di Andrea Rinaldi, il Capo RIS di Parma che fece i rilievi sul luogo dove fu trovata impiccata la povera Miriam Maresca…>>

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