CAPITOLO 3 – BLOODY FACEBOOK…LE ORIGINI

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“Ciao caro figlio, mi manchi tanto. Ho saputo da Adrian che state tutti bene. È stato lui a telecomandare il drone Atropo fino a te. Se non l’hai già trovato, scruta di nuovo nella tasca dello stesso poiché c’è un biglietto su cui è scritto un recapito fermoposta di Milano. Mi raccomando di provvedere, subito domani, a impacchettare bene il drone e depositarlo lì. Inoltre, la chiavetta USB, devi assolutamente distruggerla immediatamente dopo la visione di questo filmato. Mi sembra ovvio che non deve sapere nessuno di questa mia videoregistrazione…”

Federico Bond mise in pausa il video e si asciugò col fazzoletto le lacrime grondanti sul suo viso e soprattutto gli occhi che erano troppo acquosi per poter vedere. Attese qualche secondo facendo un grosso sospiro e avviò nuovamente il video. Suo padre Andrey Bykov stava assiso su una sedia nella semioscurità. Si intravedeva dietro di lui una scaffalatura metallica spoglia. La tenue luce di una vecchia lampada a stelo, evidenziava barba folta e grigia su tutto il viso. Anche i capelli erano grigi ma cortissimi, a spazzola. Indossava una giacca mimetica verde scuro.

“…Sono fuggito dall’Italia ed eccomi qui, in questo angusto locale di uno scantinato. Mi trovo in una casa nella regione del Donbass in Ucraina, precisamente a Mariupol. Il giorno seguente al parto di Rebeca, dove mi hai intravisto per l’ultima volta nella clinica, ho salutato il fido Adrian al parco di Monza e sono subito partito. Il tuo amico fraterno russo non l’hai più rivisto ma vigila intorno a te e tutti i tuoi affetti. Non gliel’ho chiesto, ma ormai dovresti conoscerlo meglio di me, è fatto così, mi è riconoscente a vita. Tanto è vero che ha anche deciso di fare la spola tra l’Italia e l’Ucraina, prendendosi molti rischi. Eh sì, devo comunque dire che è grazie a lui se sono sopravvissuto, purtroppo solo io, poi ti spiegherò.

Mi mancano molto anche i miei piccoli nipoti, siete stati molto carini a dargli il mio nome al maschietto e Agata alla sorellina. Li ho visti giusto pochi secondi, eppure mi sono innamorato perdutamente di loro. Se devo essere sincero avrei preferito morire piuttosto che fuggire dall’Italia come un ladro qualunque ma ora, non ci sei solo tu Federico a cui pensare, anche i tuoi figli.
Per giungere a Mariupol ho preso il treno della linea ferroviaria Milano – Varsavia – Kiev e poi un bus. Arrivato alla fermata della capitale polacca, nonostante fosse primavera, l’umidità e la nebbia erano tali che s’era fatto giorno a fatica; dai finestrini del vagone era difficile distinguere alcunché a dieci passi a destra e a sinistra. Sono saliti sul convoglio vari passeggeri che lo hanno affollato. Gente desiderosa di ritornare a casa, in patria: operai, uomini d’affari, donne e bambini. Ho anche identificato contrabbandieri, perché, come ben sai, in gioventù, sono stato una spia del KGB e, anche ora lo sono, agli ordini del SVR di Putin. Prima di tornare a Mosca e mantenere l’anonimato, per non incorrere di essere arrestato da un mandato internazionale dall’Italia, sono stato praticamente costretto a una mia ultima missione di spionaggio: scovare le frange naziste più pericolose, appoggiate dal governo ukraino e fare rapporto al mio governo russo. Come copertura ho un passaporto falso in cui c’è scritto che sono un professore di storia in una scuola di Mariupol.

È dal 2013 che una serie di violente proteste pro-europee hanno costretto Viktor Janukovyč (l’allora presidente ukraino) ad abbandonare il paese nel 2014. Le manifestazioni hanno infuocato Kiev e il paese e il caos politico creatosi è diventato il terreno di cultura di numerose organizzazioni dichiaratamente neo-naziste, che hanno gettato un cono d’ombra su Euromaidan. Quest’ultimo ha dato inizio alle manifestazioni in piazza Maidan a Kiev e sono diventate le proteste pubbliche più estese dai tempi dell’indipendenza dell’Ucraina. Anche a causa delle defezioni dell’esercito regolare, alcune organizzazioni para-militari di estrema destra – come il reggimento operazioni speciali Azov – sono state assoldate per contrastare i sostenitori filo-russi, commettendo, secondo l’OSCE, crimini di guerra e numerose torture. Il contesto socio-politico si è aggravato ulteriormente con la strage di Odessa del 2 maggio 2014, compiuta secondo gli osservatori dai neonazisti di Pravyj Sektor, ai danni di manifestanti anti-Euromaidan, in circostanze mai del tutto chiarite.



Comunque, tornando al viaggio che mi ha portato qui, tante persone che sono salite sul treno erano stanche. Alcune con occhi appesantiti e altre infreddolite per l’umidità insolitamente invernale di quel mattino. Ho notato visi pallidi, giallastri, del colore della nebbia.
Ma poi è salita una donna bellissima, che è entrata nel mio stesso scompartimento e si è seduta di fronte a me. Il suo nome era Agata, polacca ma di origini ucraine.

Il destino ha voluto che si chiamasse proprio come la mia prima adorata figlia, sì, proprio come la tua sorellastra e ora tua figlia. La figura di Agata convive completamente nelle nostre vite, caro Federico.

Aveva capelli rossi, occhi verdi, pelle bianchissima e leggermente lentigginosa. Labbra sottili che però le donavano un sorriso molto simpatico e delicato. Colta e affascinante, di professione archeologa.
Non pensavo, caro Federico, di incontrare un’altra donna nella mia vita che mi rapisse il cuore come tua madre Elisabetta.
Ora ti devo lasciare perché mi suona il cicalino. É la mia sentinella fidata che sta all’esterno.
Mi segnala di nascondermi nel ripostiglio segreto. Sta arrivando una ronda di soldati ucraini… “

Federico Bond spense il PC ed estrasse la chiavetta USB.

“Porca vacca, sono felice di aver appreso che mio padre è ancora vivo ma allo stesso tempo molto preoccupato per lui. Si è cacciato in un bel casino, tanto per cambiare!”
Pensò Federico Bond.

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