CAPITOLO 5 – BLOODY FACEBOOK…LE ORIGINI

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<<Perdonami Andrea se non mi sono ancora presentato: mi chiamo Bond, Federico Bond.>>
La prostituta ridacchiò e disse:
<<Proprio come Bond, James Bond?>>
<<E sì, proprio così>>, rispose l’uomo sorridendo e continuò:
<<Bond non è un soprannome, è il cognome di mia madre inglese. Guarda che ora ti devo presentare il mio collega e amico del cuore. Non ti preoccupare perché lui è molto riservato e rispetta la privacy altrui.>>
<<Okay, tranquillo, già mi fido ciecamente di te, hai rischiato la vita per me. Sei un angelo.>>
Scesero dall’auto ed entrarono nell’ufficio che dava sulla strada.
Sull’insegna c’era la scritta “Studio informatica Engineering k2”.

Federico varcò la soglia per primo e salutò il suo collega:
<<Ciao zio, tutto bene?>> e lanciò la sua giacca sull’attaccapanni posto a circa tre metri dall’ingresso e, come ogni mattina, puntualmente mancò l’aggancio. La giacca poteva rimanere in terra anche per tutta la giornata lavorativa.
Intanto la giovane donna lo seguì entrando.
<<Ti presento Andrea. È una giovane rumena che sto aiutando, poi ti spiegherò. Andrea, ti presento il mio amico Gabriele.>>
<<Ciao Gabriele>>, disse la prostituta facendo un cenno di saluto con la mano che venne contraccambiato con un mugugno.
<<Non farci caso Andrea, Gabriele è molto timido, soprattutto con le donne.>>

La donna annuì sorridendo e notando che l’amico di Bond teneva sempre lo sguardo rivolto verso il monitor del PC ed era impegnato a digitare sulla tastiera come un forsennato.
Era così concentrato su quello che stava facendo, che non si asciugava nemmeno le gocce che colavano dal suo naso aquilino. Ogni tanto si prendeva qualche secondo di pausa, passandosi entrambi le mani sui suoi capelli radi, unti e pieni di forfora.
<<Ora ti chiamo un taxi e corro subito in bagno, perdonami, ma me lo sto facendo addosso. Tu cara non devi andare in bagno?>>
<<Sì Federico, ma fai pure con comodo, poi favorisco anch’io.>>

Intanto Andrea si avvicinò a un metro da Gabriele, ma lui continuava a lavorare come se la ragazza non esistesse.
<<Se vuoi ti posso fare pompino, visto che il tuo amico non l’ha voluto. Volevo sdebitarmi.>>
Finalmente l’uomo smise di digitare sulla tastiera. Osservò l’ospite con occhi da pesce lesso, si accarezzò la barba rossiccia e le disse:
<<No, sono gay!>>
<<Oh scusami, che figura!>>, disse la prostituta coprendosi il volto con le mani.
<<Ma quale figura! Sono gay, mica ammalato!>>, disse Gabriele scuotendo la testa.
Bond uscì dal bagno e mentre Andrea gli passò di fianco per andarci anche lei, notò che la donna aveva il volto rosso.
<<Ma che le hai fatto?>>, chiese Federico all’amico.
<<Niente, lasciamo perdere>>, rispose Gabriele scuotendo di nuovo la testa.
Arrivò il taxi e la prostituta lasciò, dopo aver bevuto un caffè al volo, un foglietto a Bond con scritto il numero di cellulare e indirizzo della sua dimora, qualora avesse avuto voglia di un pompino.

Federico si sedette alla sua scrivania e accese il computer che completò il boot di avvio in pochi secondi e, subito, automaticamente si aprì un programmino jingle creato appositamente da lui.
Suonava la musichetta allegra “Asereje” delle Las Ketchup quale sottofondo di un breve cartone animato. Il cartoon consisteva in un balletto di una simpatica mucca rosa a chiazze nere, che indossava una gonnella hawaiana, verde, tutta cinturata di banane. In pratica, questo jingle era il suo pretesto per dare uno start allegro alla sua giornata. Gabriele era una persona troppo rattristante come compagno di lavoro ma un ottimo mulo di programmazione software; al contrario Federico era un ottimo analista che capiva al volo le esigenze del cliente. E lo zio sapeva già come svilupparle a testa bassa. Costituivano un’ottima coppia da “guerra informatica”. Erano amici, colleghi e anche soci. Loro due, da soli, erano l’impresa di programmi informatici. Bond, prima di cominciare a lavorare, aveva voglia di svagarsi un attimo e così cliccò sopra l’icona Facebook e si collegò al suo account personale. Fece scorrere i post mettendo qualche like e commento ai soliti amici più simpatici e che solitamente interagivano con lui. Entrò poi nel “Gruppo Cigno Bianco”. Lui era il creatore e amministratore di questo gruppo chiuso da parecchi anni.

Un tempo l’aveva cancellato ma poi riaperto, quando finì la brutta faccenda del caso “Atropo” delle forze dell’ordine che lo avevano coinvolto in prima persona.


Lesse un po’ di post dei membri, prima di sbloccarli per la visione nel gruppo. La maggioranza erano tutte opinioni sull’attacco della Russia in Ucraina.

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