>CAPITOLO 17< GREEK LOVE

Greek Love – L’Amore Greco – Chapter 17

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Stavo ancora sognando ma non a occhi aperti, stavo dormendo e sognando. Nuovamente su Giulio e Dímitra. Eravamo nel Museo Archeologico Nazionale e loro, incuranti della gente presente e di me, si baciavano con la lingua. Stavano in piedi davanti a una maschera dorata di cui io non conoscevo la natura. Io stavo dietro di loro che sempre incuranti, di me e degli altri, si palpeggiavano a vicenda dappertutto. A un certo punto mio padre calò i calzoni e le mutandine di Dimitra che rimase completamente nuda dalla vita in giù e lui, con una mano le toccava le natiche e con l’altra le accarezzava il pube. Poi, mentre Giulio stette per abbassarsi i calzoni, il sogno svanì perché mi svegliai di soprassalto a causa dei versi di godimento femminili provenienti da una camera vicina. Aprendo gli occhi mi accorsi che non era più notte, perché entrava la luce solare dall’esterno, attraverso lo spazio delle tende che erano state evidentemente aperte, quasi completamente, da qualcuno. E quel qualcuno era identificabile in mio padre, perché notai che non era più coricato sul suo letto. I versi di godimento continuavano, a intervalli di qualche minuto per poi continuare per parecchi secondi. Stando sempre sdraiato a letto, vidi che le porte dei bagni erano aperte e pertanto Giulio non era lì e quindi era uscito.
“Porca vacca stai a vedere che quel porcello di mio padre si sta scopando Dimitra, di buon mattino”, pensai e così mi alzai dal letto, raccolsi i fazzoletti di carta sporchi che avevo gettato in terra nella notte precedente, per poi andare in bagno e gettarli nel cestino.
Alzai la tavola del water e mi misi a pisciare. L’urina scendeva direttamente nel buco e intanto pensavo che sicuramente Giulio infilava il suo pene in un buco migliore, in quello morbido vaginale della sua amica. E i gemiti di passione continuavano imperterriti e sembrava che fossero all’atto finale perché il lasso di tempo era superiore rispetto al precedente. Scrollai il pisello, tirai l’acqua e iniziai a eccitarmi inevitabilmente.

Tirai giù la tavola del water e non tirai su però le mie mutande. Il mio pisello era duro come non mai. In quel momento mi feci pena a me stesso perché desideravo essere al posto di mio padre e, per meglio immedesimarmi in lui, appoggiai l’orecchio al muro per sentire maggiormente magari qualche altro rumore particolare. Io che avevo sempre giudicato Giulio per le sue fissazioni sul sesso e le donne, in quel momento volevo essere al suo posto e
per questo motivo mi vergognavo come un verme. Ma Dimitra e la sua Grecia avevano acceso in me una passione erotica che evidentemente era insita nel mio spirito e nel mio corpo. Sentii anche chiaramente degli schiaffi e pertanto intuii che mio padre si stesse scopando, la mia futura potenziale nuova mamma, a pecora e procedeva pertanto con colpi di fianchi poderosi e simultaneamente a pacche secche sulle chiappe femminili. Eh sì, in quel momento volevo essere al posto di Giulio e così mi accontentai ancora di un bel segone. Capii che l’atto sessuale stava volgendo al termine, dalle urla sempre più intense e più frequenti. Per velocizzare la mia masturbazione e la conseguente eiaculazione, mi versai del sapone liquido sulle mani e me lo sparsi sulla punta del pene infuocato. A un certo punto, un verso di godimento maschile mi fece capire che lo “spettacolo sessuale” era giunto al termine e feci uno sforzo per venire; con fatica perché avevo, in meno di venti ore eiaculato già due volte. Finalmente il godimento arrivò. Depositai il mio sperma nel lavandino e mi pulii. Corsi, subito dopo, a letto e mi coprii con il lenzuolo fino alla testa facendo finta che stavo ancora dormendo.

Mio padre rientrò in camera fischiettando un motivetto a me sconosciuto.
Aprì completamente le tende e mi scoprì il corpo tirando indietro il lenzuolo con irruenza:
“Su dai dormiglione! Svegliati che oggi ci attende una bella giornata!”

Feci la recita memorabile di svegliarmi scocciato e pensai:

“Eh sì papà, per te è già cominciata bene!”
E meditai che dovevo assolutamente cominciare a fare sesso con una donna. Non potevo andare avanti ancora per molto “a seghe”.

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